Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

giovedì 30 dicembre 2010

PAZZI SCATENATI


Bill Veek, proprietario di diverse squadre di Major League, fu un grande innovatore del baseball. Bill catturò l'attenzione su di sè per il suo carattere stravagante e per l'originalità delle sue azioni con cui ha dato impulso e notevole interesse all'OLD GAME. Curiosa fu l'invenzione di una porzione di campo all'esterno destro con una rete semovibile, montata su ruote. In pratica quando la squadra avversaria aveva buoni battitori mancini Veek spostava la rete indietro. Inutile dire che questa operazione fu immediatamente interrotta dal commissario Landis. Un'altra stravagante mossa di Veek fu quella di far entrare come pinch-hitter un nano, Eddy Gaedel, che ottenne la base su ball per poi essere sostituito. La squadra di Veek, al tempo i St.Louis Brown, vinse l'incontro per 5-3. Prima di entrare nel box di battuta, Veek parlò al nano e gli disse: "Mettiti sul piatto e chinati e se provi a girare la mazza c'è un cecchino sulle tribune pronto a spararti!". Nel 1947, 3 mesi dopo l'ingresso in Major di J.Robinson, Veek firmò il contratto a Larry Doby il quale diventò il primo "negro" a giocare nell'American League con i Cleveland Indians. L'anno successivo, sempre Veek, firmò il contratto a Satchel Paige, il quale diventò il Rookie più vecchio di tutta la storia con i suoi 42 anni. Quale personaggio se non Bill Veek, acerrimo fumatore e che aveva il portacenere intagliato nella sua gamba di legno, può elencare i 9 componenti di una ipotetica squadra di pazzi scatenati?. Cominciamo subito.

Babe Ruth. Chi altri arrivava al campo ubriaco, scommettendo 1000$ sul cavallo vincente, andando a battere con la cinta slacciata?. Forse una figura grottesca, ma i bambini lo amavano e lui amava i bambini. The Babe è l'esterno destro. Al centro c'è Hack Wilson, divertente con i suoi pantaloni sopra la pancia. Aveva l'abitudine di legare i passeggeri alle sedie della sala d'aspetto nelle stazioni dei treni e spesso si arrampicava sulle tribune per ingaggiare risse con i tifosi. Ted Williams è a sinistra con i suoi foul balls nei pressi di fans ostili, che sputa in direzione dell'ufficio stampa e che chiama i politici "persone senza budella". Art Shires è in prima base. Lui che ha picchiato il manager nello spogliatoio, che ha morsicato il dito della segretaria durante una rissa in un albergo e che ha gareggiato contro George Trafton, il pugile, in un combattimento d'esibizione  sul ring. Roger Hornsby è il seconda base, perchè si comportava da "stronzo" con i suoi compagni di squadra. Ma quando era nel box di battuta per molti lanciatori era impossibile lanciargli anche vicino al piatto. Se Roger non girava la mazza, per l'arbitro il lancio era un ball. Rabbit Maranville è l'interbase. Nel giorno delle Ceneri, entrò nella sala ristorante di un albergo con un secchio pieno di polvere di carbone e la soffiò sulla cena dei clienti. È l'unico nella storia ad aver perso "18 TAXI IN UNA NOTTE". Pepper Martin, il pellerossa, è il 3° base. Lui suonava "l'asse da lavare" nella Mudcat band della squadra di St.Louis soprannominati "The Gashouse Gang", pazzi scatenati e rissosi al punto che facevano "a botte" anche tra di loro. Rollie Hemsley è il catcher. Membro dell'Anonima Alcolisti, passò una notte in tre prigioni diverse situate in tre diversi sobborghi di New York. Entrava negli alberghi con whiskey in una mano e seltzer nell'altra chiedendo a donne dignitose di avere un drink con lui. Al rifiuto, lui spruzzava il seltzer in faccia alle signore. Per i lanciatori, la lista è assortita. Malone e Alexander li mettiamo nella sezione "alcoolizzati". Una volta hanno buttato Malone nella vasca del ghiaccio, altrimenti non avrebbe trovato il monte di lancio. Lefty Gomez è stato l'unico a sposarsi in California mentre stava divorziando in Messico. Quando lanciava aveva l'abitudine di guardare gli aerei che passavano sopra lo stadio e col tempo accusò problemi alla vista. Una volta in battuta contro Bob Feller accese un fiammifero e l'arbitro gli chiese: "Hey!, non riesci a vederlo?". "Si", rispose Gomez, "ma voglio essere sicuro che lui veda me!". Un altro pitcher è  R.Waddell, un piromane attratto dal fuoco. Dove c'era un incendio, lui era presente perchè dopo averlo generato, osservava i vigili nell'opera di spegnimento. Parecchie volte non si presentava  alle partite perchè preferiva andare a pesca. In questa colorita squadra aggiungiamo due pinch hitters. Il primo è Ty Cobb, violento e cattivo. A Toledo, prima di una partita, si fece togliere le tonsille da un veterinario il quale non usò nessuna anestesia. Un'altra volta andò sulle tribune per picchiare un disabile di colore. Venne processato e assolto. L'altro pinch hitter è Paul Waner, che dopo una notte "impegnata ad alzare il gomito" da un pub all'altro, il giorno dopo ottenne un triplo. L'unico problema è che scivolò sul piatto del bull pen, dove si scaldavano i lanciatori a circa 15 metri dalla terza base. Conclusione. Questa lista di giocatori è da Hall of Fame, ma forse è meglio non imitare il loro comportamento fuori dal campo. Sicuramente sono stati dei pazzi scatenati, ma hanno vinto tanto da meritare un posto a Cooperstown dove saranno ricordati per sempre. Allenare una squadra del genere?. Perchè no, non bisogna fare nulla. Basta sedersi in panchina, il divertimento e lo spettacolo sono assicurati. Nel mondo di oggi non ci sarebbe spazio per questi personaggi. Il falso perbenismo e i modelli comportamentali proposti dai mass media, rappresentano i tristi ostacoli alla libertà individuale e alla genuinità dell'essere. Per questi "Pazzi Scatenati", l'obbedienza non è stata una virtù, ma una subdola tentazione.

