Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

domenica 28 febbraio 2010

FOREVER FRIENDS

Manny Sanguillen parlò con Roberto Clemente. Era un Venerdì, qualcosa come 30 ore prima dell'avvicinarsi del giorno dell'ultimo dell'anno, quando il tragico incidente d'aereo costò la vita a Roberto e altre 4 persone. "Roberto mi guardò!", disse Manny con i suoi occhi tristi, "Sangy, in quale ruolo giochi nel campionato invernale?", chiese Clemente. "Gioco esterno destro e qualche partita mi fanno giocare all'esterno sinistro!", rispose Sanguillen. Manny "Sangy" Sanguillen era il catcher dei Pittsburgh Pirates negli anni 70' ed era anche lui portoricano e grande amico di Clemente. Con il suo solito sorriso e con tono scherzoso Roberto disse a Manny che doveva giocare nel ruolo di esterno sinistro oppure nel ruolo di ricevitore perchè non c'era nessuna possibilità che potesse rubargli il posto di esterno destro. "Oh sto scherzando!", disse Sanguillen, "Comunque gioco abbastanza bene in quel ruolo e quando tu smetterai forse sarò il miglior esterno destro!". Clemente sorrise squotendo la testa, un tic nervoso, causato anni prima nel corso di un incidente d'auto dove Roberto rimase seriamente danneggiato alla schiena al punto che molti scouts pensarono che la sua carriera fosse compromessa. "Non potrai mai farcela, Sangy!", disse Clemente, "D'altra parte, io sono meglio di te a ricevere!", concluse Roberto con tono scherzoso, avvolto intorno al suo classico sorriso latino. Pochi lo sanno, ma Clemente era bravo nel ruolo di catcher, poteva anche lanciare. Era la tipica persona che poteva fare qualsiasi cosa nello sport, un vero atleta completo. Ora se n'è andato, è triste, è fortemente triste per tutti.


Clemente era stato selezionato per far parte della Comitiva Olimpica perchè aveva ottenuto ottimi risultati nel lancio del giavvellotto e nel salto in lungo. Ma il richiamo del guantone e della pallina furono come un totale magnetismo per lui. A lungo si era allenato per diventare un giocatore di Major League. Durante le notti lanciava la pallina contro la parete della camera da letto. Di giorno era in mezzo alla strada con manici di scopa e confezioni del latte simulando mazza e guantone. "È il caso di dire che si era impegnato alla morte per la gente di Managua!", continua Sanguillen, "e quando gli dissi che era molto rischioso, lui di colpo diventò serio come lo era il più delle volte nello spogliatoio. Gli dissi che Bill Mazeroski era il mio eroe e Roberto cominciò a chiamarmi "Polacco" ritornando col suo piacevole sorriso in volto". Le ultime parole di quella sera, prima che me ne andassi a giocare, furono: "Ho comperato una scimmia ieri, e l'ho chiamata "Sangy!". Adios amigo!". E Roberto salì su quel maledetto aereo. Sanguillen è uno spirito libero, tutto il suo corpo è un fermento con tanta voglia di competizione. È il guerriero più felice che si possa trovare sul campo. Ma quando parla di Clemente i suoi occhi si stringono come le dita avvolte in un pugno. "Eravamo amici per la pelle!", dice Manny. "Quando arrivai a far parte della squadra di Pittsburgh, lui mi fece conoscere tante persone, mi portava in posti belli e raffinati. Fece questo tutte le volte. Durante gli Spring Training Roberto mi ha insegnato come leggere il rimbalzo di una valida, come impostarsi per il rilancio e anche la tecnica per correre indietro verso la recinzione. Ormai non conta più niente, non c'è dolore peggiore che la perdita del più grande amico della vita". Dopo il disastro, Sanguillen si tuffò più volte al largo della costa portoricana per cercare di ritrovare il corpo di Roberto. Arrivava a 15/20mt. di profondità. "Era buio là sotto. Non si vedeva bene e l'oceano era spesso agitato. Ogni giorno andavo nella zona dove era caduto l'aereo in fiamme, nuotavo intorno e mi immergevo. Ho visto quando hanno recuperato i resti del corpo del pilota. Era irriconoscibile. È stata proprio quella visione che mi ha fatto abbandonare le ricerche. Cinque giorni dopo, mi tuffai di nuovo nel punto dove alcune persone dissero che forse si vedeva qualcosa. Ma erano i pezzi dell'aereo. In più vidi anche uno squalo. Ne ho visti parecchi nella mia vita, ma quello era veramente grande". Disse Roberto Clemente: "Il mio sogno è quello di poter assistere al mio funerale!". Una triste profezia, forse uno strano sogno che in modo macabro si è avverato. Tom Walker, lanciatore, fu uno degli ultimi a vedere Clemente in vita. "Ricordo come se fosse ieri", dice Tom, "Andammo insieme all'aeroporto e fu l'ultima volta che lo vidi. Lui mi salvò la vita perchè non volle che io salissi su quell'aereo". All'annuncio del terremoto in Nicaragua e al successivo appello di Clemente arrivarono circa 7 tonnellate di viveri a disposizione per essere caricati sull'aereo. Walker, Sanguillen e Clemente caricarono i camion e andarono all'aeroporto per trasferire il carico su quel "Douglas DC-7". Il velivolo era stato frettolosamente revisionato, ed era talmente pieno da non lasciare posto ad altri passeggeri. I due amici chiesero a Clemente se potevano salire sull'aereo, ma Roberto non volle dicendo che poteva essere pericoloso e in più sapeva che era "l'ultimo dell'anno" e sia Walker che Sanguillen avrebbero festeggiato con le loro famiglie.