Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

venerdì 3 settembre 2010

IL DOLCE AMBIDESTRO

 Il lancio di Danny McLain arrivò alto e interno. Con la grazia infinita di un artista il corpo di Mickey Mantle si avvitò su se stesso. La mazza incontrò la pallina con un perfetto crash. Decollò  alta e lontana. I tifosi si alzarono bruscamente con un boato di gioia e di stupore mentre The Sweet Switcher completò il giro delle basi per il suo fuoricampo N°536. Fu quello l'ultimo ruggito nei 18 anni di carriera di Mantle?. Smetterà di giocare o trascinerà il suo corpo martoriato per un'altra stagione?. Giocare o non giocare?. Il pensiero dilaniava la sua mente. "Non penso che potrò giocare ancora", disse Mantle a Dick Young  del New York Daily News. "La cosa più brutta è che non riesco più a battere come voglio. Mi sento bene, le mie ginocchia e le gambe stanno meglio rispetto agli ultimi anni, ma non ho più i riflessi di un tempo". La storia di un probabile ritiro di Mantle riempì le pagine dei giornali il giorno dopo. Sono passati 19 anni da quando Casey Stengel disse: "Abbiamo un ragazzo che brucierà i capelli dei  lanciatori con le sue battute. È ambidestro, corre come una lepre impaurita e possiede un braccio come una catapulta. Viene  dalle miniere  di  zinco in  Oklahoma, è  timido, di poche parole ma può battere correre e tirare". Non è facile per un 20enne che non è mai stato ad est del Mississippi, che guardava film western e sognava ampie distese incorniciate da profondi e variopinti orizzonti. Ma il coraggio che albergava nel suo spirito non era secondo a nessuno. Quel coraggio gli ha permesso di superare il dolore per la morte prematura del padre e di due suoi fratelli a causa di una forma tumorale, il linfoma di Hodgkin. Quello stesso dolore gli fece pensare che non avrebbe mai visto l'alba dei suoi 40 anni. L'amore per il gioco gli ha consegnato quelle ampie distese riempiendo il vuoto all'esterno centro lasciato in eredità da Joe DiMaggio. I suoi fuoricampi non erano solo lunghe volate. Nel 1953 Mantle spedì la pallina a 565 piedi fuori dal Griffith Stadium, il  più lungo  nella  storia  delle  Majors. Quando spedì la pallina a 502 piedi sopra l'esterno centro dello Yankees Stadium, il vocabolario del baseball si arricchì di una nuova voce: Tape Measure Homer. Giorno dopo giorno la stella di Mantle brillava sempre più in alto nonostante la sua abitudine di rompere le mazze contro il muro del dog-out dopo aver subito uno strike-out. Ma i suoi modi bruschi erano dettati dall'esigenza di voler giocare il miglior baseball possibile. Questa esigenza si concretizzò nel 1956  vincendo la Tripla Corona. Nel frattempo gli onori si riversarono su di lui come una cascata d'acqua trasformandolo nell'eroe d'America e nel simbolo di ogni persona, il padre di tutti i figli e il figlio che ogni madre avrebbe sognato di avere. C'è solo un Mickey Mantle, il suo ruvido carattere era in competizione con i suoi ripetuti infortuni dovuti ad una malattia che gli rendeva le ossa fragili. Ciò nonstante, riusci a giocare 2401 partite, più di ogni altro Yankees. Un giorno, bussò alla porta dello spogliatoio un biondo e magro personaggio. "Dov'è lo SWEET SWITCHER?, chiese il signore con una punta d'invidia. Altri non era che il Duca di Windsor, Edoardo VIII D'Inghilterra. Quando il Lord  vide Mantle, gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla dicendo "Ho sempre desiderato conoscerti". Se Mantle  fosse stato un Re, e nella sua mano avesse stretto una spada, lui sarebbe Sir Mickey Mantle, il nobiluomo del baseball. Racconta l'attore Billy Crystal. "Era il Maggio 1963, mio padre mi portò allo Yankees Stadium. Era tutto esaurito, la folla delle grandi occasioni. Tutt'intorno si respirava l'odore degli hot dog, e c'era un brusio di sottofondo come una strana atmosfera, come se qualcosa di straordinario stava per accadere. Quando Mantle si avviò verso il box di battuta era come l'oceano che avanzava. Il brusio crebbe diventando fragore. Lo stesso fragore si trasformò in un rombo di tuono quando lo swing di Mantle fece volare la pallina tanto in alto da mescolarsi col bagliore del sole, tanto in alto da sbattere contro la facciata dello stadio sopra l'esterno destro, tanto forte che la pallina rimbalzò a metà strada tra il sacchetto di seconda e la zona dell'esterno. Non si vedeva dagli anni 20', dai tempi di Babe Ruth". "Quando batto giocherei per niente, quando non batto ogni soldo che prendo mi fa sentire come se l'avessi rubato", disse M. Mantle. "Mickey Mantle possiede il più intelligente corredo muscolare che abbia mai visto", affermò Casey Stengel.