giovedì 9 dicembre 2010

CHIMICA E CARPENTERIA DELLE MAZZE

E. Averill
                                                  LA CHIMICA...CONTA
 1947. Il nuovo General Manager di Detroit, Billy Evans, ricordava un episodio della sua carriera quando era alla guida dei Cleveland Indians. Earl Averill, stava affrontando uno slump tremendo avendo realizzato una sola battuta valida in due settimane. Continuando nel suo racconto, Evans sottolineò la grande preoccupazione che affliggeva tutta la squadra. In città viveva un farmacista, un assiduo tifoso, tanto assiduo che si guadagnò la fiducia di tutti i giocatori per la sua simpatia e le sue conoscienze in materia di chimica. Lui era il Druido del baseball. Un giorno si avvicinò e disse ad Evans: "Sono in grado di fermare lo slump di Averill". Il manager rispose che era fantastico. "Fammi avere mezza dozzina delle mazze che usa Averill", aggiunse il "Druido". Evans gli diedi 6 mazze. Due giorni dopo, il farmacista tornò con una delle 6 mazze e disse che le altre le aveva tutte sezionate. Infine aggiunse che tutto ciò che Averill doveva fare era quello di effettuare il contatto con la pallina. La forma della mazza era stata modificata, in particolare il barrell, che risultava più spesso e grosso ed era evidenziato con un colore più scuro, corrispondente alla lunghezza di 15cm. Tutto il lavoro venne terminato pochi minuti prima dell'inizio della partita. Evans chiamò Averill. "Questa è la tua mazza", gli disse, " quando vai nel box pensa solo a fare contatto". Più tardi al primo turno di battuta, su un lancio curvo, Averill ottenne un singolo appoggiando la mazza sulla pallina e da quel momento in poi il battitore ottenne una sequenza di battute sensazionale: 15 valide su 30 turni. Il General Manager si impaurì perchè il farmacista non disse cosa aveva fatto alla mazza. Evans temeva che ci fosse un cilindro di ferro all'interno. Cosa sarebbe successo se Averill avesse rotto la mazza?. Per me sarebbe l'espulsione per sempre nel baseball. Questi pensieri attanagliavano il manager e, rivolgendosi al trainer Weisman gli disse: "Se mai Averill dovesse rompere la mazza, voglio che ti precipiti frettolosamente a recuperarne i pezzi. Se dovesse succedere in casa, mi porti i pezzi in ufficio se invece succede in trasferta, me li spedisci per posta, via aerea". E fu così che, durante una partita a Cleveland, la mazza si ruppe. Weisman si precipitò a raccoglierne i pezzi e li consegnò al GM Evans che a sua volta li diede ad un falegname dicendo: "Tagliala cm per cm". Mentre il falegname eseguiva l'operazione, Evans si sedette. Era nervoso, sudato e accese un sigaro. Il pensiero di sentire il rumore della sega che avrebbe incontrato il metallo all'interno della mazza lo perseguitava. Ma ciò non avvenne e con sollievo il manager si accorse che la mazza era completamente in legno, quindi legittima, e che il farmacista aveva usato una qualche sostanza chimica per aggregare meglio il legno nella parte che aveva colorato. Fu così che Evans consegnò al farmacista un'altra dozzina di mazze in modo da poterne "forgiare" delle altre simili a quella di Averill. Ma il Druido non fu più in grado di ripetere l'operazione. "Però", concluse Evans, "fu in grado di aiutare Averill ad uscire da un tremendo "slump" e la cosa fu più che sufficiente".
                                                  CODOGNO 1976
