Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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domenica 12 settembre 2010

33 INNING NELLA STORIA

Gli appassionati, tifosi di Nettuno e di tutta Italia, ricordano certamente l'imponente 1° base di nome Russ Laribee, ex Boston Red Sox, che nell'82 realizzò un record di 24 homer su 40 partite. Fu una performance di assoluto spessore tecnico che portò Russ a diventare un vero idolo presso i tifosi di Nettuno. Il suo swing, letteralmente letale, faceva volare la pallina alta e lunga oltre la recinzione del vecchio campo Comunale. Pochi sanno però che Russ è stato protagonista della partita più lunga di tutta la storia del baseball professionistico Americano. Ecco il resoconto. Ai confini della realtà.

R.Laribee alla battuta.Il catcher è C.Stimac
Sabato, 18 Aprile 1981, McCoy stadium in Pawtucket. Si affrontarono due squadre di AAA, i Pawsox, della franchigia dei Boston Red Sox, contro i Red Wings, squadra affiliata ai Baltimore Orioles. Cal Ripken Jr. giocava 3°base. Alla nona ripresa Russ Laribee ottenne un RBI con una lunga volata di sacrificio che portò i Pawsox al pareggio, 1 a 1. Da quel momento iniziò la più lunga maratona che il baseball professionistico abbia mai conosciuto. Per statistiche e aneddoti, questa partita è stata immortalata a COOPERSTOWN, dove si trova il Museo del baseball. La gara venne interrotta nella parte alta della 33esima ripresa, dopo circa 8 ore e un quarto di gioco. Iniziò alle ore 20, con mezz'ora di ritardo per un problema alle luci e alle 4 e 09 del mattino seguente, l'arbitro sospese la partita. La data, per continuare l'incontro, fu fissata per il giorno 23 di Giugno, due mesi dopo. Le due squadre entrarono in campo pronte per iniziare la parte bassa della 33esima ripresa sul punteggio di 2 a 2. Dopo tutta quella maratona ci vollero circa 18 minuti per decretare la vittoria di Pawtucket. Punteggio finale: 3 a 2. Ci fu un momentaneo vantaggio dei Red Wings alla 21° ripresa, ma Pawtucket pareggiò nella parte bassa della stessa ripresa con una valida di Wade Boggs. Alla 32° ripresa con 2 eliminati e corridore in seconda, i Red Wings ottennero una battuta valida verso la parte destra del campo. Il corridore, diretto a casa base, diede l'impressione a  tutti di essere in grado di segnare il punto. Ma l'esterno destro di Pawtucket "sparò" uno strike verso casa base riuscendo ad eliminare l'accorrente avversario di appena mezzo metro. Il giorno 23 di Giugno, M.Barrett, futuro MLB con Boston, ottenne di diritto la prima base dopo essere stato colpito dal lanciatore. In seguito, raggiunse la 3° base grazie ad un singolo di C.Walker. Inspiegabilmente venne data la base intenzionale a Russ Laribee, e con le basi piene, Dave Koza ottenne il singolo della vittoria. Di seguito vi mostro il tabellino della partita con tutti gli aneddoti, le curiosità e le stranezze. È un qualcosa da non perdere per originalità.
Tempo totale dell'incontro: 8 ore e 25 minuti.
Totale eliminazioni 195. I Pawsox ne effettuarono 99.
Totale at-bats 219, di cui 114 da parte dei Pawsox.
Totale strikeouts 60. Rochester ne ottenne 34.
Più strikeouts subiti da un giocatore in una partita: 8. R.Laribee, record.
Più at-bats 14: D.Koza e C.Walker, (Pawsox).
Più apparizioni in battuta: 15: T.Eaton, C.Ripken, D.Williams, (Rochester).
D.Williams, (Rochester), terminò a 0 SU 13, mentre D.Koza (Pawsox) ottenne più valide di tutti: 5.
53 corridori rimasti in base: 30 da parte della squadra di Rochester.
I pitchers fecero un totale di 1882 lanci.
Steve Grilli, padre di Jason, non faceva parte della squadra, ma venne acquistato proprio il giorno prima della ripresa della partita. In seguito fu il lanciatore perdente. Jim Umbarger, (Rochester), lanciò 10 riprese senza subire punti.
I lanciatori affrontarono un totale di 246 battitori.
Durante la partita vennero usate 156 palline. Alle 4 di mattina c'erano 17 tifosi, dei 1740 iniziali. Alla ripresa dell'incontro, il giorno 23 giugno, c'erano circa 6.000 tifosi compreso vari broadcasters dal Giappone e dall'Inghilterra. La notizia aveva fatto il giro del mondo e Pawtucket in seguito entrò nella Hall of Fame. Durante la gara, i giocatori accesero un fuoco nel dog-out a causa del freddo, usando mazze rotte e lattine vuote di varie bevande. Il manager di Pawtucket, Joe Morgan, venne espulso alla 22° ripresa. Più tardi, la moglie gli telefonò chiedendogli dove si  trovava. Joe le disse che stavano giocando ancora. Irritata, la moglie replicò: "Come cacchio fate a giocare ancora se mi stai rispondendo al telefono?". Sorte peggiore capitò al lanciatore Louis Aponte di Pawtucket. Quando arrivò a casa, ebbe una discussione animata con la moglie, che non lo fece entrare e gli chiuse la porta in faccia perchè convinta che il marito fosse stato in giro tutta notte ad ubriacarsi. Il povero Louis ritornò al campo e dormì negli spogliatoi. Poi ci fu l'arbitro capo Jack Lietz. INCREDIBILE!. In quel periodo c'era la regola che impediva di iniziare un inning dopo le 12,50 AM. Alle continue insistenze, da parte dei tecnici, di sospendere la partita, l'arbitro disse: "Non sapevo che nel baseball c'è la sospensione per la merenda". I dirigenti cercarono allora di contattare il pres. della lega, Harold Cooper. Dopo le continue telefonate finalmente, poco prima delle 4 AM, Cooper rispose e disse di interrompere la gara. L'arbitro,  precedentemente, aveva consultato il manuale e per problemi tecnici e di stampa, il capitolo riguardante le sospensioni degli incontri era stato omesso. (quando si dice "il destino!"). Bill George, lo scorer, si trovò senza carta e per continuare usò penne con diverso inchiostro per delineare e separare gli innings. Chi ha visto lo scorer della partita giura che non si capisce niente, sembra una sorta di disegno psichedelico. Anche questo foglio è conservato nella Hall of Fame. Dave Huppert, il catcher di Rochester ricevette per ben 31 inning. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: "Ecco come acquistare uno "squat" permanente". "Si poteva sospendere la partita con 2 parole. Buon  senso!", disse in seguito il manager J. Morgan di Pawtucket, ma non c'è buon senso quando si scende in campo. C'è soltanto la meraviglia e la follia di essere parte di un pazzo, pazzo universo, infinito come quello del baseball.
Lo score card della partita

