Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 20 settembre 2010

SUPERSTARS


Cosa si nasconde dietro un ball-player?. Sotto quella bella immagine da superstar adeguatamente affettata e disponibile ai flash?. Un nuovo mondo?. Un universo parallelo?. Proviamo ad umanizzare questi atleti, a trattarli come persone fuori dal campo. Seguirli dalla culla alla tomba, rincorrere le loro vite, i loro amori, i loro sorrisi e le loro lacrime. Superstar del baseball è il vecchio Pete Alexander quando barcollava nelle strade di una piccola Nebraska per dirigersi all'ufficio postale e spedire l'ultima lettera alla moglie Aimee prima di morire ubriaco, nell'oscurità dell'oblio. Superstar del baseball è Yogi Berra che ha scioperato a Norfolk nel desiderio di ottenere un dollaro in più per hamburger e Coca cola. Placata la fame, con la mazza in mano batte a casa 13 punti. Superstar del baseball è Roy Campanella che ha giocato nel ruolo di catcher 2 partite in un giorno. Ancorato alla sedia a rotelle, in seguito ad un incidente d'auto, dice: "C'è un pò del bimbo in ogni grande giocatore di baseball". È Ty Cobb che all'età di 19 anni riflettendo sulle parole del padre assassinato e sulla sua forza di conquista, disse ad un suo compagno di squadra: "Voglio essere primo tutte le volte, voglio essere primo in ogni cosa". Superstar del baseball è Mickey Cochrane, che suona il sax in una piccola band e pulisce la cucina in un hotel frequentato da persone ben vestite e tutte impomaciate. "Un giorno sarò io seduto a guardare che lavano i piatti", disse Cochrane agli amici Cobb e Ruth. È Dizzy Dean, un rude coltivatore di cotone che spiega ad Eisenhower perchè è ingrassato. "Perchè, Sr.Presidente, sono stato a dieta per i miei primi 25 anni di vita. Ora che guadagno i soldi per mangiare, mi assicuro di farlo bene per il futuro quando mi stenderò". Superstar del baseball è Frank Frisch, luce e guida della Gas House Gang di St.Louis, quando si lamenta che i suoi giocatori non sono bravi come lo era stato lui e dice: "Se l'intolleranza alla mediocrità è un crimine, allora mi dichiaro colpevole". È Lou Gehrig che va allo Spring Training nel 1923 con $12, veramente poco. Vuole trovare lavoro come lavapiatti quando gli Yankees gli danno i soldi per il pranzo durante i suoi viaggi al nord. Superstar del baseball è Occhio Triste Charley Gehringer quando diceva: "Hallo", all'inizio stagione, e "Bye" alla fine, e nel mezzo batteva .350. È Hank Greenberg che copriva il prato ben curato del padre con segatura per allenarsi a fare le scivolate, e che poi frettolosamente la toglieva ogni pomeriggio prima dell'arrivo del genitore. Superstars del baseball è Lefty Grove, faccia sottile, strabico e scorbutico che descriveva gli altri con l'amaro del fiele. "Guarda quello lì, cammina come un tacchino", oppure, "che brutta faccia, meglio che stia nel dog-out o i tifosi scappano". È lo schietto Roger Hornsby che stava consumando la cena sul treno con il rookie Eddie Farrell. Gli chiesero. "Vinceranno i Giants quest'anno?", e Hornsby disse, "No, con Farrell all'interbase". Superstar del baseball è Carl Hubbell, i cui pantaloni arrivavano alla caviglia in un periodo dove tutti i giocatori li indossavano fino alle ginocchia. "Non riesco a tenerli su", disse, "mi serve una cerniera più stretta come a quelli che stanno dietro di me in campo". È Bill Terry che per due anni non parlò al manager John Mc Graw, ma per il quale giocò senza risparmiarsi. Quando, dopo 30 anni il vecchio John decise di smettere, indicò il suo successore dando una pacca sulla spalla di Terry. Superstar del baseball è Jimmy Foxx che si vantava di poter bere 15 mignon di Scotch whiskey sul treno dicendo, "Sono nato per essere distrutto". È Nap Lajoiè, il killer, che uccise un uomo in una rissa con un colpo di pistola e che spaccò la sedia in testa al managere perchè non voleva in squadra l'amico e prima base George Stovall. Superstar del baseball è il Dio Greco Christy Mathewson che si rifiutava di giocare la Domenica ma beveva, fumava e giocava a carte perchè sua moglie diceva: "È un brav'uomo, ma non tanto". È il Mendicante di Baghdad, Joe Pepitone, che saluta i tifosi e i compagni di squadra mandando baci dicendo: "Pace e Amore, Allah è con noi". Superstar del baseball è Sandy Koufax che mangiava pop corn col ketchup e pillole multicolori per la sua artrite. È Babe Ruth, che nei doppi incontri si mangiava mezza anguilla marinata e mezzo chilo di gelato al cioccolato, mentre la colazione era composta da mezzo litro di bourbon con ginger, bistecca, 4 uova fritte, patate ed un tazza di caffè. Superstar del baseball è Ted Williams sotto-nutrito e sotto-amato fino a quando un coach gentile gli offrì prima di una partita il seguente menù-score: 1 tazza di frollini, mezzo litro di latte maltato, tre gelati e 11 bottiglie di soda. Superstar del baseball, ovvero la dieta dissociata. Superstar del baseball sono gli eroi controcorrente. È Tug Mc Graw che disse: "Giocare sull'erba sintetica?, non lo so, non ho mai fumato l'erba sintetica". E' Bill Spaceman Lee che imbottito di psicofarmaci sperimentali saliva sul monte pensando di essere sul tetto del mondo. Superstar del baseball è Dock Ellis quando nel 71' lanciò una no hit sotto l'effetto dell'LSD e vide Jimi Hendrix nel box pronto a battere con la chitarra. È Dick Allen che, al posto di allenarsi, andava all'ippodromo. Quando andava a battere ubriaco i ricevitori avversari avvisavano i propri lanciatori di non tirare interno, perchè Allen avrebbe spedito la pallina a 500 piedi. Superstar del baseball è la storia leggendaria di Josh Gibson, che un giorno colpisce la pallina e la spedisce a 668ft. di distanza. Dopo pochi rimbalzi la pallina venne raccolta a 911ft. da casa base (277,67mt). Superstar del baseball è Ernie Lombardi. Lui si, che ha battuto il fuoricampo più lungo nella storia del baseball. La pallina cadde sul rimorchio di un autocarro che era parcheggiato dietro l'esterno centro. L'autista guidò per 30km. fino al deposito, e lì prese la pallina. Superstar del baseball siamo noi che cerchiamo tra le pieghe della quotidianità il vero significato delle parole per liberarci da questa trincea che, come una tenaglia, ci opprime e ci soffoca e che come sangue infetto, coagula intorno a sè ogni sorta di ostilità e repulsione. Superstar del baseball è un sorriso. Superstar del baseball è il dolore.