Un fatto simile successe nella finale del 1976 disputata a Codogno (squadra nella quale militavo), contro il team di Ronchi dei Legionari. La finale valeva il titolo di Campione d'Italia e la promozione nell'allora denominata Serie Nazionale. Un paio di settimane prima dello svolgimento delle finali, si ruppe il pomello di una mazza di alluminio che si staccò completamente dal manico. La mazza in questione era quella più usata da tutti i giocatori della squadra e aveva sopportato una stagione intera più tutti gli allenamenti. Con gli urti subiti e i maltrattamenti ricevuti, la povera mazza era fortemente danneggiata. Eravamo reduci dalla difficile trasferta di Ronchi Dei Legionari dove eravamo riusciti a vincere entrambi i contest e ci sentivamo ad un passo dalla vittoria finale. Raccolsi la mazza rotta e la consegnai al Sig. Emilio. Il Sig. Emilio, era un dirigente della società, un tuttofare. Aveva conoscenze di falegnameria, di meccanica, lavorava il ferro e si destreggiava bene anche nel campo dell'elettronica. In breve, era una persona preziosissima. Pochi giorni dopo, il Sig. Emilio riportò la mazza e con gioia vidi che era come nuova. In pratica aveva saldato il pomello al manico inserendo all'interno un cilindretto di legno della lunghezza di circa 2 o 3 cm. per dare supporto alla saldatura. Il risultato fu ottimo. Il segno della saldatura era praticamente identico alla stessa saldatura che si vede quando si acquista una mazza di alluminio. IMPORTANTE PRECISAZIONE. Tutti coloro che hanno usato le mazze di alluminio, sanno che all'atto dell'acquisto, il manico è coperto da una guaina di gomma nera. Chi non usava i guantini, dopo un allenamento di battuta, si ritrovava con le mani annerite dalla tinta che veniva applicata sulla gomma. Per evitare questo spicevole inconveniente, era pratica comune togliere la gomma con un taglierino per poi avvolgere intorno al manico del tape come quello che si vende nei negozi di Sanitaria. Altra soluzione era quella di acquistare un tape specifico che si usa per avvolgere i manici delle racchette da tennis, che è morbido e anche bucherellato per evitare l'eccessiva sudorazione delle mani. Dico questo perchè quando abbiamo tolto la gomma nera dal manico della mazza abbiamo potuto notare che il segno della saldatura originale era identico a quello eseguito dal Sig. Emilio. "Grande Emilio, ottimo lavoro", ci siamo detti, senza nemmeno pensare minimamente, ma nemmeno nel più profondo dell'universo stellato, che tutto questo potesse rivelarsi come una sorta di irregolarità o truffa. In fondo, se avessimo spedito la mazza nella fabbrica EASTON, avrebbero fatto la medesima cosa. Ciò che successe nel week end è storia scritta. Codogno perse game 3 e in game 4, alla nona ripresa con 2 out e basi piene, ottenni un grande slam per la vittoria. Appena terminai il giro delle basi, il manager friulano chiese di controllare la mazza e notando la saldatura decise di mettere sotto protesto la partita. In seguito gli arbitri accolsero il protesto ed inviarono la mazza in Federazione per un attento esame. Quando i giudici si accorsero del cilindro di legno all'interno della mazza decretarono l'illegalità della stessa. La questione andò avanti con lettere di protesta da parte dei dirigenti del Codogno Baseball e alla fine venne assegnato uno scudetto a tavolino per entrambe le squadre. Fu una decisione sciocca perchè senza senso. È come giudicare un lancio "mezzo ball e mezzo strike, oppure giudicare un corridore in base "mezzo out e mezzo salvo". Il cilindro di legno pesava circa 3 gr. e secondo gli "esperti", (chiamiamoli così..va là), avrebbe potenziato gli effetti della mazza in questione (tutto da ridere). Il sindaco di Codogno ironizzando disse durante la festa annuale del baseball: "Non sapevo se potevo essere presente, perchè illegalmente, il mio peso corporeo era maggiore di 3gr.". Secondo i giudici federali, quel pezzetto di legno all'interno del pomello, avrebbe aumentato la forza d'impatto contro la pallina col risultato di ottenere battute più lunghe. Condizione accettabile solo se si fosse introdotto un qualsiasi materiale all'interno della testa della mazza, ovvero nella zona del contatto con la pallina.