sabato 11 settembre 2010

ONCE WERE BALLPARKS

Ebbets Field, 9 Aprile 1913. Nasce una delle più belle storie che mai come prima aveva coinvolto così da vicino un campo, una squadra, un pubblico. Una vera storia d'amore, durata oltre 40 anni e che terminò talmente male che la Corte di New York affermò che fu l'avvenimento più infame nel corso della storia dello sport. Ebbets Field nasce in un quartiere di Brooklyn, chiamato Pigtown, una grande discarica piena di maiali che si cibavano a sazietà. L'aria era irrespirabile e la zona era territorio di sbandati, delinquenti, vagabondi, il frutto di povertà e miseria dilagante. Nel 1912 iniziarono i lavori di costruzione al costo di $750.000, dopo che Charlie Ebbets acquistò quel terreno. Completato in meno di un anno, lo stadio diventerà la casa comune di gente che non aveva casa, di bambini senza tetto, di persone serpeggianti nel quartiere di Brooklyn, dove il dramma e la disperazione venivano consumati quotidianamente. Ebbets Field era un paradiso, una luce nelle tenebre della sofferenza, un alito di vita e di speranza per tutti, legati per sempre intorno ad una squadra, I Brooklyn Dodgers. Ebbets Field diventerà teatro delle più belle pagine della storia del Baseball, un punto di riferimento per l'era dorata del gioco, un testimone delle più avvincenti partite di baseball mai disputate. In data 15 Aprile 1947, all'Ebbets Field, esordì in Major League per la prima volta un giocatore di colore, Jackie Robinson, frantumando così le rigorose leggi razziali del tempo, che impedivano ai "colored" di giocare nella Grande Lega. Il 26 Agosto 1939, Ebbets Field fu il teatro, per la prima volta, di una diretta televisiva durante il doppio incontro fra Brooklyne Cincinnati. Brooklyn vinse la prima gara per 6 a 2, e perse la seconda per 5 a 1. L'aspetto estetico dello stadio, era una attrattiva per la gente, specialmente l'ingresso, detto a "rotunda" fatto completamente in marmo italiano. Tra l'esterno destro e quello centrale, vi era una porzione di campo visibile attraverso una rete metallica, dove si raggruppavano i bambini per vedere la partita. All'Ebbets Field, i Brooklyn Dodgers vinsero le semifinali nel 1941, 47, 49, 52, e 53, solo per perdere sistematicamente dai rivali Yankees, che si aggiudicarono le World Series in tutte e 5 le edizioni. All'ormai rituale entusiasmo di inizio stagione, prendeva posto la delusione di essere sempre sconfitti in finale, un percorso tanto comune che lo slogan dei tifosi, "Wait'til next year!", echeggiava nelle strade di Brooklyn. Finalmente quell'anno arrivò, era il 1955, e l'Ebbets Field registrò l'unica World Series nella storia vinta dai Brooklyn Dodgers. Nel 1956 gli Yankees vinsero ancora. Don "not so good" Larsen, ottenne l'unico perfect game nella storia delle World Series. Ma il dramma era alle porte. Tanta sofferenza e tanta gioia avevano creato un forte legame tra squadra e tifosi al punto che, donazioni anche di cibo venivano fatte tra tifosi e giocatori. Questi ultimi, visti come autentici eroi, non potevano nemmeno passeggiare per le strade perchè venivano letteralmente presi d'assalto dalla gente per avere autografi. Walter O'Malley, nuovo proprietario della squadra, voleva uno stadio nuovo e più capiente nella zona di Atlantic Yard a Brooklyn. Le autorità invece volevano un nuovo stadio vicino al Queens, dove c'è l'attuale Citi Field, ex Shea Stadium. Le due parti non raggiunsero un accordo e O'Malley decise di trasferire la squadra in California, a Los Angeles. Sempre nel 1957, un'altra squadra di New York, i Giants, annunciarono il trasferimento sempre in California, però a S.Francisco. La "GRANDE MELA", venne cosi' privata di due delle più forti squadre della storia, lasciando la popolazione nella disperazione più profonda. Una esaltante storia d'amore che termina con il più infame degli abbandoni. Quando, il 23 Febbraio 1960, Ebbets Field venne demolito, crollarono i sogni e le speranze di tanti tifosi che videro sbriciolarsi ogni desiderio di allontanare una realtà di affanni e privazioni. "Lets we forget!...Lets we forget!" così titolarono a caratteri cubitali i giornali.

