Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

lunedì 26 luglio 2010

TUTTO INIZIA CON UNA B

B come base-ball, B come bambini, B come base, B come bat, B come battuta, B come Bunt, Balk, Blues, "Babe", Baker, Banks, Berra, Bench, Boggs, Brett, B come bere, B come birra. La tradizione del gioco ha molto in comune con l'assunzione di questa voluttuosa bevanda le cui origini risalgono a oltre 3000 anni fa. Gli antichi Egizi ne conoscevano le virtù terapeutiche ancor prima di quelle inebrianti. Mescolata ad altre sostanze, ad esempio la cera, veniva usata come agente protettore della pelle. Mescolata con miele di acacia veniva usata come anticoncezionale. Col passare del tempo la fabbricazione e il consumo di birra hanno acquistato una popolarità sempre in crescita presso tutte le civiltà che si sono avvicendate nel corso della storia. La sua colorazione giallo-oro permise alle popolazioni di paragonare la birra ad una sorta di bevanda divina. Nei primi decenni del secolo scorso, negli anni del proibizionismo in USA, la vendita di whiskey e superalcolici venne vietata e il consumo di birra salì in modo esponenziale tanto da entrare nella vita quotidiana di tutti i cittadini. La diversa mescolanza di luppolo, avena, malto e grano ha dato l'opportunità agli amanti della birra, di poter scegliere il colore, il gusto e la gradazione. Non è una novità che un bicchiere di birra aiuta le donne in gravidanza per l'apporto di vitamine specialmente del gruppo, guarda caso,"B". Tornando al baseball, sono tante le storie e gli aneddoti, talvolta simpatici, che hanno legato giocatori e squadre alla birra. Era ormai abitudine certa che i giocatori dei Chicago White Sox negli anni 70', durante le trasferte in aereo, potevano disporre di due bottiglie di birra dopo le partite. Non ci volle molto a capire che questa quantità fu, a dir poco, inopportuna e facilmente modificabile. Infatti al termine delle partite, spesso e volentieri, i giocatori si esibivano in un vero e proprio assalto ai supermercati, per potersi accaparrare casse di birra. Un giorno Early Wynn aveva lanciato e perse la gara per 1 a 0. Wynn era un solitario, non beveva alcoolici e di solito si sedeva nella zona centrale dell'aereo lontano dai rumorosi compagni di squadra che, tra una birra e l'altra, giocavano a carte nei posti a sedere in fondo all'aereo. Ad un certo punto Wynn si alzò, e dirigendosi verso i compagni, iniziò ad insultarli con un bel linguaggio condito di fuck e shit sottolineando il fatto che non erano stati capaci di segnare nemmeno un punto mentre per le birre erano sempre in vantaggio. L'unica risposta che ottenne dai compagni di squadra fu quella di stare attento alle bottiglie sparse per terra perchè poteva farsi male se inciampava su una di esse. Fu allora che Wynn, seccato e irretito da quell'atteggiamento ironico, pensò di fare un dispetto ai teammates. Si sedette accanto a loro e cominciò a bere tutte le birre. Inutile dirlo, ma il povero Wynn venne riaccompagnato in spalla verso il suo posto a sedere dove Early sonnecchiò fino a Chicago. Chuck Goggin, utility man della squadra dei Braves, ricorda il coinvolgimento in un  beer contest avvenuto a  Spokane. Il manager Tom Lasorda, dopo una sconfitta per 18 a 0 contro Eugene, chiuse a chiave gli spogliatoi con tutta la squadra all'interno. Appoggiò due casse di birra sul tavolo e disse che aveva ordinato altre 10 casse. Quindi aggiunse che nessun giocatore poteva uscire fino a quando tutte le birre non fossero state consumate. Non si era mai visto tanti giocatori piacevolmente puniti dopo una sconfitta del genere. Erano circa le 11 di sera. Tutti iniziarono a bere compreso i giocatori ai quali non piaceva la birra perchè furono obbligati a farlo. Dopo aver svuotato circa 5 casse di birra, tutti iniziarono ad aver fame e allora Lasorda ordinò 30 pizze che pagò di tasca sua. Erano circa le 2 del mattino e si beveva birra e si mangiava pizza. Al termine di questa riunione post-partita, Lasorda, alle 2 e 30 aprì gli spogliatoi augurando a tutti i giocatori  un buon riposo. Sapete cosa successe il giorno dopo?. La squadra vinse per 12 a 1.