domenica 12 settembre 2010

33 INNING NELLA STORIA

Gli appassionati, tifosi di Nettuno e di tutta Italia, ricordano certamente l'imponente 1° base di nome Russ Laribee, ex Boston Red Sox, che nell'82 realizzò un record di 24 homer su 40 partite. Fu una performance di assoluto spessore tecnico che portò Russ a diventare un vero idolo presso i tifosi di Nettuno. Il suo swing, letteralmente letale, faceva volare la pallina alta e lunga oltre la recinzione del vecchio campo Comunale. Pochi sanno però che Russ è stato protagonista della partita più lunga di tutta la storia del baseball professionistico Americano. Ecco il resoconto. Ai confini della realtà.
R.Laribee alla battuta.Il catcher è C.Stimac
Sabato, 18 Aprile 1981, McCoy stadium in Pawtucket. Si affrontarono due squadre di AAA, i Pawsox, della franchigia dei Boston Red Sox, contro i Red Wings, squadra affiliata ai Baltimore Orioles. Cal Ripken Jr. giocava 3°base. Alla nona ripresa Russ Laribee ottenne un RBI con una lunga volata di sacrificio che portò i Pawsox al pareggio, 1 a 1. Da quel momento iniziò la più lunga maratona che il baseball professionistico abbia mai conosciuto. Per statistiche e aneddoti, questa partita è stata immortalata a COOPERSTOWN, dove si trova il Museo del baseball. La gara venne interrotta nella parte alta della 33esima ripresa, dopo circa 8 ore e un quarto di gioco. Iniziò alle ore 20, con mezz'ora di ritardo per un problema alle luci e alle 4 e 09 del mattino seguente, l'arbitro sospese la partita. La data, per continuare l'incontro, fu fissata per il giorno 23 di Giugno, due mesi dopo. Le due squadre entrarono in campo pronte per iniziare la parte bassa della 33esima ripresa sul punteggio di 2 a 2. Dopo tutta quella maratona ci vollero circa 18 minuti per decretare la vittoria di Pawtucket. Punteggio finale: 3 a 2. Ci fu un momentaneo vantaggio dei Red Wings alla 21° ripresa, ma Pawtucket pareggiò nella parte bassa della stessa ripresa con una valida di Wade Boggs. Alla 32° ripresa con 2 eliminati e corridore in seconda, i Red Wings ottennero una battuta valida verso la parte destra del campo. Il corridore, diretto a casa base, diede l'impressione a  tutti di essere in grado di segnare il punto. Ma l'esterno destro di Pawtucket "sparò" uno strike verso casa base riuscendo ad eliminare l'accorrente avversario di appena mezzo metro. Il giorno 23 di Giugno, M.Barrett, futuro MLB con Boston, ottenne di diritto la prima base dopo essere stato colpito dal lanciatore. In seguito, raggiunse la 3° base grazie ad un singolo di C.Walker. Inspiegabilmente venne data la base intenzionale a Russ Laribee, e con le basi piene, Dave Koza ottenne il singolo della vittoria. Di seguito vi mostro il tabellino della partita con tutti gli aneddoti, le curiosità e le stranezze. È un qualcosa da non perdere per originalità.
Tempo totale dell'incontro: 8 ore e 25 minuti.
Totale eliminazioni 195. I Pawsox ne effettuarono 99.
Totale at-bats 219, di cui 114 da parte dei Pawsox.
Totale strikeouts 60. Rochester ne ottenne 34.
Più strikeouts subiti da un giocatore in una partita: 8. R.Laribee, record.
Più at-bats 14: D.Koza e C.Walker, (Pawsox).
Più apparizioni in battuta: 15: T.Eaton, C.Ripken, D.Williams, (Rochester).
D.Williams, (Rochester), terminò a 0 SU 13, mentre D.Koza (Pawsox) ottenne più valide di tutti: 5.
53 corridori rimasti in base: 30 da parte della squadra di Rochester.
I pitchers fecero un totale di 1882 lanci.
Steve Grilli, padre di Jason, non faceva parte della squadra, ma venne acquistato proprio il giorno prima della ripresa della partita. In seguito fu il lanciatore perdente. Jim Umbarger, (Rochester), lanciò 10 riprese senza subire punti.
I lanciatori affrontarono un totale di 246 battitori.
Durante la partita vennero usate 156 palline. Alle 4 di mattina c'erano 17 tifosi, dei 1740 iniziali. Alla ripresa dell'incontro, il giorno 23 giugno, c'erano circa 6.000 tifosi compreso vari broadcasters dal Giappone e dall'Inghilterra. La notizia aveva fatto il giro del mondo e Pawtucket in seguito entrò nella Hall of Fame. Durante la gara, i giocatori accesero un fuoco nel dog-out a causa del freddo, usando mazze rotte e lattine vuote di varie bevande. Il manager di Pawtucket, Joe Morgan, venne espulso alla 22° ripresa. Più tardi, la moglie gli telefonò chiedendogli dove si  trovava. Joe le disse che stavano giocando ancora. Irritata, la moglie replicò: "Come cacchio fate a giocare ancora se mi stai rispondendo al telefono?". Sorte peggiore capitò al lanciatore Louis Aponte di Pawtucket. Quando arrivò a casa, ebbe una discussione animata con la moglie, che non lo fece entrare e gli chiuse la porta in faccia perchè convinta che il marito fosse stato in giro tutta notte ad ubriacarsi. Il povero Louis ritornò al campo e dormì negli spogliatoi. Poi ci fu l'arbitro capo Jack Lietz. INCREDIBILE!. In quel periodo c'era la regola che impediva di iniziare un inning dopo le 12,50 AM. Alle continue insistenze, da parte dei tecnici, di sospendere la partita, l'arbitro disse: "Non sapevo che nel baseball c'è la sospensione per la merenda". I dirigenti cercarono allora di contattare il pres. della lega, Harold Cooper. Dopo le continue telefonate finalmente, poco prima delle 4 AM, Cooper rispose e disse di interrompere la gara. L'arbitro,  precedentemente, aveva consultato il manuale e per problemi tecnici e di stampa, il capitolo riguardante le sospensioni degli incontri era stato omesso. (quando si dice "il destino!"). Bill George, lo scorer, si trovò senza carta e per continuare usò penne con diverso inchiostro per delineare e separare gli innings. Chi ha visto lo scorer della partita giura che non si capisce niente, sembra una sorta di disegno psichedelico. Anche questo foglio è conservato nella Hall of Fame. Dave Huppert, il catcher di Rochester ricevette per ben 31 inning. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: "Ecco come acquistare uno "squat" permanente". "Si poteva sospendere la partita con 2 parole. Buon  senso!", disse in seguito il manager J. Morgan di Pawtucket, ma non c'è buon senso quando si scende in campo. C'è soltanto la meraviglia e la follia di essere parte di un pazzo, pazzo universo, infinito come quello del baseball.
Lo score card della partita