                                                              2 Aprile 2010 Parma

Non ci sono luci in Viale Piacenza, non si sente la voce dello speaker e nemmeno quella dei tifosi. Il buio e il silenzio sono i padroni del campo. Un tempio è crollato ed ha consegnato alla storia tanti ricordi, tanti campioni e tanti successi del periodo dorato del baseball in italia. L'Europeo di Parma è stato di tutti noi, che abbiamo giocato e che abbiamo assistito, un meraviglioso teatro dove il legame tra il pubblico e i giocatori era vivo, solido e non si divideva, perchè accomunati dallo stesso traguardo. Quando crolla un Ballpark, è la nostra casa, perchè solo nel baseball si raggiunge un traguardo comune, solo nel baseball si vince toccando casa.


L'esterno destro era pattugliato dalle capre di montagna, così erano chiamati i giocatori, non certo per la barbetta al mento ma perchè il prato dell'esterno destro si innalzava di circa 8 mt rispetto casa base, iniziando questa salita appena dopo la prima base. La collina venne spianata per una larghezza di 3 mt dopodichè continuava a salire. I giocatori si posizionavano  su questo piano. Alle loro spalle, proprio al limite del terreno pianificato, era stata tirata una corda che rappresentava il limite del fuoricampo. Dietro la corda vi era ancora la salita dove i tifosi si accalcavano quando le tribune erano completamente esaurite nei loro 7.000 posti a sedere. Da casa base alla corda la distanza era di poco inferiore agli 80 mt.(235 feet). Al centro esterno vi era un enorme tabellone distante 130 mt. da casa base e all'esterno sinistro la distanza era di quasi 100mt. Questo è il campo denominato La Cava di Zolfo, il più curioso, originale e affascinante ballpark degli Stati Uniti, tanto unico da essere riconosciuto col nome di The Dump, La Palude. Costruito a Nashville nel 1870 col nome di Athletic Park, in seguito venne chiamato Sulphur Dell perchè si trovava nei pressi  di una sorgente di zolfo e sale trafficata da bisonti, cacciatori e pellerossa. Ogni tanto il campo era soggetto agli straripamenti del vicino fiume Cumberland River e per questo, venne soprannominato La Palude. Diverse sono le squadre professionistiche che vi hanno giocato tra cui i Brooklyn e i Giants. Per giocare a Sulphur Dell occorrevano lanciatori mancini ed un line-up con più battitori mancini possibile. I battitori destri, per sfruttare l'esigua distanza da casa base all'esterno destro, erano soliti eseguire uno swing col tentativo di battere la palla in quella direzione con la tecnica denominata in and out swing. Ciò portava delle anomalie nella meccanica della battuta. Ad esempio ci fu un giocatore, Bob Lemon, che vinse la classifica dei fuoricampi con 64. Gli venne offerto un contratto per andare in Major League con i Cubs e in due anni ottenne una media battuta di .178 con 0 homer. Il campo di Sulphur Dell è anche testimone della morte del primo giocatore professionista della storia. Si chiamava Louis Henke. Dopo aver battuto una palla a terra si scontrò violentemente col prima base. Fu portato all'ospedale dove morì a causa del fegato spappolato. Sulfur Dell rimane ancora oggi uno dei campi più affascinanti e ricchi di storia per la sua unicità e originalità. Su quella spianata di terra si giocava già prima del 1860. La zona fu teatro di aspri conflitti durante la Guerra Civile. In aggiunta le scorribande delle tribù indiane dei Chickasaw, Cherokee e Shawnee erano frequenti tanto da obbligare i giocatori a premunirsi di carabine e pistole. Inoltre sulla salita si posizionavano delle persone armate col compito di sorvegliare la zona ed eventualmente dare l'allarme nel caso fosse stato necessario.
                                     Wahconah Park Pittsfield
Costruito nell'Agosto 1892.
Questo stadio è qualcosa di speciale. Possiede un suo fascino perchè costruito tutto in legno. I posti a sedere erano così vicini alla linea di foul che era possibile ascoltare e sentire ogni parola senza l'esigenza di alzare la voce. La caratteristica principale dello stadio erano i gufi finti, che erano appesi alla tettoia per prevenire che altri uccelli nidificassero sotto la tribuna. Questo stadio fu l'unico in America ad affacciarsi in direzione Ovest a differenza di tutti gli altri campi che vennero costruiti in direzione Est. Questo era dovuto al fatto che, quando il sole tramontava, non avrebbe dato fastidio al battitore. Al tempo non si giocava in notturna per cui molte partite disputate al Wahconah Park vennero sospese a causa del tramonto del sole.
