Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

giovedì 20 maggio 2010

AQUALUNG

Capita che il logorio di questo pazzo pazzo gioco, permetta alle leggende di riemergere dal profondo, basta dar loro la giusta spinta secondo i tempi che la natura scandisce. Non sempre i frutti più grossi sono i più buoni, non sempre nuvole passeggere annunciano un imminente temporale. E così sono le leggende. Quelle vere sono come l'amore. Nascono e crescono nel tempo. È il caso di due lanciatori che si affrontarono per ben 26 riprese. La partita venne interrotta dall'arbitro per oscurità sul punteggio di 1 a 1. Era il 1 Maggio del 1920, le squadre coinvolte erano quelle dei Brooklyn Dodgers e dei Boston Braves. I due pitchers furono Leon Cadore, Brooklyn, e Joe Oeschger, Braves. In pratica lanciarono per quasi 4 ore. Quasi 3 partite complete di baseball, 2 partite da 9 riprese e una da 8. Fu un confronto eroico, senza precedenti tanto da oscurare prestazioni come quelle del vecchio Iron Man McGinnity il quale vinse tre doppi incontri nel mese di Agosto del 1903. Ed ecco allora che sboccia la leggenda di Leon e Joe. Le 26 riprese sostenute dai due hurlers furono la causa della fine della loro carriera. La temeraria galanteria dei due antagonisti, nella ricerca della vittoria, fu l'argomento di discussione che terminò con un solenne verdetto: "I due pitchers non saranno più gli stessi". Sorprendentemente, come succede in diverse leggende dello sport, i due atleti non accusarono nessun tipo di malessere, nè al gomito, nè alla spalla. Cadore, negli anni successivi, ricordò con orgoglio quella maratona dicendo di sentirsi fiero per aver scritto il suo nome nell'albo delle leggende. Ma le statistiche suggeriscono non pochi quesiti e aprono una falla, una piccola insenatura all'interno di questa leggenda. Cadore esordì in Major nel 1915. Nel 1917 aveva un record di 13-13, e nel 1919 di 14-12. Le 26 riprese lanciate nel 1920 portarono il record finale stagionale di Cadore a 15 vittorie-14 sconfitte. Contribuì anche alla vittoria del pennant da parte dei Dodgers. In seguito perse la prima partita delle World Series contro Cleveland. Nel 1921 Cadore vinse 13 partite e ne perse 14 il che ci dice che fu una prestazione stabile, diciamo in linea con il suo standard. Quindi, fino a quel momento, non vi furono evidenti segnali che quelle 26 riprese avessero danneggiato il braccio di Cadore. Nel 1922, il pitcher vinse 8 partite perdendone 15. Ed ecco che in molti diedero la colpa a quella partita del 1 Maggio 1920. Ma nel 1922 Cadore aveva 31 anni ed è abbastanza normale che dopo 9 campagne in Major League a quell'età un lanciatore possa perdere un pò della sua efficacia. Nel 1923 Cadore passò ai White Sox, nel 1924 ai Giants e dopo terminò la sua carriera. Il percorso di Oeschger fu leggermente diverso. Ebbe una buona annata nel 1917 con i Phillies quando vinse 15 partite. Nel 1918 il suo record fu di 6-18. Nel 1920, l'anno della partita-maratona, Oeschger ebbe la sua migliore stagione con 15 vittorie per poi migliorare nel 1921 con 21 vittorie. Come Cadore, nel 1922 vinse solo 6 partite e nel 1923 ne vinse 5 alimentando le opinioni che, quelle 26 riprese lanciate, furono la causa del declino sportivo dei due pitchers. Sta di fatto che quella maratona non lasciò danni permanenti ai giocatori. Quando si sale sulla collina non si vuole mai scendere e il coraggioso match-up ha oltrepassato quel confine che separa l'essere umano dalla leggenda. Il fatto curioso è che il giorno successivo i Dodgers persero 4-3 alla tredicesima ripresa contro i Phillies, e che il giorno successivo ancora, il 3 Maggio, i Dodgers persero 2-1 alla 19esima ripresa contro i Braves. Quindi giocarono un totale di 58 riprese, quasi 6 partite e mezzo, in tre giorni consecutivi senza vincerne una. Non c'è da chiedersi perchè gli stessi tifosi dei Brooklyn soprannominarono la squadra The Daffiness Boys: Pazzi e stupidi ragazzi.