sabato 11 settembre 2010

ONCE WERE BALLPARKS


L'esterno destro era pattugliato dalle capre di montagna, così erano chiamati i giocatori, non certo per la barbetta al mento ma perchè il prato dell'esterno destro si innalzava di circa 8 mt rispetto casa base, iniziando questa salita appena dopo la prima base. La collina venne spianata per una larghezza di 3 mt dopodichè continuava a salire. I giocatori si posizionavano  su questo piano. Alle loro spalle, proprio al limite del terreno pianificato, era stata tirata una corda che rappresentava il limite del fuoricampo. Dietro la corda vi era ancora la salita dove i tifosi si accalcavano quando le tribune erano completamente esaurite nei loro 7.000 posti a sedere. Da casa base alla corda la distanza era di poco inferiore agli 80 mt.(235 feet). Al centro esterno vi era un enorme tabellone distante 130 mt. da casa base e all'esterno sinistro la distanza era di quasi 100mt. Questo è il campo denominato La Cava di Zolfo, il più curioso, originale e affascinante ballpark degli Stati Uniti, tanto unico da essere riconosciuto col nome di The Dump, La Palude. Costruito a Nashville nel 1870 col nome di Athletic Park, in seguito venne chiamato Sulphur Dell perchè si trovava nei pressi  di una sorgente di zolfo e sale trafficata da bisonti, cacciatori e pellerossa. Ogni tanto il campo era soggetto agli straripamenti del vicino fiume Cumberland River e per questo, venne soprannominato La Palude. Diverse sono le squadre professionistiche che vi hanno giocato tra cui i Brooklyn e i Giants. Per giocare a Sulphur Dell occorrevano lanciatori mancini ed un line-up con più battitori mancini possibile. I battitori destri, per sfruttare l'esigua distanza da casa base all'esterno destro, erano soliti eseguire uno swing col tentativo di battere la palla in quella direzione con la tecnica denominata in and out swing. Ciò portava delle anomalie nella meccanica della battuta. Ad esempio ci fu un giocatore, Bob Lemon, che vinse la classifica dei fuoricampi con 64. Gli venne offerto un contratto per andare in Major League con i Cubs e in due anni ottenne una media battuta di .178 con 0 homer. Il campo di Sulphur Dell è anche testimone della morte del primo giocatore professionista della storia. Si chiamava Louis Henke. Dopo aver battuto una palla a terra si scontrò violentemente col prima base. Fu portato all'ospedale dove morì a causa del fegato spappolato. Sulfur Dell rimane ancora oggi uno dei campi più affascinanti e ricchi di storia per la sua unicità e originalità. Su quella spianata di terra si giocava già prima del 1860. La zona fu teatro di aspri conflitti durante la Guerra Civile. In aggiunta le scorribande delle tribù indiane dei Chickasaw, Cherokee e Shawnee erano frequenti tanto da obbligare i giocatori a premunirsi di carabine e pistole. Inoltre sulla salita si posizionavano delle persone armate col compito di sorvegliare la zona ed eventualmente dare l'allarme nel caso fosse stato necessario.
                                     Wahconah Park Pittsfield
Costruito nell'Agosto 1892.
Questo stadio è qualcosa di speciale. Possiede un suo fascino perchè costruito tutto in legno. I posti a sedere erano così vicini alla linea di foul che era possibile ascoltare e sentire ogni parola senza l'esigenza di alzare la voce. La caratteristica principale dello stadio erano i gufi finti, che erano appesi alla tettoia per prevenire che altri uccelli nidificassero sotto la tribuna. Questo stadio fu l'unico in America ad affacciarsi in direzione Ovest a differenza di tutti gli altri campi che vennero costruiti in direzione Est. Questo era dovuto al fatto che, quando il sole tramontava, non avrebbe dato fastidio al battitore. Al tempo non si giocava in notturna per cui molte partite disputate al Wahconah Park vennero sospese a causa del tramonto del sole.
                                     Cordines field Newport
Costruito nel 1893.