                                     Cordines field Newport
Costruito nel 1893.
E' lo stadio dove giocano i Newport Baseball Gulls. Venne costruito in una zona chiamata The Basin. Questo luogo serviva per rifornire di acqua le locomotive a vapore. In seguito alle continue lamentele dei cittadini per l'acqua stagnante e l'aria puzzolente, questa attività venne interrotta. L'area venne risanata permettendo lo svolgimento del campionato di minor league, che venne interrotto a causa delle continue rotture delle finestre delle case vicine.
                                     Fuller Field Clinton
Costruito nel 1878.
E' il piu' vecchio stadio ed è ancora in uso. E' l'unico posto dove si possono correre le basi come fecero i giocatori dal primo giorno di nascita della Lega Professionale. Il campo è stato anche certificato dal libro dei Guinness's Records. La certificazione avvenne in seguito alle ricerche dello storico A.J. Bastarache che rimediò una antica mappa della città dove individuò l'esatta locazione del campo che è ancora quella attuale. Ci fu un'animata diatriba con la città di London, nell'Ontario, sede del Labatt Park, costruito nel 1877, e ancora in uso. Ma fu scoperto che casa base venne in seguito spostata e il Labatt Park perse così la legittima originalità di campo più antico ancora in uso.
                                            Nantasket Bay
Il 2 Settembre del 1880 nella cittadina di Hull, vicino a Boston, si giocò la prima partita con le luci. Edison aveva inventato il bulbo incandescente l'anno prima e la Electric Company decise a scopo pubblicitario di equipaggiare il campo con le luci. Vennero costruiti 3 paloni che contenevano ognuno 12 luci, per un totale di 30.000 bulbi incandescenti. La partita venne interrotta sul 16 a 16 per poter prendere l'ultimo traghetto per Boston. Da quel momento passarono 3 anni prima di vedere ancora le luci su un campo da baseball. Ciò avvenne nello stato dell'Indiana a Fort Wayne. Il campo si chiamava The Grand Dutchess.
                                         Ponce De Leon Park
Venne costruito ad Atlanta e fu teatro di tante partite della Negro League e delle Minor League. L'attrattiva, se così si può dire, di questo campo sta nel fatto che vi era un grosso albero di magnolia nella zona del centro esterno che faceva parte del gioco. Lo stadio non c'è più, ma l'albero è ancora lì!.
                                      Stadio "Carlini" di Genova
Questo stadio è senza ombra di dubbio il più originale in Italia. La pista ciclabile in cemento che circonda il campo da calcio è stata fonte di tante risate e drammi da parte degli esterni. Casa base si trovava nella posizione di "calcio d'angolo" e la prima base si trovava sul lato più corto del rettangolo del campo da calcio. Alle spalle dell'esterno destro c'era appunto questa pista ciclabile che veniva usata per le gare di velocità. È risaputo che tali piste hanno una forte inclinazione per permettere ai ciclisti la massima velocità anche in curva. Quando una pallina battuta finiva su questa pista, l'esterno doveva aspettare che scendesse perchè rincorrerla sul cemento con gli spikes non era una buona idea (non vi dico le cadute!). Discorso diverso era invece per chi giocava esterno sinistro. Qui vi lascio ad una divertente testimonianza di Claudio Acquafresca, esterno dell'Europhon Milano a cavallo tra gli anni 60' e 70'. "Lo stadio Carlini", racconta Claudio, "era famoso proprio per la pista. Infatti chi giocava esterno arrivava a Genova anche con scarpe da tennis. Oltre alla pista c'erano le porte da calcio e dietro all'esterno sinistro c'erano le pedane di atletica per il salto in alto, salto in lungo, e salto con l'asta. Ricordo che durante una  partita mentre giocavo all'esterno sinistro, mi infilai tra la porta da calcio e la pedana per l'asta, che si trovavano a pochi metri l'una dall'altra. Vic Luciani fece una lunga e profonda volata che mi costrinse ad una corsa fra gli ostacoli per poter effettuare la presa al volo.                                                                                   