Un altro grande alleato dell'Old Game è stato il taBacco. Bisogna fare un passo molto, ma molto indietro quasi alle origini del gioco per capire l'influenza che ha avuto questa pianta nel creare, o meglio aggiungere, notorietà non solo al gioco e agli atleti, ma anche all'inizio di quella attività, che in seguito sfocerà in una vera e propria mania, ovvero, la collezione di figurine. Ok!, siamo d'accordo, creare profitto e guadagnare soldi era l'obiettivo principale dell'industria del tabacco, ma l'idea geniale di associare il prodotto all'immagine di un giocatore su un cartoncino, ha dato modo alla ToBacco Inc. di poter abbracciare una larga fascia di persone, dal bambino amante delle figurine dei suoi campioni, all'adulto fumatore e collezionista. Possedere tante figurine da poter raccogliere in un album è una passione che rimane per sempre. Al contrario, una pubblicità sul giornale o incollata su un manifesto a muro finisce nella spazzatura. La famosa figurina, T206 di Honus Wagner, è stata valutata presso i collezionisti, oltre $2.500.000. La sua rarità è dovuta al fatto che interruppero la produzione a causa di un mancato accordo economico  tra il giocatore e la Company del TaBacco e non, come erroneamente riportato, per il fatto che Honus non voleva associare la sua immagine alle sigarette. La conferma sta nel fatto che il grande interbase era un masticatore di tabacco. Questo stop della produzione ha permesso alla figurina di salire di quotazione in modo esponenziale. Ah!, il tabacco da fumare, da masticare, da mettere  nella pipa. I sigari, le sigarette, i sacchettini da mettere sulle gengive degli incisivi avvolgendoli col laBBro inferiore creando una Buffa espressione sul volto!. In un modo o nell'altro il tabacco è stato, insieme alla divisa, parte del corredo di tanti giocatori di baseball. Si può inoltre affermare che l'uso e consumo ne hanno determinato un pò quella scala di valori creando delle vere e proprie caste sociali. Il sigaro era esclusivo delle persone altolocate e Borghesi, le sigarette erano più operaie, i mozziconi appartenevano ai poveracci e agli studenti. Nelle scuole superiori la frase classica era: "lasciami il cicco!". Hollywood non è stata da meno, rappresentando il taBacco e il fumo di sigaretta come un'immagine di fascino,  mistero e seduzione, il tutto impreziosito dall'aggiunta del  Bocchino per sigarette, un vero accessorio a disposizione di donne fatali e sensuali. E l'OLD GAME?, cosa centra in tutto questo?. Sport e sigarette non si sposano eppure il ruolo del taBacco si è sempre più delineato come un grande alleato dei Ballplayers. Dagli inizi del secolo scorso queste foglie, arrotolate o sminuzzate, hanno accompagnato i players nel raggiungimento di traguardi prestigiosi e storici. A parte i masticatori, Dizzie Dean era solito farsi una paglia prima di lanciare. Ricordiamo le immagini di Babe Ruth, che si allenava alla battuta con un sigaro in bocca. Rabbitt Maranville 24 stagioni in Majors, dal 1912 al 1935, durante una partita venne eliminato nel tentativo di raggiungere la terza base. Il coach gli disse: "Perchè non hai scivolato?", e Rabbit rispose: "Cosaaaa?, romperne uno nuovo da 50 cent?". Mise le mani in tasca e tirò fuori un bel sigaro profumato. Babe Herman dei Dodgers negli anni 30, era stufo dei giornalisti che lo dipingevano come un buffone e durante un'intervista, davanti al reporter tirò fuori dalla tasca un sigaro. Il giornalista gli diede da accendere ma Babe iniziò a fumare perchè il sigaro era già acceso. Il giorno dopo sui giornali c'era scritto, "Se non è un buffone un giocatore che tiene un sigaro acceso in tasca, cosa devo dire?". Roger Maris si affidava alle sigarette per alleviare la pressione di quei famigerati 61 HR stagionali, un record che ha resistito per quasi mezzo secolo, e J. Di Maggio, e Y.Berra, fino ad  arrivare ai tempi moderni con K.Hernandez, D.Parker,  J.Leiland, R.Allen. Alle Olimpiadi di LA-84, fui ospite nell'ufficio di Tom Lasorda, attrezzato con tutti i comfort,  un vero e proprio appartamento dotato perfino di rubinetti da Bar per la Birra. Arrivò  Bill Russell, shortstop, che mi condusse nel magazzino delle mazze, di cui conservo il penetrante odore del legno. Più tardi ritornammo nell'ufficio di Lasorda per una fresca birra appena spillata. Entrò Steve Yager, l'imponente catcher dei Dodgers di quel tempo. Aveva una schiena spessa e larga, indossava una maglia stracciata che arrivava appena sopra l'ombelico, lasciando scoperti i muscoli lombari che sembravano dei  quarti di vitello. Senza guardare nessuno disse: "Hi coach!", dirigendosi verso il rubinetto della Birra con un calice vuoto in mano. Le sue laBBra semichiuse quasi accarezzavano una marlBoro penzolante sul lato sinistro della Bocca. Yager riempì il suo calice e se ne andò.
Tutto inizia con una B...e, anche chi ha scritto inizia per B