E' lo stadio dove giocano i Newport Baseball Gulls. Venne costruito in una zona chiamata The Basin. Questo luogo serviva per rifornire di acqua le locomotive a vapore. In seguito alle continue lamentele dei cittadini per l'acqua stagnante e l'aria puzzolente, questa attività venne interrotta. L'area venne risanata permettendo lo svolgimento del campionato di minor league, che venne interrotto a causa delle continue rotture delle finestre delle case vicine.
                                     Fuller Field Clinton
Costruito nel 1878.
E' il piu' vecchio stadio ed è ancora in uso. E' l'unico posto dove si possono correre le basi come fecero i giocatori dal primo giorno di nascita della Lega Professionale. Il campo è stato anche certificato dal libro dei Guinness's Records. La certificazione avvenne in seguito alle ricerche dello storico A.J. Bastarache che rimediò una antica mappa della città dove individuò l'esatta locazione del campo che è ancora quella attuale. Ci fu un'animata diatriba con la città di London, nell'Ontario, sede del Labatt Park, costruito nel 1877, e ancora in uso. Ma fu scoperto che casa base venne in seguito spostata e il Labatt Park perse così la legittima originalità di campo più antico ancora in uso.
                                            Nantasket Bay
Il 2 Settembre del 1880 nella cittadina di Hull, vicino a Boston, si giocò la prima partita con le luci. Edison aveva inventato il bulbo incandescente l'anno prima e la Electric Company decise a scopo pubblicitario di equipaggiare il campo con le luci. Vennero costruiti 3 paloni che contenevano ognuno 12 luci, per un totale di 30.000 bulbi incandescenti. La partita venne interrotta sul 16 a 16 per poter prendere l'ultimo traghetto per Boston. Da quel momento passarono 3 anni prima di vedere ancora le luci su un campo da baseball. Ciò avvenne nello stato dell'Indiana a Fort Wayne. Il campo si chiamava The Grand Dutchess.
                                         Ponce De Leon Park
Venne costruito ad Atlanta e fu teatro di tante partite della Negro League e delle Minor League. L'attrattiva, se così si può dire, di questo campo sta nel fatto che vi era un grosso albero di magnolia nella zona del centro esterno che faceva parte del gioco. Lo stadio non c'è più, ma l'albero è ancora lì!.
                                      Stadio "Carlini" di Genova
Questo stadio è senza ombra di dubbio il più originale in Italia. La pista ciclabile in cemento che circonda il campo da calcio è stata fonte di tante risate e drammi da parte degli esterni. Casa base si trovava nella posizione di "calcio d'angolo" e la prima base si trovava sul lato più corto del rettangolo del campo da calcio. Alle spalle dell'esterno destro c'era appunto questa pista ciclabile che veniva usata per le gare di velocità. È risaputo che tali piste hanno una forte inclinazione per permettere ai ciclisti la massima velocità anche in curva. Quando una pallina battuta finiva su questa pista, l'esterno doveva aspettare che scendesse perchè rincorrerla sul cemento con gli spikes non era una buona idea (non vi dico le cadute!). Discorso diverso era invece per chi giocava esterno sinistro. Qui vi lascio ad una divertente testimonianza di Claudio Acquafresca, esterno dell'Europhon Milano a cavallo tra gli anni 60' e 70'. "Lo stadio Carlini", racconta Claudio, "era famoso proprio per la pista. Infatti chi giocava esterno arrivava a Genova anche con scarpe da tennis. Oltre alla pista c'erano le porte da calcio e dietro all'esterno sinistro c'erano le pedane di atletica per il salto in alto, salto in lungo, e salto con l'asta. Ricordo che durante una  partita mentre giocavo all'esterno sinistro, mi infilai tra la porta da calcio e la pedana per l'asta, che si trovavano a pochi metri l'una dall'altra. Vic Luciani fece una lunga e profonda volata che mi costrinse ad una corsa fra gli ostacoli per poter effettuare la presa al volo.                                                                                   