Pista ciclabile del Carlini GE
                                   Campo delle "Baste" Lodi
Un altro stadio molto particolare e suggestivo fu quello chiamato Le Baste, nella città di Lodi alla fine del Villaggio Oliva. Ora non c'è più e su quel terreno sorgono case e palazzi. La nascita di questo spazio da adibire a campo di gioco si ricollega alla nascita dell'Ebbets Field di Brooklyn. Infatti l'origine del nome Baste deriva dal fatto che in tempi precedenti vi erano degli allevamenti di maiali e quel terreno veniva usato per il loro sostentamento. Negli anni 50' i primi appassionati di baseball della cittadina lombarda recintarono questo terreno che si trovava ad un livello superiore rispetto alle strade che lo delimitavano. Il risultato fu che nella zona dell'esterno destro la distanza da casa base era di circa 65/70mt. e chi batteva la pallina oltre quella distanza veniva accreditato di un homer da due basi. Giocai diverse partite in quel campo, non c'era un rubinetto per l'acqua e nemmeno gli spogliatoi. L'unica immagine che ho è la foto seguente del 1976 in occasione del Trofeo Oliva, torneo di precampionato tra varie squadre lodigiane. Le case sullo sfondo sono proprio quelle dietro l'esterno destro, con le tapparelle rigorosamente abbassate!. Sulla destra della foto si nota il muretto che sosteneva una recinzione di fortuna, anche pericolosa perchè correndo all'indietro, l'esterno rischiava di cadere oltre il fuoricampo e, come si intuisce dalla foto, la strada passava a circa 10/15mt. al di sotto del campo. In pratica in quella zona si giocava con 2 giocatori nella posizione di seconda base e il terreno duro e dissestato non garantiva rimbalzi perfetti della pallina per cui si può immaginare che, come nella vita, "Tutto poteva succedere alle Baste!".

Lodi-1976-Stadio le Baste
                                    
                                         IL PICCOLO FENWAY

 Fluor Field at the West End, è l'unico stadio a Greenville, South Carolina. Costruito in 11 mesi, venne inaugurato nell'Aprile del 2006 e può contenere un massimo di 6.000 spettatori che assistono alle partite dei Greenville Drive, la squadra di Singolo A affiliata ai Boston Red Sox. La caratteristica di questo stadio sta nel fatto che venne ideato come una copia esatta del Fenway Park di Boston. Possiede il suo Green Monster con un tabellone manuale mentre le dimensioni del campo sono le stesse, esattamente come al Fenway compreso il Pesky's Pole all'esterno destro. Oltre ad essere un tributo alla Home of the Red Sox, Fluor Field è un gioiello di attrazione nostalgica per l'area di Greenville in quanto è stato costruito utilizzando i mattoni provenienti da vecchie fattorie ormai in disuso. Come tradizione al Fenway, anche nello stadio di Greenville viene cantata la canzone di Neil Diamond, Sweet Caroline. Nell'Agosto del 2006, Fluor Field ottenne una nomination dalla giuria del sito-web Ballparks.com come il Miglior Stadio dell'anno. Tale riconoscimento include anche gli stadi delle Major Leagues. Koby Clemens, figlio del grande lanciatore dei Red Sox, Roger, entrò in partita come pinch hitter realizzando il primo homer al Little Fenway. Nonostante la sua tenera età, Fluor Field può già annoverare eventi importanti come la presenza del fuoriclasse del Football Americano, Dan Marino, il vincitore del Grammy Award, Edwin McCain che fu l'attrazione del primo concerto svoltosi al Fluor Field. Nel 2007, il candidato alla presidenza degli U.S.A, John McCain, indossando la casacca della squadra locale dei Drive effettuò il lancio inaugurale della stagione e affermò che la sua presenza al Fluor Field diede una spinta positiva alla sua campagna elettorale in corso. Un altro fiore all'occhiello di questo stadio è il Shoeless Joe Museum and Baseball Library che si trova adiacente al Fluor Field. In passato fu la casa di Shoeless Joe Jackson.