Un altro fatto analogo si verificò in Major League, esattamente a New York (1984) quando George Brett ottenne un homer che in seguito gli venne annullato per eccesso di pine tar sulla mazza. La partita in seguito venne ripetuta e si trasformò in una farsa. Il manager degli Yankees, Billy Martin, schierò all'esterno centro il lanciatore Ron Guidry e in seconda base il mancino Don Mattingly.

martedì 16 novembre 2010

IL RAGAZZO E LA PALLINA

Mickey Mantle entrò nella storia, quando al Griffith Stadium realizzò un homer di 565 ft. La pallina venne raccolta da un bimbo dietro ad una casa situata nelle vicinanze dello stadio. Ma chi è questo bimbo adesso?, sarà solo un vecchio o forse sarà morto?.               

50 anni dopo

Irv Noren si trovava quel giorno sulle tribune del capiente Griffith Stadium e stava osservando il Batting Practice degli Yankees. Dopo aver dato un'occhiata al tabellone iniziò a gironzolare fino ad arrivare nella zona dell'esterno sinistro, appena sopra il muro. "Oggi ne batti una lontano!", disse Noren rivolgendosi a  Mantle. Irv Noren, conosceva bene il Griffith Stadium, avendo giocato un paio di anni per i Washington per poi essere ceduto agli Yankees nel 1952. Sapeva che quello stadio era in grado di isolare la calura soffocante per far spazio ad una leggera brezza che spirava sempre in favore dei battitori. Noren, sapeva che Babe Ruth aveva battuto una pallina contro la quercia al di là della recinzione nella zona dell'esterno centro e sapeva anche che Larry Doby aveva fatto un homer a destra sopra il muro alto 10 metri, provocando una telefonata all'ufficio dello stadio: "Qualcuno di voi ha lanciato una pallina rompendo il vetro di una finestra di casa e ha svegliato mio figlio!". Infine, Noren sapeva che nessuno ha mai battuto una pallina verso la 32esima fila delle tribune all'esterno sinistro e pensò che quel giorno Mickey Mantle avrebbe potuto farcela.
                                                          Aprile 1953.
Fu un anno particolare per Mantle. La morte del padre, l'attesa di un figlio e di un nuovo contratto che l'avrebbe legittimato come autentico erede di Joe Di Maggio. Arrivò agli Spring Training in qualità di stella affermata, avendo battuto il punto vincente nelle precedenti World Series, nella settima partita. Il 9 di Aprile a Pittsburgh durante un allenamento, Mantle fu autore di un homer al Forbes Field da 450ft, una riedizione dell'ultimo fuoricampo ottenuto in carriera da Babe Ruth. Il giorno precedente, Mickey insieme a Billy Martin e Whitey Ford, persero il treno a Cincinnati in seguito ad una delle loro nottate. Presero il taxi ed arrivarono a Pittsburgh in tempo per il Batting Practice. Tre giorni più tardi, all'Ebbets Field, Mantle stava parlando con l'arbitro di casa base, quando dal microfono venne fatto il seguente annuncio: "Mickey non lo sa ancora, ma è appena diventato papà di un bimbo di 4 kg!". Chuck Stobbs, un mancino appena acquistato dai Chicago White Sox, era il lanciatore partente di quel Venerdì 17 Aprile. Aveva esordito a 18 anni in Major League con i Boston Red Sox nel 1947 ma i problemi al braccio l'avevano invecchiato precocemente  diventando un lanciatore di controllo, ideale per un campo grande come il Griffith Stadium dove, all'esterno sinistro, il muro si trovava  a quasi 115mt da casa base. "Puoi battere bene contro Stobbs", disse Noren a Mantle. Quel pomeriggio, i tifosi paganti furono appena 4206 ai quali si aggiunsero circa 2000 bambini che erano entrati gratuitamente perchè