Pista ciclabile del Carlini GE
                                   Campo delle "Baste" Lodi
Un altro stadio molto particolare e suggestivo fu quello chiamato Le Baste, nella città di Lodi alla fine del Villaggio Oliva. Ora non c'è più e su quel terreno sorgono case e palazzi. La nascita di questo spazio da adibire a campo di gioco si ricollega alla nascita dell'Ebbets Field di Brooklyn. Infatti l'origine del nome Baste deriva dal fatto che in tempi precedenti vi erano degli allevamenti di maiali e quel terreno veniva usato per il loro sostentamento. Negli anni 50' i primi appassionati di baseball della cittadina lombarda recintarono questo terreno che si trovava ad un livello superiore rispetto alle strade che lo delimitavano. Il risultato fu che nella zona dell'esterno destro la distanza da casa base era di circa 65/70mt. e chi batteva la pallina oltre quella distanza veniva accreditato di un homer da due basi. Giocai diverse partite in quel campo, non c'era un rubinetto per l'acqua e nemmeno gli spogliatoi. L'unica immagine che ho è la foto seguente del 1976 in occasione del Trofeo Oliva, torneo di precampionato tra varie squadre lodigiane. Le case sullo sfondo sono proprio quelle dietro l'esterno destro, con le tapparelle rigorosamente abbassate!. Sulla destra della foto si nota il muretto che sosteneva una recinzione di fortuna, anche pericolosa perchè correndo all'indietro, l'esterno rischiava di cadere oltre il fuoricampo e, come si intuisce dalla foto, la strada passava a circa 10/15mt. al di sotto del campo. In pratica in quella zona si giocava con 2 giocatori nella posizione di seconda base e il terreno duro e dissestato non garantiva rimbalzi perfetti della pallina per cui si può immaginare che, come nella vita, "Tutto poteva succedere alle Baste!".
Lodi-1976-Stadio le Baste

mercoledì 8 settembre 2010

YEARBOOK 2010


La regular season è finita. La squadra di Nettuno termina la stagione con una vittoria contro S.Marino che tra circa un mese si appresterà ad affrontare il post season. È stata una stagione per così dire a "rimbalzo" per la squadra di Nettuno caratterizzata da prestazioni poco convincenti, segno che incertezza e fatica non permettevano ai giocatori di trovare l'assetto giusto sia in attacco quanto in difesa. Ma Nettuno è sempre Nettuno e lo dimostra con l'uscita di uno straordinario volume lo "YEARBOOK 2010. Gli Anni 60". L'amico Paolo Noro, speaker ufficiale della squadra da oltre 20 anni, mi ha reso partecipe di questa bella iniziativa facendomi pervenire il libro a casa mia. Inutile raccontare lo stupore e la gioia quando, aprendo il pacchetto, ho potuto respirare quel gradevole odore di carta stampata subito annientato dalla visione della copertina, elegantemente rilegata con la foto di Lauri, Caiazzo e Faraone ben in vista. Sfogliando il libro mi rendo conto della grande quantità di materiale che il Nettuno baseball ha accumulato in oltre mezzo secolo di storia. Su tutte la foto della squadra Campione d'Europa del 1965, la prima volta nella storia del nostro baseball. Statistiche, Albi d'oro, foto, ritagli di giornali e interviste ai protagonisti dell'epoca si susseguono pagina dopo pagina al punto che mi devo fermare per poter "gustare" ogni singola parola e ogni singola immagine per non farmi sfuggire il più piccolo dettaglio. Di grande valore e contenuto sociale è l'intervista fatta a Enzo Lauri, che ci regala una nota di pregevole aspetto umano. Uno splendido ricordo, (scrivo testualmente), di Earl Hayes, la "Gazzella nera", quel favoloso interbase di colore che faceva il militare a Napoli. Racconta Enzo: "Era un ragazzo simpatico e molto timido. Purtroppo in America i problemi razziali erano ancora all'ordine del giorno e Earl aveva quasi paura ad unirsi nella nostra squadra. Fu un grande come Enzo Masci, una volta a tavola, bevendo dal suo stesso bicchiere, a convincerlo che a Nettuno il colore della pelle non aveva importanza. Una vicenda di questo genere lascia il segno in tutti quanti, forse oggi un pò di meno rispetto a tanti anni fa, ma il forte impatto di quel gesto rappresentò l'anima e il messaggio di questo sport, che deve essere  vissuto con passione profonda. Tornando al libro, molto belle e coinvolgenti sono anche le interviste e le testimonianze di G.Costantini, P.Monaco, G.Mirra, G.Faraone, B.Laurenzi, Franco De Renzi, Giulio Glorioso, Alfredo Lauri e il già citato E.Lauri ovvero i grandi che hanno guardato al baseball come fonte d'ispirazione, perchè valori come lo spirito di sacrificio, l'appartenenza ad un gruppo, la determinazione, il coraggio sono doti che si imparano sul campo e non a tavolino. Questo libro, e questi giocatori ce lo insegnano: "Non guardiamo alle cose che succedono, noi le cose le facciamo succedere!." E'doveroso sottolineare che questo gioiello è stato ideato e realizzato dall'Ass. Nettuno baseball promotion...www.nettunobaseball.net
Finito di stampare nel Giugno 2010 da ARTI Grafiche Sangallo Nettuno.
Mi auguro che anche altre società di baseball possano creare un proprio "Yearbook".