mercoledì 8 settembre 2010

PUBBLICAZIONI

Molto carina è l'iniziativa della società Nettunese di far giungere ai propri tifosi attraverso le edicole, l'album delle figurine con tutti i giocatori, i dirigenti e i vari personaggi che nel corso della storia, hanno contribuito ad affermare Nettuno come indiscussa culla del baseball italiano. Certamente in altre zone d'Italia si è giocato a baseball ancor prima che a Nettuno, come viene confermato dal ricercatore storico della FIBS, il Sig. Roberto Buganè, ma in questa cittadina sulla costa tirrenica lo sviluppo e la notorietà del baseball sono cresciuti in modo esponenziale coinvolgendo tutta la cittadinanza. Un vero affare popolare che ha portato la squadra di Nettuno ai vertici non solo in campo Nazionale ma anche in Europa, dove per anni ha dominato sugli altri clubs del Vecchio Continente. L'album di figurine è stato pubblicato nel 2009

Album figurine

                                                 

Yearbook 2010
La regular season è finita. La squadra di Nettuno termina la stagione con una vittoria contro S.Marino che tra circa un mese si appresterà ad affrontare il post season. È stata una stagione per così dire a "rimbalzo" per la squadra tirrenica caratterizzata da prestazioni poco convincenti, segno che incertezza e fatica non permettevano ai giocatori di trovare l'assetto giusto sia in attacco quanto in difesa. Ma Nettuno è sempre Nettuno e lo dimostra con l'uscita di uno straordinario volume lo "YEARBOOK 2010. Gli Anni 60". Sfogliando il libro mi rendo conto della grande quantità di materiale che il Nettuno baseball ha accumulato in oltre mezzo secolo di storia. Su tutte la foto della squadra Campione d'Europa del 1965, la prima volta nella storia del nostro baseball. Statistiche, Albi d'oro, foto, ritagli di giornali e interviste ai protagonisti dell'epoca si susseguono pagina dopo pagina. Di grande valore e contenuto sociale è l'intervista fatta a Enzo Lauri. Uno splendido ricordo di Earl Hayes, la "Gazzella nera", quel favoloso interbase di colore che faceva il militare a Napoli. Racconta Enzo: "Era un ragazzo simpatico e molto timido. Purtroppo in America i problemi razziali erano ancora all'ordine del giorno e Earl aveva quasi paura ad unirsi nella nostra squadra. Fu un grande come Enzo Masci, una volta a tavola, bevendo dal suo stesso bicchiere, a convincerlo che a Nettuno il colore della pelle non aveva importanza. Una vicenda di questo genere lascia il segno in tutti quanti, forse oggi un pò di meno rispetto a tanti anni fa, ma il forte impatto di quel gesto rappresentò l'anima e il messaggio di questo sport, che deve essere  vissuto con passione profonda. Tornando al libro, molto belle e coinvolgenti sono anche le interviste e le testimonianze di G.Costantini, P.Monaco, G.Mirra, G.Faraone, B.Laurenzi, Franco De Renzi, Giulio Glorioso, Alfredo Lauri e il già citato E.Lauri ovvero i grandi che hanno guardato al baseball come fonte d'ispirazione, perchè valori come lo spirito di sacrificio, l'appartenenza ad un gruppo, la determinazione, il coraggio sono doti che si imparano sul campo e non a tavolino. Questo libro, e questi giocatori ce lo insegnano: "Non guardiamo alle cose che succedono, noi le cose le facciamo succedere!." Questa pubblicazione è stata realizzata dall'Ass. Nettuno baseball promotion...www.nettunobaseball.net
Finito di stampare nel Giugno 2010 da ARTI Grafiche Sangallo Nettuno.

