Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

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domenica 22 agosto 2010

IN PUNTA DI PIEDI

Quando B.Southworth arrivò a Martinsville per ingaggiare qualche talento da inserire nei St.Louis Cardinals, si interessò ad un giovane e tarchiato esterno centro con evidenti debolezze. Il suo nome era Enos Slaughter. Il ragazzo stava battendo un mediocre .275, ma la maggior parte delle valide erano di extra base, quindi aveva una certa potenza. Però gli occhi esperti di Southworth notarono una certa lentezza nei piedi che non erano adatti per giocare nelle Majors. Lo scout parlò in privato a Enos dicendogli. "Smettila con quell'andatura da papera con i piedi piatti, vai in esterno e comincia a correre in punta di piedi altrimenti torni a casa a piantare tabacco. "Per Slaughter questa era la scelta della vita. $75 al mese non rappresentavano una fortuna nel periodo della depressione, anche paragonandoli agli 8$ settimanali che prendeva lavorando alla Person County tobacco farm. Per Enos Slaughter il baseball era la vita, come per molti ragazzi del tempo, quando il gioco rappresentava la sorgente principale per potersi realizzare nella vita. Un passatempo nazionale ancor prima dell'avvento della tecnologia e del baseball infettato dal business e da una certa isteria manageriale. Essere tagliato, o meglio essere escluso dal baseball, nel 1935 sarebbe stato molto peggio che la semplice fine di una carriera da pro. Condannato alle leghe minori, con brutte divise, campi aridi e pieni di sterpaglie, spogliatoi puzzolenti, quando c'erano. Nel 1935 essere in Major League non era solo un fatto di soldi, ma si viveva come grandi personaggi. Quindi Slaughter prese le parole di Southworth alla lettera e cominciò a correre in esterno sulle punte dei piedi. Lui corse, e corse, e corse ancor di più. Dopo una settimana, arrivò in prima base con 4 passi in meno rispetto alle precedenti corse. Se un atleta riesce a lavorare duramente e ottiene risultati insperati fino a quel momento, bene, questo è il baseball, questa è l'America del baseball. Nel 1936 i Cards spedirono Slaughter a Columbus, ad un passo dalla Major League. Non male per un rookie. Il campo aveva i dug-out molto lontani dalle linee di foul. In una partita, durante il cambio di ripresa, Slaughter corse dall'esterno fino alla linea di foul poi iniziò a camminare fino alla panchina. Il manager, Eddy Dyer, secondo un atteggiamento dolcemente intimidatorio classico degli skipper  del tempo, si avvicinò a Slaughter e gli disse: "Figlio mio, se sei stanco posso darti un aiuto". Enos Slaughter non camminò mai più su un campo da baseball per tutta la sua carriera. Dall'esterno alla panchina, dalla panchina all'esterno il ragazzo corse senza mai fermarsi, in punta di piedi e sfrecciava in prima base anche dopo aver preso una base per ball. Correre era diventata una vera ossessione per Enos. La corsa era parte del gioco, e il gioco era tutta la sua vita. Se non correva era out in prima base, se non correva era out a casa base, se non correva era out dal gioco. 