domenica 5 settembre 2010

I DEMONI DI ALEX

"Si. Era mio fratello Nick che se n'è andato. Il suo funerale verrà celebrato oggi. Sarà una giornata triste, non conosco le persone che vedrò, il mio udito è peggiorato e non riesco a sentire bene. Sarà un'altra settimana d'inferno. Ho poco tempo ma riesco a scriverti queste due righe. I luoghi che frequento mi fanno sentire più giovane, come tanto tempo fa, quando macellavo i maiali e le mie orecchie funzionavano bene. "Ma dammit, cosa dico!, non sarò quì ancora per molto". Il giorno dopo il funerale, Alex stava riflettendo sulla sua vita in modo inusuale, non come una reazione alla morte di una persona cara. Nella lettera indirizzata ad Aimee il 18 di Ottobre 1950 scrisse: "Ieri in un modo o nell'altro è stato un giorno triste. Non conoscevo nessuno ma dai loro sguardi sembrava che fossero dei familiari. Se li avessi visti prima durante la mia crescita, il mio nome non sarebbe stato stampato. Ora sembra che il mio destino mi dica che devo stare qui per un'altra settimana. Molte volte, sono uscito a testa alta anche quando affrontai degli inning difficili nel baseball. Quindi, sono ancora speranzoso". Il giorno seguente Alex sembrava risollevato, e sognava un rientro quasi impossibile nel baseball. Nella sua lettera dei 19 Ottobre scrisse: "Come hai detto nella tua lettera, se solo avessimo potuto stare nel Nebraska, senza andare a Hollywood dove fanno tante foto, forse le World Series si sarebbero disputate da qualche altra parte. C'è molto da condividere col baseball, ed io sto ancora aspettando le tante promesse che mi hanno fatto. Ho paura, non me la sento di uscire, vorrei tornare a lavorare nei campi di grano per 12 centesimi. Sarebbe una buona opportunità per poterti rivedere in un prossimo e migliore futuro". Il 19 Ottobre, Alex ricevette una lettera da Aimee la quale scrisse di aver trovato un modo per fare il viaggio verso la California appoggiandosi a degli amici. Ma questo non importava ad Alex, lui aspettava ancora l'assegno e gli ultimi centesimi rimasti gli permettevano di affittare la stanza in quel di St.Paul. Una volta arrivati in California, sarebbe stato come una partita molto più grande di quelle affrontate da Alex in MLB. La West Coast non è St.Paul. Il giorno seguente Alex manifestò la sua rabbia verso quel luogo, quella città che non gli avrebbe dato nemmeno un drink. "Si!, i giorni stanno passando, sono nella mia stanza e devo dire che se ci sarebbe un altro inferno non vorrei esserci. St.Paul è più che sufficiente in questi ultimi giorni che mi restano. "Ho avuto un pensiero oggi. Ti ricordi Johnny Evers il seconda base dei Cubs?, vorrei che fosse qui con me per parlare. Lui sapeva parlare. E Oscar Dugey, il mio compagno di squadra a Philadelphia, trovava sempre il modo per uscire da una brutta situazione di gioco. Che squadra con lui e Johnny!. Il 26 Ottobre Alex scrisse ad Aimee che non aveva avuto nessuna richiesta di autografi. Il 30 Ottobre arrivò l'assegno, ma Alex era indeciso e scrisse ad Aimee che avrebbero potuto incontrarsi ad Omaha. Era stanco e le sue gambe lo reggevano a fatica. Il giorno 4 del mese di Novembre del 1950 Alex era disperato e il viaggio per Omaha non era stato possibile. Scrisse di nuovo ad Aimee per dirglielo. Uscì dalla stanza e si diresse all'ufficio postale per spedire la lettera. Alcuni passanti che lo videro dissero che dimostrava almeno 83 anni e non 63. Le sue gambe gli permisero di ritornare nella sua stanza al Nevrivy's Boarding House. All'ora di pranzo Jo Nevrivy disse al figlio Eddy che non aveva sentito nessun rumore provenire dalla stanza di Alex e gli ordinò di andare a controllare. Eddy salì per le scale e bussò alla porta. Nessuno venne ad aprire e allora il ragazzo bussò ancora. Niente, nessuna risposta. Allora aprì la porta e vide Alex steso sul pavimento in una pozza di sangue. Forse un attacco di cuore stroncò la vita del più grande di tutti. Probabilmente rotolò fuori dal letto e sbattè la testa. Eddy pensò che nell'impatto Alex si ruppe anche qualche dente. Quella fu l'ultima caduta di Grover "Alex" Cleveland Alexander. La moglie Aimee che lo aspettava ad Omaha disse che di certo aveva avuto un attacco epilettico e non un arresto cardiaco. Ricevette la valigia che Alex aveva preparato per raggiungerla ad Omaha.