domenica 5 settembre 2010

I DEMONI DI ALEX

"Si. Era mio fratello Nick che se n'è andato. Il suo funerale verrà celebrato oggi. Chissà se ci sarà qualcuno, il mio udito è peggiorato e non riesco a sentire bene. Sarà un'altra settimana d'inferno. Ho poco tempo ma riesco a scriverti queste due righe. I luoghi che frequento mi fanno sentire più giovane, come tanto tempo fa, quando macellavo i maiali e le mie orecchie funzionavano bene. Ma dammit, cosa dico!, non sarò quì ancora per molto". Dopo il funerale, Alex stava riflettendo sulla sua vita in modo inusuale, non come una reazione alla morte di una persona cara. Nella lettera indirizzata ad Aimee il 18 di Ottobre 1950 scrisse: "Ieri in un modo o nell'altro è stato un giorno triste. Non conoscevo nessuno ma dai loro sguardi sembrava che fossero tutti dei familiari. Se li avessi visti prima durante la mia crescita, il mio nome non sarebbe stampato per gli autografi. Ora, sembra che il destino mi dica che devo stare qui per un'altra settimana. Molte volte, sono uscito a testa alta anche quando affrontai degli inning difficili nel baseball. Quindi, sono ancora speranzoso". Il giorno seguente Alex sembrava risollevato, e sognava un rientro quasi impossibile nel baseball. Nella sua lettera dei 19 Ottobre scrisse: "Come hai detto nella tua lettera, se solo avessimo potuto stare nel Nebraska, senza andare a Hollywood dove fanno tante foto, forse le World Series si sarebbero disputate da qualche altra parte. C'è molto da condividere col baseball, ed io sto ancora aspettando le tante promesse che mi hanno fatto. Ho paura, non me la sento di uscire, vorrei tornare a lavorare nei campi di grano per 12 centesimi. Sarebbe una buona opportunità per poterti rivedere in un prossimo e migliore futuro". Il 19 Ottobre, Alex ricevette una lettera da Aimee la quale scrisse di aver trovato un modo per fare il viaggio verso la California appoggiandosi a degli amici. Ma questo non importava ad Alex, lui aspettava ancora l'assegno e gli ultimi centesimi rimasti gli permettevano di affittare la stanza in quel di St.Paul. Una volta arrivati in California, sarebbe stato come una partita molto più grande di quelle affrontate da Alex in MLB. La West Coast non è St.Paul. Il giorno seguente Alex manifestò la sua rabbia verso quel luogo, quella città che non gli avrebbe dato nemmeno un drink. "Si!, i giorni stanno passando, sono nella mia stanza e devo dire che se ci sarebbe un altro inferno non vorrei esserci. St.Paul è più che sufficiente in questi ultimi giorni che mi restano. "Ho avuto un pensiero oggi. Ti ricordi Johnny Evers il seconda base dei Cubs?, vorrei che fosse qui con me per parlare. Lui sapeva parlare. E Oscar Dugey, il mio compagno di squadra a Philadelphia, trovava sempre il modo per uscire da una brutta situazione di gioco. Che squadra con lui e Johnny!. Il 26 Ottobre Alex scrisse ad Aimee che non aveva avuto nessuna richiesta di autografi. Il 30 Ottobre arrivò l'assegno, ma Alex era indeciso e scrisse ad Aimee che avrebbero potuto incontrarsi ad Omaha. Era stanco e le sue gambe lo reggevano a fatica. Il giorno 4 di Novembre del 1950 Alex era disperato e il viaggio per Omaha non era stato possibile. Scrisse di nuovo ad Aimee per dirglielo. Uscì dalla stanza e si diresse all'ufficio postale per spedire la lettera. Alcuni passanti che lo videro dissero che dimostrava almeno 83 anni e non 63. Le sue gambe gli permisero di ritornare nella sua stanza al Nevrivy's Boarding House. All'ora di pranzo Jo Nevrivy disse al figlio Eddy che non aveva sentito nessun rumore provenire dalla stanza di Alex e gli ordinò di andare a controllare. Eddy salì per le scale e bussò alla porta. Nessuno venne ad aprire. Il ragazzo bussò ancora. Niente, nessuna risposta. Allora aprì la porta e vide Alex steso sul pavimento in una pozza di sangue. Forse un attacco di cuore stroncò la vita del più grande di tutti. Probabilmente rotolò fuori dal letto e sbattè la testa. Eddy pensò che nell'impatto Alex si ruppe anche qualche dente. Quella fu l'ultima caduta di Grover "Alex" Cleveland Alexander. La moglie Aimee che lo aspettava ad Omaha disse che di certo aveva avuto un attacco epilettico e non un arresto cardiaco. Ricevette la valigia che Alex aveva preparato per raggiungerla ad Omaha.