Per le vie di Brooklyn tutti parlano dei Dodgers. Un gruppetto di bimbi all'angolo della strada si scambiano con interesse le poche figurine dei campioni di baseball a disposizione, mentre il capo di quella piccola gang, con brevi occhiate, controlla il carretto pieno di donuts e dolcetti. Sta studiando uno stratagemma per poter distrarre l'ambulante in modo da accaparrarsi un fresco pasticcino profumato. Sono teneri cuccioli spelacchiati con le guance sporche e le ginocchia rigate, segno del continuo grattarsi e del loro modo di sgattaiolare a quattro zampe. Sono immagini viste in bianco e nero nelle pellicole di Buster Keaton o Charlie Chaplin. Più in là un vecchio vagabondo è sorretto nei suoi passi da un bastone che somiglia ad un grosso ramo d'albero. Lo stringe con le sue mani rugose, le sopracciglia folte nascondono i suoi occhi scuri di un passato avventuroso. Ora si ferma. Il suo respiro è l'affanno di chi dice: "Ormai è andata così". C'era un tempo in cui il vecchio Aqualung si chiedeva: "Chissà come andrà?". Quel tempo è andato, preda del vento come lo sono adesso quei fogli di giornale che svolazzano e danzano nel grigio pomeriggio di Brooklyn. Con la punta del bastone il vecchio riesce a bloccarne uno che casualmente il vento gli aveva deposto ai piedi. Aqualung si ferma. "Wait 'til next year", così era scritto. Sollevò il bastone e le sue vuote pupille seguirono quel foglio di giornale che riprese la sua danza allontanandosi. Nel cuore del vecchio straccione ogni battito era il desiderio che prima o poi tutto succederà. I Daffiness Boys non stavano andando bene.
Due tifosi erano seduti all'Ebbets Field. Uno guardava il diamante, i Dodgers stavano facendo una rimonta contro i Giants. L'altro era concentrato a scrivere tutte le azioni sul foglio dello scorer. "Hey, guarda", disse il primo affondando il gomito nel fianco dell'altro. "I Dodgers hanno tre uomini in base". L'amico non guardò nemmeno. "Si?", disse in modo distratto, "Quale base?". Ecco, questa era l'attitudine accumulata nel corso degli anni da molti tifosi della squadra. Questi erano i Daffiness Days, dove tutto era possibile, e tutto poteva succedere all'Ebbets Field. Negli anni venti, Babe Herman fu uno dei più disastrosi corridori sulle basi. Nel 1926, contro i Boston Braves, Herman fu coinvolto in un'azione di gioco inimmaginabile per ogni tifoso di baseball. Hank DeBerry era in terza, Dazzy Vance in seconda, e Chick Fewster era in prima base quando Herman entrò nel box di battuta. Herman colpì la pallina verso l'esterno destro la quale iniziò a carambolare contro il muro. DeBerry segnò il punto. Vance, decidendo di avanzare di una base, arrivò in terza. Fewster invece decise di avanzare di due basi arrivando in terza dove stava Vance. Herman, il più ambizioso di tutti, decise di arrivare in terza base. All'improvviso vi furono tre corridori in terza. Ma non per molto. Herman arrivò in scivolata e Fewster saltò per evitare la collisione con le gambe di Herman, il quale venne dichiarato OUT per aver passato il corridore. Vance a quel punto era l'unico in posizione regolare ma venne eliminato per toccata dal terza base, il quale aveva ricevuto la pallina lanciata dall'esterno destro verso il diamante. Nonostante questo assurdo incidente, i Brooklyn vinsero la partita per 4-2. In un'altra occasione Herman ottenne un valido nel Gap tra l'esterno centro e sinistro con un corridore in prima. Sicuro di aver ottenuto un doppio, Herman, a testa bassa, arrivò in prima base per poi proseguire verso la seconda base. L'altro corridore, che era in seconda, pensò che la pallina battuta potesse essere presa al volo. Rapidamente si girò per tornare in prima base. Sta di fatto che entrambi i corridori si incrociarono per proseguire in direzioni opposte. Tutto è successo all'Ebbets Field.
Il vecchio Aqualung si è accasciato con la schiena appoggiata contro un cumulo di mattoni, i residui dell'antico muro di un palazzo ormai fatiscente. Stringe il suo bastone al petto, il suo corpo è immobile e la sua testa è reclinata sul fianco. Non respira, ma i suoi occhi cavalcano immobili il grigio di Brooklyn, il cui foglio di giornale, cullato dal vento, si allontana come un albatro. Ora non si chiede più: "Chissà come andrà". Nel frattempo, quelle piccole pesti dai volti lentigginosi sono riusciti ad impossessarsi di un paio di donuts, che hanno diviso tra di loro. Si avvicinano e osservano il vecchio, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così".