Il più grande lanciatore, colui che vinse tutto, regalando ai St.Louis Cardinals le World Series del 1926, entrando nella leggenda con uno strike out a basi piene ai danni di Tony push'em up Lazzeri, finalmente ha sbattuto la porta in faccia ad una vita di sofferenze. Grover Cleveland Old Pete Alexander nacque ad Elba Nebraska, il 26 Febbraio del 1887. In tenera età iniziò a tirare sassi contro i fagiani, le anatre ed altri volatili per aiutare a sfamare i suoi 12 fratelli. Firmò il suo primo contratto nel 1907 all'età di 20 anni per 50$ al mese. Lanciò la sua prima partita contro Galesburgh, una squadra di semipro realizzando una shut-out. In seguito, la sua carriera fu compromessa a causa di un lancio errato dell'interbase, che colpì Alexander alla testa mentre stava correndo sulle basi. Lo shock gli procurò la perdita della vista e i medici lo giudicarono incurabile. Sostenuto da una grande determinazione e forza d'animo, Old Pete continuò a lanciare la pallina contro il muro, dove aveva appeso un guanto come bersaglio. Un giorno, miracolosamente, la vista tornò e nel 1910 fu venduto ai Philadelphia Phillies per 750$. Il suo debutto in Major League è datato 15 Aprile 1911. Con i Phillies vinse la Tripla Corona dei lanciatori nel 1915, 1916 e 1917. Nonostante questi risultati venne ceduto ai Chicago Cubs. Ufficialmente la sua cessione fu dovuta al fatto che Alexander era diventato un alcoolizzato, uno spirito libero incapace di stare alle regole. Ma successivamente il proprietario dei Phillies ammise che si trattò di un buon affare economico. Nel 1918, dopo 3 partite lanciate con i Cubs, Alexander venne arruolato nell'esercito e spedito in Francia durante la Prima Guerra Mondiale. Di ritorno da quella esperienza, la salute di Old Pete peggiorò tragicamente. All'alcolismo si aggiunsero crisi epilettiche e sordità, quest'ultima dovuta ad una granata che eplose vicino a lui. Nonostante tutto, vinse ancora una volta la Tripla Corona nel 1920. Nel 1926 fu ceduto ai ST.Louis Cardinals, ed entrò nella leggenda portando la squadra a vincere le World Series contro i New York Yankees. Alexander lanciò la seconda partita, poi la sesta, entrambe vinte con un complete game ed entrò in rilievo alla settima vincendo e consegnando così il titolo a St.Louis. Nel libro Wicked curve gli storici raccontano: "Dopo la sesta partita Alexander passò la nottata in diversi pub ad ubriacarsi perchè convinto di non dover più lanciare. Durante la settima partita era seduto nel bullpen ancora ubriaco, alcuni affermano che stesse dormendo. Alla settima ripresa il manager Roger Hornsby si recò sul monte per sentire le condizioni del lanciatore partente Jesse Haines il quale aveva concesso 2 singoli più una base per ball. Il punteggio era 3 a 2 per St.Louis e gli Yankees avevano le basi piene con 2 out e il forte Tony Lazzeri a battere. Il manager si rese conto che Haines aveva una brutta vescica al dito e decise di fare entrare Alexander. Con gli effetti della sbornia notturna Alex salì sul monte. Hornsby, oltre ad allenare giocava seconda base, gli consegnò la pallina e gli disse: "Come pensi di affrontare Lazzeri?". "Gli lancerò una curva esterna e poi una dritta interna", replicò Alexander. "Una dritta interna?, te la batte lontano!", aggiunse il manager. Ci fu un attimo di silenzio e gli sguardi si incrociarono e Hornsby disse. "Ma!, in fondo chi sono io per dirti come lanciare?". Il resto è storia. Lazzeri andò strike out con 3 lanci, curva, dritta, con legnata in foul, e ancora curva. Alexander terminò la partita concedendo 0 punti agli avversari. L'ultimo out fu quello di Babe Ruth, che contro ogni previsione, al nono inning tentò di rubare la seconda base. Alexander ha vinto tutto, contro tutti. Solo i fantasmi, i demoni dell'alcool e dell'epilessia ebbero la meglio e, come il cancro che lo affliggeva, gli spezzarono la vita e l'amore di Aimee. Ora Alex è lassù nei suoi campi di grano col guantone appeso alla cinghia dei pantaloni pronto per vincere un'altra World Series. Un film del 1952 intitolato THE WINNING TEAM ne racconta la sua storia. Nella parte di Alex vi è un giovane Ronald Reagan, futuro pres. degli USA, e nella parte di Aimee, la meravigliosa Doris Day. Tra gli attori-giocatori figurano anche Gene Mauch, NY Yankees, e Bob Lemon, Cleveland Indians.
                                                             NOTA
Quando Alexander, nella lettera scrisse: "...non ho avuto nessuna richiesta di autografi..." si riferisce al fatto che a fine carriera fu allontanato dall'ambiente del baseball e venne assunto da un impresario di un circo come attrazione. In pratica lui stava seduto all'interno di un baracchino col suo nome bene in vista. La gente che passava, e lo riconosceva, poteva ottenere l'autografo al prezzo di 1centesimo.