Il più grande lanciatore, colui che vinse tutto, regalando ai St.Louis Cardinals le World Series del 1926, entrando nella leggenda con uno strike out a basi piene ai danni di Tony "Push'em Up" Lazzeri, finalmente ha sbattuto la porta in faccia ad una vita di sofferenze. Grover Cleveland Old Pete Alexander nacque ad Elba Nebraska, il 26 Febbraio del 1887. In tenera età iniziò a tirare sassi contro i fagiani, le anatre ed altri volatili per aiutare a sfamare i suoi 12 fratelli. Firmò il suo primo contratto nel 1907 all'età di 20 anni per 50$ al mese. Lanciò la sua prima partita contro Galesburgh, una squadra di semipro realizzando una shut-out. In seguito, la sua carriera fu compromessa a causa di un lancio errato dell'interbase, che colpì Alexander alla testa mentre stava correndo sulle basi. Lo shock gli procurò la perdita della vista e i medici lo giudicarono incurabile. Sostenuto da una grande determinazione e forza d'animo, Old Pete continuò a lanciare la pallina contro il muro, dove aveva appeso un guanto come bersaglio. Un giorno, miracolosamente, la vista tornò e nel 1910 fu venduto ai Philadelphia Phillies per 750$. Il suo debutto in Major League è datato 15 Aprile 1911. Con i Phillies vinse la Tripla Corona dei lanciatori nel 1915, 1916 e 1917. Nonostante questi risultati venne ceduto ai Chicago Cubs. Ufficialmente la sua cessione fu dovuta al fatto che Alexander era diventato un alcoolizzato, uno spirito libero incapace di stare alle regole. Ma successivamente il proprietario dei Phillies ammise che si trattò di un buon affare economico. Nel 1918, dopo 3 partite lanciate con i Cubs, Alexander venne arruolato nell'esercito e spedito in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Di ritorno da quella esperienza, la salute di Old Pete peggiorò tragicamente. All'alcolismo si aggiunsero crisi epilettiche e sordità, quest'ultima dovuta ad una granata che eplose vicino a lui. Nonostante tutto, vinse ancora una volta la Tripla Corona nel 1920. Nel 1926 fu ceduto ai ST.Louis Cardinals, ed entrò nella leggenda portando la squadra a vincere le World Series contro i New York Yankees. Alexander lanciò la seconda partita, poi la sesta, entrambe vinte con un complete game ed entrò in rilievo alla settima vincendo e consegnando così il titolo a St.Louis. Nel libro Wicked curve gli storici raccontano: "Dopo la sesta partita Alexander passò la nottata in diversi pub ad ubriacarsi perchè convinto di non dover più lanciare. Durante la settima partita era seduto nel bullpen ancora ubriaco, alcuni affermano che stesse dormendo. Alla settima ripresa il manager Roger Hornsby si recò sul monte per sentire le condizioni del lanciatore partente Jesse Haines il quale aveva concesso 2 singoli più una base per ball. Il punteggio era 3 a 2 per St.Louis e gli Yankees avevano le basi piene con 2 out e il forte Tony Lazzeri a battere. Il manager si rese conto che Haines aveva una brutta vescica al dito e decise di fare entrare Alexander. Con gli effetti della sbornia notturna Alex salì sul monte. Hornsby, oltre ad allenare giocava seconda base, gli consegnò la pallina e gli disse: "Come pensi di affrontare Lazzeri?". "Gli lancerò una curva esterna e poi una dritta interna", rispose Alexander. "Una dritta interna?, te la batte lontano!", aggiunse il manager. Ci fu un attimo di silenzio e gli sguardi si incrociarono e Hornsby disse. "Ma!, in fondo chi sono io per dirti come lanciare?". Il resto è storia. Lazzeri andò strike out con 3 lanci, curva, dritta, con legnata in foul, e ancora curva. Alexander terminò la partita concedendo 0 punti agli avversari. L'ultimo out fu quello di Babe Ruth, che contro ogni previsione, al nono inning tentò di rubare la seconda base. Alexander ha vinto tutto, contro tutti. Solo i fantasmi, i demoni dell'alcool e dell'epilessia ebbero la meglio e, come il cancro che lo affliggeva, gli spezzarono la vita e l'amore di Aimee. Ora Alex è lassù nei suoi campi di grano col guantone appeso alla cinghia dei pantaloni pronto per vincere un'altra World Series. Un film del 1952 intitolato THE WINNING TEAM ne racconta la sua storia. Nella parte di Alex vi è un giovane Ronald Reagan, futuro pres. degli USA, e nella parte di Aimee, la meravigliosa Doris Day. Tra gli attori-giocatori figurano anche Gene Mauch, NY Yankees, e Bob Lemon, Cleveland Indians.

                                                             NOTA
Quando Alexander, nella lettera scrisse: "...non ho avuto nessuna richiesta di autografi..." si riferisce al fatto che a fine carriera fu allontanato dall'ambiente del baseball e venne assunto da un impresario di un circo come attrazione. In pratica lui stava seduto all'interno di un baracchino col suo nome bene in vista. La gente che passava, e lo riconosceva, poteva ottenere l'autografo al prezzo di 1centesimo.
Grover Cleveland Alexander vinse la "Tripla Corona" dei lanciatori nel 1915 (Wins-31 ERA-1,22 K-241), nel 1916 (Wins-33 ERA-1.55 K-167) e nel 1920 (Wins-27 ERA-1.91 K-173)