giovedì 1 luglio 2010

MISS SWEET CAKE



In un tiepido pomeriggio, i ragazzini potevano assistere alla partita con un ingresso gratuito e con posti riservati sulle tribune dell'esterno sinistro. Ziggy, Josh, Sally e Jamie avevano occupato quei posti con l'entusiasmo di essere in prima fila per assistere alla massima attrazione dello spettacolo. Sgranocchiavano noccioline ed erano agitati come dispettosi cuccioli di leone che mordono la coda della madre. Alle loro spalle, in bella mostra, vi era un enorme manifesto pubblicitario raffigurante Miss Sweety Cakes che mostrava sorridente una ghiotta torta a strati, decorata con succose ciliege disposte in tondo sul bordo del dolce. Ma quelle piccole pesti non erano intressati al dolce, ma barattavano le loro noccioline cercando di indovinare quale parte del corpo sarebbe stata colpita dalla pallina di un eventuale fuoricampo. Vi era un'altra zona dello stadio, con la pubblicità delle lamette da barba e un piccolo annuncio "Hit it here for a blade supply!".
Per quei cuccioli era il paradiso perchè la Domenica i Royals giocavano sempre con lo stadio completo in ogni posto a sedere. C'erano anche parecchi tifosi che si agitavano sul tetto del palazzo Wigham adiacente allo stadio nella zona dell'esterno destro. Billy era il più scatenato e urlava: "Se una pallina mi colpisce in testa è un fuoricampo regolare". Nel 1945, i Royals acquistarono il primo giocatore di origine Ebrea, Kermit Kitman. Fu una grossa novità e la simpatia dei tifosi verso la squadra si trasformò in una forte e profonda passione. Kitman era un esterno centro. I giornali di Montreal non risparmiarono la più piccola porzione di pagina per elogiarlo dopo aver effettuato una sorprendente presa al volo contro Jersey City nello stadio Victoire situato in Rue Delormier. Nel suo primo turno di battuta Kitman realizzò un homer e dopo la partita si avventurò per le strade di Montreal contento della sua prestazione. Entrò in un Barber-Shop all'angolo di St.Catherine e St. Joseph. Il barbiere stava tagliando i capelli ad un uomo seduto, che indirizzò gli occhi verso il giocatore. "Ma tu sei Kermit Kitman?", chiese l'uomo seduto. "Si, sono proprio io", rispose l'atleta, pieno di sè ricordando il suo fuoricampo. "Figlio di puttana, sei stato eliminato in seconda base. Mi sei costato $100". Kitman era il lead-off dei Royals. Aveva 22 anni  e si era guadagnato un contratto di $650 al mese più gli alberghi pagati e $3 al giorno per i pasti. Aveva anche un bonus di $1800 se avesse vinto le Little World Series. Altri cambiamenti avvennero nella squadra dovuti soprattutto ad un forte interesse verso l'allora Negro League. Il GM Branch Rickey ordinò ai suoi talent-scouts di visionare con molta attenzione quella lega ed in particolare un giocatore il cui nome era Jackie Robinson. Jackie fece ottima impressione e firmò il contratto con i Royals nel giorno 23 di Ottobre del 1945. Hector Racine, presidente del club disse. "Robinson è un buon giocatore ed è ampiamente raccomandato dai Brooklyn Dodgers. Gli offriremo un buon contratto per giocare col nostro club". Robinson ottenne $600 al mese più un bonus di $3500 in caso di vittoria finale. Un giorno nel segregato campo di Daytona, Kitman ottenne una battuta valida. Subito dopo Robinson fece un bunt di sacrificio. Eddie Stanky, coprendo il sacchetto di prima base toccò l'accorrente Robinson in modo sleale e con una spinta lo fece cadere appena superata la base. Robinson, a terra agonizzante per il pugno subito nella zona bassa dell'addome, si rialzò furibondo trattenendo la sua ira e ricordando le parole di B.Rickey. "NIENTE RISSE". Si avvicinò alla prima base