venerdì 7 maggio 2010

THE IMPOSSIBLE DREAM

Yastrzemski si stava allenando in battuta. Erano i giorni degli Spring Trainings e i giocatori dei Metz si fermarono intorno al Batting Cage. Alcuni di loro si appoggiarono col mento al tubo di ferro, che era parte della struttura di sostegno del cage, in una posizione rilassata e con gli occhi sgranati. "Diamine!, i professionisti non fanno così". I professionisti non pensano che altri giocatori possano avere qualcosa da insegnare a loro. Gli unici che avevano suscitato  tale attenzione furono T.Williams, M.Mantle, S.Musial. Ora guardano Carl Yaz. La fastball arrivò interna e la fastball se ne andò lontana. Carl disse al lanciatore di tirare un pò di curve e poi gli chiese di tirare altre dritte. Infine disse qualcosa al catcher: "Ancora due curve!", e il catcher lo segnalò  al lanciatore. Ron Swoboda tolse il mento dal tubo di ferro e sorrise dicendo: "Se uno dei nostri giocatori se ne sta così  tanto nel cage sentirebbe gli urli degli altri: "Hey, ti facciamo servire anche il pranzo?". Qualcun altro aggiunse: "Dannazione, se vinci la Media Battuta per due anni di fila anche tu potresti stare nel cage, eh Tony?". "Scherzi?", disse Tony Conigliaro, "come potrei, io sono un battitore destro e non un mancino". "Cosa vuoi dire Tony?, che ci sono più lanciatori destri che mancini?". "È già", replicò Conigliaro. Dopo una breve pausa, Swoboda aggiunse: "Ma allora cosa ne dici di quel Mostro Verde che hanno costruito al Fenway per voi battitori destri?". Conigliaro: "Non è come tutti pensano. La metà delle volte si gioca fuori casa e non puoi portarti il Muro con te. Quando sei al Fenway cerchi di battere il più possibile in anticipo. Se adotti questa tecnica poi devi aggiustarti quando sei fuori casa. La questione  non è facile e complica l'approccio alla battuta. Nel frattempo Yastrzemski fece il suo swing, il suo giro di basi e scomparve nel dug out quasi fosse letteralmente svanito nel nulla. "Ho visto che stai con le gambe più larghe in battuta", disse un giornalista a Carl. "Si un poco, e le mie mani partono in una posizione più bassa", continuò Yastrzemski. La scorsa stagione con le gambe più vicine e le mani più alte Yaz vinse la Media Battuta per la terza volta. Solo quattro giocatori l'hanno fatto prima di lui. Ha vinto la Media Battuta per la seconda volta di fila, solo sette giocatori l'hanno fatto. "Non sei soddisfatto?, o qualcuno te l'ha suggerito?", disse il giornalista. "Il Grande Uomo", rispose Carl. "È sempre stato un maniaco della battuta e mi disse che anno dopo anno è meglio allargare le gambe quando sei in battuta perchè muovi di meno il corpo e usi di più le mani per aggiungere velocità allo swing". "Il Grande Uomo.?", "Si, Ted Williams!". "Oh!, quindi stai dicendo che il corpo è sprecato in battuta?". "Credo proprio di si", rispose Carl. "Le mani sono fondamentali, ti permettono di aspettare di più sul lancio". "Perchè Ted Williams ti ha detto che anno dopo anno è meglio allargare le gambe?, voglio dire, se è la cosa giusta  perchè non farla subito?". "Ci vuole tempo e maturità per essere convinti", disse Yaz". Un ragazzo pensa che per battere lontano bisogna usare tutto il corpo!". "E abbassare le mani?, di chi è stata l'idea?". "Di nessuno, l'ho scoperto da solo perchè il mio swing è più  veloce".
C.Yastrzemsky-1967
Yastrzemsky contribuì alla realizzazione dell' Impossible Dream. Nel 1967 quando vinse la Tripla Corona, portò i Boston Red Sox alla vittoria della Lega dopo 21 anni, l'ultima volta successe nel 1946. Quell'anno ci furono 4 squadre in lotta per il titolo. Nelle ultime 2 settimane Yastrzemski fu autore di una performance a dir poco mostruosa, con una MB.513 (23 su 44), 5 HR e 16 RBI, per portare i Boston a vincere di una sola lunghezza sopra Detroit e Minnesota. Quando qualcuno va a braccetto, passo dopo passo, con una stagione da Triple Crown, l'autorevole e talvolta leggero mondo giornalistico del baseball sente l'obbligo di fare qualsiasi riferimento a Carl Yastrzemsky. Ci vuole un Miguel Cabrera per aggiungere uno sforzo letterario che non esalta la figura del terza base dei Tigers, attualmente il miglior giocatore di baseball esistente, ma bensì proietta Yaz ancora più in alto nella sfera delle leggende del passato. E così, poeti e scrittori sottolineano l'immagine inimitabile dell'ultimo uomo che ha vinto la Triple Crown, il Guardiano del Mostro Verde, il druido