14 Ottobre 1946. Slaughter era in prima base dopo aver realizzato un singolo all'esterno centro. Prima del terzo lancio, ricevette il segnale di rubata. Nulla di strano per lui, ma qui non eravamo a Martinsville oppure a Columbus, qui è Sportsman's Park in St.Louis e siamo alla settima partita delle World Series. Il punteggio è in parità 2 a 2 e siamo all'ottavo inning. Enos rappresenta il punto del vantaggio, quel punto che potrebbe portare la vittoria alla sua squadra. Con Walker alla battuta, due eliminati, il manager Dyer indirizza il segnale di rubata. Slaughter corre, sulla punta dei piedi, verso la seconda. Walker ottiene una debole battuta verso l'esterno centro. Slaughter passa la seconda base e con la coda dell'occhio vede l'esterno Leon Culberson che corre verso la pallina e l'interbase Johnny Pesky, che corre verso il campo esterno per un possibile taglio del tiro del difensore. Per Slaughter la battuta di Walker sarebbe caduta davanti a Culberson, che aveva sostituito Dom Di Maggio nell'inning precedente. Culberson, non aveva il braccio di Di Maggio ed un pensiero illuminò la mente di Slaughter mentre in piena velocità si dirigeva verso la terza base: "Posso arrivare a punto". Nessuno in quello stadio poteva immaginare un tentativo del genere, nemmeno Mike Gonzalez il coach di terza base il quale non ebbe il tempo di fermare Slaughter che stava girando la terza base a testa bassa in piena velocità. Pesky in quel momento ricevette il lancio dell'esterno centro e si preparò a tirare in seconda base per prevenire un'eventuale extra avanzamento del battitore Walker. Pesky era convinto che Slaughter si sarebbe fermato in terza base. Appena l'interbase di Boston si piazzò per il lancio in seconda, si accorse che Slaughter era diretto a casa base. Per affrettare il movimento, si trovò col corpo sbilanciato e ne uscì un tiro impreciso. Il catcher di Boston, Roy Partee, dovette avanzare verso il diamante per raccogliere il debole lancio di Pesky. Slaughter avrebbe potuto segnare stando in piedi. Ma non fu così. Scivolò sul piatto di casa base nel culmine di una delle più belle azioni individuali nella storia delle World Series. Lui scivolava sempre, tranne in prima base. A lui non importava quanto brutto era un lancio sulla base perchè Enos Slaughter sapeva che non sarebbe stato un giocatore migliore se non a causa delle sue gambe e della corsa sulla punta dei piedi. Alla nona ripresa, un altro dramma si stava consumando. Il pitcher di St.Louis, Harry Brecheen, concesse due valide consecutive ai Red Sox. In seguito forzò i battitori di Boston con tre battute a terra per terminare la partita con la vittoria per il titolo di Campioni del Mondo. Ma la corsa a testa bassa, quegli 82 mt. scavati in punta di piedi, col fiato sospeso in una ferita senza sangue saranno ricordati, ritagliati, elevati ad una sorta di mito del baseball tanto caro all'America. Lo sforzo individuale di Slaughter è la storia di una persona che ha deciso di affrontare il muro quotidiano delle avversità, degli affanni e del gioco duro. Altri si sono fermati, ma Enos ha continuato a testa bassa con la sua corsa in punta di piedi ed ha infranto questo muro per entrare nella leggenda col nome di The Mad Dash.  Prima della partita Enos Slaughter venne visitato dal Dr. R.Hyland a causa di un acuto dolore al braccio del giocatore. "Hai una brutta emorragia interna", disse il medico, "Se vieni colpito ancora dovrò amputarti il braccio". Slaughter rispose: "Credo che accetterò questo rischio!".