venerdì 3 settembre 2010

IL DOLCE AMBIDESTRO

 Il lancio di Danny McLain arrivò alto e interno. Con la grazia infinita di un artista il corpo di Mickey Mantle si avvitò su se stesso. La mazza incontrò la pallina con un perfetto crash. Decollò  alta e lontana. I tifosi si alzarono bruscamente con un boato di gioia e di stupore mentre The Sweet Switcher completò il giro delle basi per il suo fuoricampo N°536. Fu quello l'ultimo ruggito nei 18 anni di carriera di Mantle?. Smetterà di giocare o trascinerà il suo corpo martoriato per un'altra stagione?. Giocare o non giocare?. Il pensiero dilaniava la sua mente. "Non penso che potrò giocare ancora", disse Mantle a Dick Young  del New York Daily News. "La cosa più brutta è che non riesco più a battere come voglio. Mi sento bene, le mie ginocchia e le gambe stanno meglio rispetto agli ultimi anni, ma non ho più i riflessi di un tempo". La storia di un probabile ritiro di Mantle riempì le pagine dei giornali il giorno dopo. Sono passati 19 anni da quando Casey Stengel disse: "Abbiamo un ragazzo che brucierà i capelli dei  lanciatori con le sue battute. È ambidestro, corre come una lepre impaurita e possiede un braccio come una catapulta. Viene  dalle miniere  di  zinco in  Oklahoma, è  timido, di poche parole ma può battere correre e tirare". Non è facile per un 20enne che non è mai stato ad est del Mississippi, che guardava film western e sognava ampie distese incorniciate da profondi e variopinti orizzonti. Ma il coraggio che albergava nel suo spirito non era secondo a nessuno. Quel coraggio gli ha permesso di superare il dolore per la morte prematura del padre e di due suoi fratelli a causa di una forma tumorale, il linfoma di Hodgkin. Quello stesso dolore gli fece pensare che non avrebbe mai visto l'alba dei suoi 40 anni. L'amore per il gioco gli ha consegnato quelle ampie distese riempiendo il vuoto all'esterno centro lasciato in eredità da Joe DiMaggio. I suoi fuoricampi non erano solo lunghe volate. Nel 1953 Mantle spedì la pallina a 565 piedi fuori dal Griffith Stadium, il  più lungo  nella  storia  delle  Majors. Quando spedì la pallina a 502 piedi sopra l'esterno centro dello Yankees Stadium, il vocabolario del baseball si arricchì di una nuova voce: Tape Measure Homer. Giorno dopo giorno la stella di Mantle brillava sempre più in alto nonostante la sua abitudine di rompere le mazze contro il muro del dog-out dopo aver subito uno strike-out. Ma i suoi modi bruschi erano dettati dall'esigenza di voler giocare il miglior baseball possibile. Questa esigenza si concretizzò nel 1956  vincendo la Tripla Corona. Nel frattempo gli onori si riversarono su di lui come una cascata d'acqua trasformandolo nell'eroe d'America e nel simbolo di ogni persona, il padre di tutti i figli e il figlio che ogni madre avrebbe sognato di avere. C'è solo un Mickey Mantle, il suo ruvido carattere era in competizione con i suoi ripetuti infortuni dovuti ad una malattia che gli rendeva le ossa fragili. Ciò nonstante, riusci a giocare 2401 partite, più di ogni altro Yankees. Un giorno, bussò alla porta dello spogliatoio un biondo e magro personaggio. "Dov'è lo SWEET SWITCHER?, chiese il signore con una punta d'invidia. Altri non era che il Duca di Windsor, Edoardo VIII D'Inghilterra. Quando il Lord  vide Mantle, gli si avvicinò e gli mise una mano sulla spalla dicendo "Ho sempre desiderato conoscerti". Se Mantle  fosse stato un Re, e nella sua mano avesse stretto una spada, lui sarebbe Sir Mickey Mantle, il nobiluomo del baseball. Racconta l'attore Billy Crystal. "Era il Maggio 1963, mio padre mi portò allo Yankees Stadium. Era tutto esaurito, la folla delle grandi occasioni. Tutt'intorno si respirava l'odore degli hot dog, e c'era un brusio di sottofondo come una strana atmosfera, come se qualcosa di straordinario stava per accadere. Quando Mantle si avviò verso il box di battuta era come l'oceano che avanzava. Il brusio crebbe diventando fragore. Lo stesso fragore si trasformò in un rombo di tuono quando lo swing di Mantle fece volare la pallina tanto in alto da mescolarsi col bagliore del sole, tanto in alto da sbattere contro la facciata dello stadio sopra l'esterno destro, tanto forte che la pallina rimbalzò a metà strada tra il sacchetto di seconda e la zona dell'esterno. Non si vedeva dagli anni 20', dai tempi di Babe Ruth". "Quando batto giocherei per niente, quando non batto ogni soldo che prendo mi fa sentire come se l'avessi rubato", disse M. Mantle. "Mickey Mantle possiede il più intelligente corredo muscolare che abbia mai visto", affermò Casey Stengel.