era il  giorno dei Boy Scout. Con 2 eliminati, Stobbs concesse la base su ball a Yogi Berra portando Mantle nel box di battuta. L'esterno degli Yankees doveva ancora smaltire una contrattura alla gamba destra e aveva chiesto al compagno di squadra, Loren Babe, se poteva usare la sua mazza. Era un pezzo di legno pesante 34 once per 35 inches di lunghezza. Mantle guardò il primo lancio di Stobbs, un ball. Il manager Jim Brideweser disse al coach, "Lo sai?, credo che questo ragazzo può battere la pallina contro il tabellone!". Il secondo lancio fu una dritta o uno slider. "Non ricordo", dirà Stobbs in seguito. Appena il lanciatore iniziò il caricamento, una raffica di vento improvvisa partì da dietro casa base in direzione dell'esterno sinistro, così ricorda Bill Abernathy che era seduto sulle tribune col padre. Sam Diaz, un metereologo, dirà in seguito che tra le ore 3 e le ore 4 al Griffith Stadium vi furono raffiche di vento in direzione del campo esterno, ad una velocità di circa 25 km/h. La pallina lasciò la mazza di Mantle ad una velocità stimata di 125mph. Clark Griffith, nipote del proprietario della squadra di Washington, si alzò di scatto dalla sua seggiola osservando la pallina che saliva come se fosse dotata di vita propria. Roy Clark, un musicista, ricorda il rumore dell'impatto della mazza con la pallina che riecheggiò per tutto lo stadio. Subito si capì che sarebbe stato un homer. Nel bullpen degli ospiti, all'esterno sinistro, i lanciatori di rilievo rimasero fermi col naso all'insù per osservare la pallina che passava senza nessuna intenzione di cadere. Vi fu un attimo di silenzio, tutti che guardavano in quella direzione attoniti e increduli per quello che stava  accadendo. Wayne Terwilliger, seconda base, disse che la pallina fu battuta talmente in alto che iniziò la sua discesa quandoMantle aveva passato la seconda base. Quello fu il primo fuoricampo della stagione e Mantle quando arrivò nel dug out sorrise come per riconoscere l'aiuto ottenuto dal vento. La scomparsa della pallina dallo stadio, diede ad Arthur E. Patterson, direttore delle public relations degli Yankees, l'opportunità per agire. "Quella distanza deve essere misurata", pensò Patterson. Sotto l'influsso  di una demoniaca ispirazione, uscì dallo stadio, tratteggiando il suo percorso fino ad arrivare nel punto dove la pallina sarebbe caduta. Raggiunse la Quinta Strada, quando Patterson vide un ragazzo di colore che correva con una pallina in mano. Donald Dunaway, questo era il nome del ragazzo. Egli viveva dietro l'angolo al 343 di Elm Street. Credendo fosse un poliziotto, il ragazzo si nascose in un vicolo buio e cieco, ma Patterson lo trovò e gli chiese dove aveva preso la pallina. In cambio dell'informazione, il bimbo avrebbe ricevuto 75 cents (altri storici dicono che ricevette $5). Accettato il compenso, il ragazzo portò Patterson al 434 Oakdale Place, dove c'era una casa a due piani fatta di mattoni. Di fretta, Patterson rientrò nell'ufficio stampa dello stadio e disse ai colleghi che la pallina percorse 565 piedi!. Nessuno verificò o fece un tentativo per farlo, ma due giorni dopo, la notizia era su tutte le prime pagine dei giornali. Mickey Mantle ricevette contratti pubblicitari dalla Louisville, Wheaties, Camels, Gem razors, Beech-Nut gum. Tre giorni dopo, sul Washington Times-Herald, Bob Addie raccontò i retroscena di quel fatto e per la prima volta venne usata l'espressione tape measured homerun. Così scrisse Addie. "Ho camminato 66ft dal punto segnato, cioè, a 