mercoledì 11 agosto 2010

HITTING CLINIC

George Brett non ha certo bisogno di presentazioni. Le sue prestazioni in attacco hanno lasciato un'impronta indelebile nei ricordi di tutti, dai tifosi ai mass media, dalle persone comuni ai colleghi di lavoro oltre che agli atleti di altri sport. Nella sua carriera, ha ammassato una quantità di numeri e statistiche da far scuotere la testa chiedendosi: "Ma non è possibile". Con ordine, tanto per iniziare, Brett si è fatto poco più di un anno nelle Minors. Dal Singolo A(1972), è passato in Triplo A(1973) e il 2 Agosto dello stesso anno Brett esordì in Major League con Kansas City. Come dire: "Una pausa caffè nelle Minors". Nel 1976, ottiene 3 o più valide per 6 partite consecutive, dall'8 al 16 Maggio. Un record. Sempre nel 1976 vince la Media Battuta con 333. Il finale fu rocambolesco perchè furono 4 i giocatori in lizza per il titolo. Il primo era Brett, poi c'era il suo compagno di squadra McRae. Gli altri due erano Rod Carew e Liman Bostock, entrambi giocatori dei Minnesota Twins. Guarda caso, le due formazioni si affrontarono nell'ultima partita di stagione. Vinse Brett con 2 su 4, e guarda caso, era l'unico giocatore di razza bianca dei quattro possibili vincitori della Media Battuta. Vi furono non poche polemiche perchè si ebbe l'impressione che l'esterno di Minnesota commise una indecisione su una lunga  volata di Brett, il quale ottenne un doppio e il titolo di media battuta. Nel 1978 realizza 3 Homer in una partita dei play off contro gli Yankees, 2° nella storia. Il primo fu Robertson nel 1971 con Pittsburgh. I giornali del tempo titolarono: "Brett's show in the Bronx, and Brett puts up a Hitting clinic", in quanto colpì la pallina spedendone una sulle tribune all'esterno centro, una sulle tribune a destra e una sulle tribune a sinistra. Nel 1979,  Brett divento' il 6° battitore nella storia ad avere almeno 20 fra doppi, tripli e fuoricampo, 42 20 23. Guidò anche la classifica nel numero di valide, doppi e tripli con una media di 329. Questi traguardi furono solo un preludio ad un anno come il 1980 nel quale George Brett andò a braccetto con la perfezione tanto da sollevare la massima attenzione. In quella stagione vinse con una media battuta di .390, la più alta mai registrata dal 1941, T.Williams 406, la più alta di tutti i tempi per un terza base. La sua media battuta fu di .400 fino al 19 Settembre. La stagione del 1980 non iniziò molto bene e nel mese di Aprile Brett aveva una media di 259. In Maggio battè .329 per un totale dei due mesi di 301. In Giugno il terza base si scaldò ed ottenne una media di 472 per un totale di 337. In Luglio giocò 21 partite, con una media di 494, 42 su 85, per una media totale di 390. Brett iniziò uno streak di battuta che iniziò il 18 Luglio e terminò il 19 Agosto con uno 0 su tre. La sera successiva terminò la partita con un 3 su 3. In queste 30 partite realizzò 57 su 122 per una MB 467. Ma il top avvenne una settimana più tardi quando la media di Brett era 407, 26 Agosto. Dopo aver realizzato un 5 su 5 contro Milwaukee, la media battuta in quel mese salì a quota 430, per un totale stagionale di 403 a 5 settimane dalla fine della stagione. Nei mesi caldi di Giugno Luglio e Agosto Brett giocò 60 partite,causa infortunio al ginocchio, realzzando un mostruoso 111 su 242, per una media battuta di 459 oltre a 14 Home run e 69 punti battuti a casa, più di uno a partita. Il 19 Settembre, la media di Brett era a quota 400, ma il successivo 4 su 27 slump, portarono la media a .384, 27 Settembre. Nell'ultima settimana l'assalto di Brett al traguardo leggendario di .400, fu semplicemente poderoso e massiccio con un 10 su 19, incluso un 2 su 4 nell'ultima partita, 4 Ottobre. Ciò non bastò e Giorgione concluse la stagione a .390 di media battuta. Terminò così, l'attacco di un guerriero che ha lottato sino alla fine per raggiungere il suo obiettivo, dovendo affrontare diverse difficoltà come il cortisone al ginocchio, forti emicranie e attacchi di diarrea dovuti allo stress e alla pressione dei Mass-Media. A tutto questo si aggiunsero un ciclo di sedute dallo psicologo. Era l'anno 1980, un biondo terza base mancino attaccò quota .400. Non ci riuscì, gli mancarono solo 5 battute valide per agguantare il prestigioso traguardo. Un'inezia se si considerano le centinaia di volte in cui un battitore si presenta nel box in una stagione di Major League. George Brett terminò la Regular Season del 1980 con un totale di 175 valide su 449 presenze alla battuta.