del Sogno Impossibile, The King che ha regnato per 45 anni. Non faccio parte di questa elìte letteraria, avevo 9 anni in quel tempo. Avevo creato una mazza da baseball ricavata da un manganello di plastica, di quelli che si usavano nei giorni di Carnevale. Il manganello era costituito da 2 parti simmetriche unite fra di loro tramite il procedimento a calore. Seguendo la linea di divisione con un coltellino, aprii il manganello riempiendolo con una sorta di pasticcio composto da carta, cartone ed una boccetta intera di vinavil. Una volta compattato il tutto, unito le due parti con del nastro isolante, la mazza era pronta, perfetta, con un peso attorno alle 22/24 once. La stringevo con soddisfazione mentre osservavo i filmati di Clemente, Palmer, Cuellar, Powell, Robinson, Blair, Gibson per arrivare alla stagione 1967, Il Sogno Impossibile, l'anno più romantico di tutta la storia del baseball. C'era lui, Yaz, che prima di entrare nel box, raccoglieva un pò di terra e si sfregava le mani per stringere una Hillerich-Bradsby da 34 once: è lui, The last man to win the Triple Crown. Al tempo non esaltarono più di tanto questa prestazione, in fondo Frank Robinson aveva ottenuto la Triple Crown nell'anno precedente, il 1966, e prima ancora la MLB aveva prodotto un Triple Crown Man ogni 10 anni circa. Nonostante non fossi presente durante L'Estate dell'Amore di Boston, osservare la prestazione di Yastrzemsky aggiunge dettagli importanti per delineare quella che ancora oggi rappresenta una figura leggendaria. Sono 3 gli aspetti fondamentali che hanno reso Yaz un vero titano dell'Old Game. Per primo va ricordato che la stagione del 1967 non fu la sua migliore. Yaz vinse 3 titoli di battuta e ne perse uno per pochissimi punti di percentuale. Era il 1970 e Alex Johnson vinse il titolo di media battuta con .328,990228013 realizzando 202 battute valide su 614 turni di battuta, contro .328,621908127, 186-566, di Carl Yastrzemsky. Va ricordato che all'ultima giornata di campionato, Alex Johnson realizzò 2 valide su 3 turni e poi venne sostituito per assicurarsi il titolo di Media Battuta. Solo una stagione separò il 1968 dal 1970 quando venne approvata la regola di alzare il monte di lancio aprendo le porte a quella che in seguito venne definita L'Era dei Lanciatori, un decennio e oltre di dominio da parte degli Hurlers di ogni squadra. Ma non per Yaz che riconquistò il titolo di battuta con un insolito .301, l'unico in AL a superare quota .300. Nel 1970, le figure dei grandi battitori dovettero affrontare la frustrazione di non poter eccellere come di consueto, ma, ancora una volta, l'unico fu Yastrzemsky con un career high di .329, 40 Homerun e 102-RBI. Oltre a questi numeri d'attacco, Yaz aggiunse anche 23 basi rubate come per dire: "Just for the fuck of it". E per quanto riguarda la difesa?. Solo una stretta elite di All-Timers sono inseriti in questa speciale classifica. Da Honus Wagner, Eddie Collins, Tris Speaker, Willie Mays, Mike Shmidt, Stan Musial, Eddie Matthews, ma Yastrzemsky è stato il miglior esterno sinistro dell'American League per almeno un decennio. Negli anni 70' ricoprì il ruolo di prima base per far posto ad un giovane Jim Rice e nel 74' diventò il DH ufficiale per dare, ad un promettente Cecil Cooper, l'opportunità di far carriera. Il grande ritorno nel prato esterno avvenne nel 1975, quando Jim Rice si fratturò il polso in seguito ad un check swing. A 35 anni suonati, Yaz, rinvigorito dalla corsa per il titolo, giocò ogni pallina battuta su di lui con estrema energia, con la furia di un lupo selvaggio, oscurando due giovani presenze come l'esterno centro Fred Lynn e l'esterno destro Dwight Dewey Evans. Fu proprio nel 1977, a 37 anni, che Yastrzemsky vinse il suo 7° Gold Glove giocando 152 partite in esterno. Il Sogno Impossibile di Carl e di tutti nel New England fece dimenticare una figura leggendaria come Ted Williams il quale non riuscì mai a guidare la squadra ad un risultato significativo. Non è un fallimento che Carl sia stato l'ultimo out in game 7 delle WS del 75' contro i Cincinnati. Non è un fallimento che ancora lui con 2 corridori in base nei Play-Off del 78', sia stato eliminato da Greg Nettles degli Yankees con una semplice volata in zona foul. Non è indegno essere l'ultimo out dopo aver fatto così tanto per la squadra e il club. "No!", non è un fallimento, è soltanto tragedia, il dramma di realizzare un Sogno Impossibile.