391ft da casa base, in direzione della pallina battuta che superò le tribune all'esterno sinistro. Ciò equivale a 457ft. Da lì mi recai verso il punto dove avrebbe dovuto cadere la pallina, cioè nel cortile di Oakdale Place. Feci 36 passi, ogni passo sono 3ft per un totale di 108ft che sommati ai 457ft precedenti fanno 565ft. Il cortile di Oakplace, era uno spiazzo erboso per cui la pallina non avrebbe potuto fare grossi rimbalzi. Nel 1953, il Griffith Stadium era uno stadio per gli uomini bianchi, costruito al limite col quartiere Negro chiamato LeDroit Park. Ed è  proprio in quel quartiere che iniziarono le ricerche di Donald Dunaway. Ma nessun D.Dunaway fu presente nell'elenco telefonico del 2006 e del 2008. Nessun D.Dunaway venne registrato al 343 di Elm Street nel 1954 e tantomeno nella scuola locale per i ragazzi di colore, la Lucretia Mott Elementary school. Anche gli archivi militari non registrarono nessun arruolamento di D.Dunaway e il suo nome non apparve nella lista dei certificati di morte. Venne assunto un investigatore privato, ma le sue ricerche non portarono a nessun risultato. Durante l'annuale riunione degli abitanti di LeDroit Park, nessun potè rispondere con assoluta certezza sull'esistenza di D.Dunaway. Alcuni risposero di si, altri invece negarono la conoscienza di quel nome. Bobby Lane, un altro storico, dichiarò la questione finita. "Non c'è nessun tape measured homerun, non c'è nessun D.Dunaway!". Allora venne ingaggiato l'ex agente speciale dell'FBI, Brad Garrett, famoso perchè dopo 4 anni e mezzo di ricerche riuscì a trovare Mir Aimal Kansi, autore di un attentato dove morirono 2 agenti federali della CIA nel 1993. Ma anche Garrett, nonostante la consultazione di vari registri e database di sicurezza, non trovò nessuna traccia di Dunaway. LeDroit Park venne aggiunto nel 1974 al Registro Nazionale dei Luoghi Storici ma nel 2007 la sua ricostruzione non arrivò alle case di quartiere di Dunaway dove, su alcune porte in legno, erano ancora visibili annunci di affitto scritti con vernice-spray rossa. Verso la fine della strada del quartiere, un uomo, rispondendo alle domande, disse di conoscere Dunaway, che era andato a scuola con lui e che era morto, però non sapeva quando e nemmeno dove. Arthur Patterson era confuso. Le ricerche non portarono a nulla di concreto. Aveva setacciato tutto il quartiere, chiedendo, domandando, bussando alle varie porte, niente, nemmeno la più piccola traccia di  D.Dunaway. Patterson continuò e sulla strada delle sue ricerche apparve la figura di una donna, Sandra Epps, che indicò, come probabile fonte di informazioni, un'altra donna che abitava in Oakdale Park. Dopo 2 anni di lettere e telefonate senza risposta finalmente la porta di casa di Miss Rosa Burroughs si aprì e la donna invitò Patterson ad entrare. Miss R. Burroughs disse di conoscere D.Dunaway, e lo ricordava come un ragazzo esile con la carnagione scura. L'aveva visto l'anno precedente alla fermata n°14 del bus. Aggiunse anche che non sapeva come contattarlo, ma l'avrebbe chiesto a Miss Sarah, un'amica, con la quale frequentava il Bingo. Sei mesi più tardi, Miss Sarah (che si era ripresa da una malattia), disse di conoscere Dunaway e sua sorella Maxine, che era la moglie di Elder Walter McCollough, un pastore-sermonista della chiesa locale. Quella chiesa aveva un numero di telefono. Fu così che una sera, Maxine McCollough rispose alla chiamata di Patterson. "Si!, è stato lui a raccogliere la pallina, ma perchè non lo chiedete a mio fratello?".