domenica 8 agosto 2010

STAN THE MAN


Non è un'opinione, è un fatto. Non c'è spazio per nessuna discussione. Stan Musial è il più grande battitore mancino della storia della National League. Volete delle prove?. Stan The Man possiede più AB, più valide, più doppi, più battute da extra base e RBI di ogni battitore mancino nella storia della National League. E ancora: 3630 valide in carriera, 475HR e 1951RBI per una media battuta-vita di .331, una slugging average di .559 e 7 titoli di battuta. Quante volte è stato detto che non ci sarà un altro come Stan Musial. Maybe. Ma negli anni 80 ecco che entra di scena un battitore mancino con le spalle cadenti e con una posizione strana nel box di battuta, accucciato come un ranocchio. Anche il suo nome inizia con una M. È lo Yankees prima base Don Mattingly, una vera macchina di valide come Musial, tanto da solleticare questo paragone. Anche lo stesso Stan The Man affermò che se c'è qualcuno con le sue caratteristiche questo è Mattingly. "L'ho visto giocare. Fra tanti giocatori, è l'unico che possiede caratteristiche simili alle mie", disse Musial. Anche altre persone l'hanno notato. I line-drives che escono dalla mazza di Don sono veri proiettili. "È come Stan Musial". Forse questo binomio è prematuro. La longevità è sinonimo di grandezza e quest'ultima deve essere sostenuta da un ragionevole periodo di tempo. È per questo che un giocatore per essere eletto nella Hall of Fame deve avere un trascorso in Major League di almeno 10 anni. Facendo il paragone nello stesso periodo delle loro carriere non c'è molto da scegliere tra Musial e Mattingly. Come termine di valutazione  vengono prese in esame le prime due stagioni complete in Major League. Per Musial il 1943 e il 1944, per Mattingly il 1984 e il 1985. Le differenze vengono subito a galla. Musial iniziò la sua carriera come un line-drive hitter e con grande velocità  sulle basi. In seguito imparò ad usare anche la sua forza, con la quale ottenne piu di 450 HR. "STAN LOVES TO RUN", dissero i cronisti del tempo. "Preferisco fare un triplo piuttosto che un fuoricampo", commentò Musial in una intervista. Nelle prime due stagioni complete The Man realizzò un totale di 25 HR senza arrivare a 100 RBI, ma aveva il vantaggio della velocità sulle basi con i suoi doppi e tripli e la sua media battuta. Ma la statistica più impressionante è che Musial andava strike-out una volta ogni 29/30 AB. Nei primi due anni, su 1368AB, andò strike-out soltanto 46 volte. Per Mattingly invece le prime due stagioni complete, furono una vera esplosione. 85-HR, 255-RBI e 418-BV furono un biglietto da visita molto amaro per i lanciatori avversari. Nessuno pensava che Don potesse fare tanti HR in 2 anni completi di Majors tenendo conto che ne realizzò appena 10 in Minor League. Tanto si è detto di Don Mattingly, della sua dedizione, delle innumerevoli ore nel Batting Cage e della moglie che si lamentava per l'ennesimo lampadario rotto da Don mentre faceva gli swings in casa. Sta di fatto che Mattingly si trasformò in un power hitter grazie al suo approccio, al duro lavoro e al desiderio di essere convincente. Diceva Phil Rizzuto, ex Yankees: "Gli lanci esterno e lui Don schiaffeggerà un doppio a sinistra. Se provi a tirargli dentro, lui si aggiusta e spedisce la pallina nei posti a sedere". Certo, può essere un altro Musial". Il modo come Mattingly ha iniziato non fornisce dubbi sul paragone, ed aggiungo che per me è un insieme tra Musial, Gehrig, Maris. Probabilmente uno dei traguardi più ambiti da parte di un battitore, oltre alle varie statistiche, è quello di guadagnare la stima dei coetanei e Mattingly c'è riuscito. Ha creato una figura quasi mistica di se stesso al punto che ti aspetti da lui la battuta vincente e rimani sorpreso se ciò non avviene. Ci sono state almeno 6 occasioni nel 1987, quando gli Yankees avevano bisogno di un home-run, e Mattingly ha sempre risposto realizzando 6 Grandi Slams in quell'anno, un record eguagliato da Travis Hafner, Cleveland, nel 2006. "I'm a D.Mattingly fan", dice Reggie Jackson, "Penso che sia qualcosa di speciale vederlo battere. Gioca tutti i giorni col fuoco negli occhi. Ho letto qualcosa che ha detto Don recentemente. "Voglio vittorie, non titoli di battuta". Ecco perchè sono un fan di Mattingly. Johnny Podres, lanciatore dei Brooklyn Dodgers, durante una intervista gli chiesero: "Come affronterai oggi Stan Musial?". Podres rispose: "Gli tirerò il mio miglior lancio e andrò subito a coprire 3°base". Come si può non essere fan di Stan The Man Musial?. Sta di fatto, che la carriera di Mattingly durò 14 anni, ottenendo un totale di 2153-BV e 222-HR, 1099-RBI in 1785 partite giocate. La carriera di Musial durò 22 anni, ma alla fine del 14°anno, aveva accumulato 2597-BV 325-HR E 1361-RBI, in 1988 partite giocate. Un dato curioso, riguarda il totale delle battute ottenute da Musial in 22 anni di carriera. Infatti, la metà delle valide, le realizzò giocando in casa, e l'altra metà giocando fuori casa. Si dice che George Brett si alza dal letto la mattina di Natale e fa subito un line-drive, Musial invece batteva valido anche sottoterra o in fondo al mare.
C'è solo un modo per non far battere Stan Musial: "Quello di lanciare in direzione della panchina!."