togliendosi la polvere dai pantaloni in completo silenzio. Dopo la partita Stanky si recò nello spogliatoio di Robinson scusandosi per l'irregolarità commessa e aggiungendo che aveva dovuto farlo su ordine del GM B.Rickey per metterne alla prova il suo temperamento. Kitman, dopo un inizio stellare non riuscì più a mantenere le aspettative rivelandosi un battitore mediocre e nel 1947 decise di abbandonare il baseball. Ma la grande notizia fu proprio quella dell'Opening Day del 18 Aprile del 46' quando i Royals affrontarono la squadra di Jersey City. Il Montreal Gazzette così titolava. "Il primo uomo della sua razza in una partita di baseball professionistico ha scaraventato la pallina a 333ft. ottenendo un homer e aggiungendo altre 3 valide per la vittoria dei Royals su Jersey City. Per completare il lavoro, Robinson ha rubato anche 2 basi, ha segnato 4 punti e ne ha battuti a casa 3. È stato accreditato di un errore difensivo". Robinson guidò la International League con una media battuta di .349. Ottenne 40 basi rubate con 113 punti segnati e .985 di media difesa nel ruolo di seconda base. In poco tempo diventò una vera stella in territorio canadese, un monumento nella città di Montreal. Tutti lo adoravano come mai era successo in precedenza. Bastava che arrivasse in prima base dopo una valida e i tifosi cominciavano a urlare di gioia mentre Jackie faceva avanti e indietro stuzzicando il lanciatore per rubare la seconda base. I Royals vinsero e dovettero affrontare i Louisville Colonels nelle serie finali. Le partite iniziarono proprio a Louisville, dove Robinson venne assalito costantemente da profondi insulti razziali provenienti specialmente dalla panchina avversaria e in 2 partite Jackie ottenne soltanto una battuta valida. In seguito Montreal pareggiò il conteggio delle partite vinte e giocarono la decisiva gara al Delormier Field. Vinsero i Royals di Montreal, e fu l'apoteosi. I tifosi dedicarono a Robinson una serenata in tipico spirito francese "Il a gagné ses Epaulettes", incitandolo a presentarsi sul campo per ricevere la standing ovation. Quando Robinson uscì dalla panchina venne circondato da una massa festante di tifosi che lo abbracciarono e lo trasportarono in spalla intorno al diamante. Visibilmente commosso il black-player pregò tutti quanti di lasciarlo andare perchè doveva prendere l'aereo per gli States. Quando uscì dagli spogliatoi, centinaia di persone lo stavano ancora aspettando. Robinson scappò ma venne inseguito da quella massa di tifosi festanti. Un motociclista gli diede un passaggio all'Hotel, salvandolo così da unafuga inconsueta. I giornali di Louisville, Kentucky, nel sud degli Stati Uniti così scrissero: "Probabilmente è la prima volta in assoluto in tutta la storia dell'umanità, che un gruppo di Bianchi insegue un Negro animati da tanto affetto piuttosto che dall'odio razziale". Tutto questo è successo tanto tempo fa. Quei piccoli cuccioli seduti sulle tribune ora sono grandi, ma il ricordo di Miss Sweety Cakes è limpido e stampato nelle loro menti. Nessun fuoricampo venne battuto in quella partita, nessuna pallina venne battuta in quella direzione e nessuna pallina colpì una parte del corpo di Miss Sweety Cakes. Pazienza. Dove non è arrivata la pallina, là arrivarono le piccole mani dei piccoli mocciosi. Facendo la scaletta l'uno con l'altro toccarono la torta della Miss senza evitare un contatto con le forme generose del corpo della Miss. Ma cosa successe a Billy?. Billy è steso senza sensi sulle tribune con un ematoma in fronte. Nella sua mano stringe ancora la pallina del fuoricampo e nel suo cuore ha imprigionato il ricordo della più bella botta della sua vita.