La tenacia di Patterson venne premiata. Ora le sue speranze si trasformarono in certezza. Fu colto da profonda emozione e il suo dito tremava mentre componeva quel numero di telefono. "Non avresti dovuto guardare così lontano!", disse Dunaway al telefono del suo appartamento a circa 3 km dal posto dove raccolse la pallina. Avvicinandosi al 70esimo compleanno, lo stato di salute di Dunaway non era al meglio. Il diabete e la conseguente artrite lo avevano debilitato al punto che passava gran parte delle giornate su una sedia a rotelle. La sua folta e grigia barba gli nascondeva il sorriso e quando vide Patterson i suoi occhi brillarono come fossero rinvigoriti da nuova giovinezza. "I vicini si ricordano di me col mio soprannome. Io ero Duckie, disse Dunaway, "facevo parte di una gang di ragazzi smaliziati e molte volte  andavo al Griffith Stadium per vendere gli scorecard, oppure aspettavo nel parcheggio qualche pallina battuta per poi rivenderla a 1$. Quel giorno di Venerdì 17 Aprile, scappai da scuola per andare allo stadio. Comprai un biglietto da 75cent e andai a sedermi nella zona verso l'esterno sinistro". Mentre parlava, Dunaway indicò col dito il punto esatto su una vecchia foto del Griffith Stadium, in prossimità del cartellone pubblicitario della Bohemian Beer. Poi prese il bastone e così accompagnò Patterson nel punto dove aveva recuperato la pallina. "Là!", disse, appena arrivati in Oakdale. "Proprio laggiù!", replicò indicando il punto col bastone. Il suo racconto non era molto chiaro, vi erano delle contadditizioni ma la cosa certa è che Dunaway non vide la pallina in volo che rimbalzava in 434 Oakdale Place perchè si trovava ancora sulle tribune e che non disse a nessuno dove l'aveva raccolta. Al tempo Dunaway aveva 14 anni e non 10 come aveva creduto precedentemente Patterson. Appena si rese conto della traiettoria Dunaway uscì dal campo di corsa, animato dal desiderio di recuperare  la pallina. Iniziò a camminare in Oakdale Place in linea con gli appartamenti che si affacciavano verso la strada. Guardò in ogni angolo, cortile ed anche sotto le macchine. Un'altra versione della vicenda dice che fu una donna alla finestra ad indirizzare Dunaway verso la pallina. Ma il vecchio Duckie nega insistendo che era da solo. Continuando il suo cammino, trovò la pallina a circa 15mt dal 434 di Oakdale Place, in un cortile delimitato da una rete sul retro di una casa di mattoni, sotto la finestra. Il che vuol dire che la pallina non arrivò mai in Oakdale Park, come precedentemente affermato da Patterson. Dunaway in seguito tornò al campo e disse all'addetto della sorveglianza che aveva la pallina dell'homer. La guardia condusse il giovane verso gli spogliatoi, e fu investito dalle domande dei reporter, ma lui non diede mai nessuna indicazione precisa, e nessuno si prese la briga di andare a controllare. L'unico scopo di Dunaway, era quello di negoziare un prezzo per la pallina. Alla fine ottenne $100 più una pallina firmata da M.Mantle. Questa è la storia. Ci sono altre versioni, ma la cosa sicura è che Mantle fu autore di un prodigio che ancora oggi è ricco di mistero. Questo mistero è ancora più profondo, perchè Art Patterson morì nel Febbraio del 1992, perchè Mantle morì nel 1995, perchè C.Stobbs morì nel Luglio del 2008. È ancora un mistero il tipo di lancio che Mantle spedì tanto lontano, e D.Dunaway  è morto proprio nel Marzo del 2010, portando con sè l'emozione e il fascino di quegli anni, quando si scappava da scuola per andare a sognare, un giorno, di poter indossare una divisa e di essere parte di quell'universo, profondo e misterioso, al quale ci aggrappiamo quotidianamente per fuggire dalle brutture e le disgrazie quotidiane.


foto sopra: La freccia bianca indica dove è uscita la pallina(sulla sinistra si vedono dei tifosi che guardano dove è finita)
foto sotto: D.Dunaway. Alle sue spalle la facciata in mattoni dove disse di aver trovato la pallina in Oakdale
foto all'inizio: La casa in questione è quella con il tetto bianco





mercoledì 10 novembre 2010

FENWAY PARK

1912
Fenway Park era già vecchio appena costruito. Visto dall'esterno è sgradevole, sembra un antico deposito di mattoni assemblati disordinatamente tanto da fornire un aspetto estetico, informe e sregolato nelle sue prospettive. Può ospitare 36.000 tifosi la cui maggioranza arriva all'ingresso di malumore perchè forzati a parcheggiare la macchina in quel di Worchester, distante qualcosa  come 15 km. Entrano allo stadio in modo caotico, confuso e prendono posto sulle tribune trangugiando birra. Fischiano e deridono la propria squadra quando sono scontenti e urlano in modo stravagante ogni volta che i loro istinti selvaggi vengono deliziati. Fenway Park è unico. Non c'è costruzione al mondo in grado di trasmettere tanto fascino pur possedendo le sue colpe. Come un adulto alle prese con il gioco dei  suoi bimbi circondato da una folla rumorosa che lo prende sul serio. L'esterno sinistro è angusto sormontato dal Muro alto 30 mt. E' tanto  inquietante da essere soprannominato Mostro Verde e si erge ossessivo ad una  distanza di circa 90 mt da casa base. E' così vicino che rappresenta la massima  tentazione per i battitori destri, i quali si aprono nella loro posizione di battuta con  l'intento di colpire in anticipo per ottenere un fuoricampo. Il Green Monster è anche la  disperazione di tanti battitori autori di grandi legnate che si schiantano contro il Mostro trasformandole in semplici singoli. Fenway Park è piccolo, è pazzesco, devi ordinare un biglietto in Marzo per una serie  con i Baltimore in Settembre e trovarti in Aprile con i biglietti sulle tribune  in alto all'esterno destro. Gli hot-dog sono sempre squisiti e deliziosi, mentre le  bevande sono state migliorate per soddisfare i "forti bevitori", parecchi dei quali, entrano allo stadio nascondendo tra gli abiti liquidi ben più euforici della birra. E infine la squadra...ooh!, The Boston Red Sox. Tanti giocatori leggendari, un gruppo in grado di mettere alla prova la pazienza di tutti, dagli ubriachi ai più sobri. Ma, nonostante questi difetti, Fenway Park è ampiamente assolto in quanto, con rassicurante energia e certezza, parla in favore della vita che numerosi New Englanders hanno acquisito dalla nascita all'età adulta. Tralasciamo quella parte di vita che si chiama maturità, perchè Fenway è la bellezza, è l'eternità riflessa nello specchio della nostra vita. Forse un giorno chissà, arriverà anche l'età adulta, ma a noi piace così, sempre in crescita. Non c'è limite al magnetismo del Fenway Park. Ammassati sulle tribune c'erano due giovanotti. Entrambi vestivano  con un giubbotto ed avevano il classico cappellino colorato con la grande B di Boston e tutt'intorno al berretto si leggevano i nomi dei giocatori, Rooster, Dewey, Yaz, Pudge, Boomer, Fred, Jim e Rico. Rico era Rico Petrocelli che quell'anno, nel 1975, giocava terza base quando vennero messi in vendita i cappellini. Il ragazzo più  giovane, muscoloso e riccioluto disse che non aveva il biglietto e per procurarsene  uno se ne andò a Cincinnati, proprio a Cincinnati. Disse alla moglie che quella sera doveva allontanarsi per lavoro, un lavoro che lo tenne lontano per 4 giorni!. Il giovane aveva con se una carta di credito e $ 300 in contanti. Non avendo effettuato prenotazioni in nessun albergo, dormì in una bettola paragonabile ad una casa per gatti. Vi era un frenetico viavai di gente per tutta la notte tanto da non poter chiudere occhio. Il giorno dopo, subito al Fenway. Davanti allo stadio si vendono i programmi e gli "scorekeeper" delle partite. Il ragazzo li compra tutti  per $100 e riceve il giacchetto e il gadget in omaggio. Voleva assistere a tutte e tre le partite!. Prima della terza partita fece la stessa cosa energicamente, quasi volesse uccidere la gente, comprò per $50 tutti i programmi rimasti...e, oltre al giacchetto, questa volta ottenne anche il cappellino!. Dopo 4 giorni tornò a casa, si, tornò a casa. Per altri 4 giorni la moglie lo fece dormire sul divano. "Cacchio, com'era incazzata"..."Cacchio, se ne è valsa la pena". Al Fenway, non è come Los Angeles. All'Ovest il baseball è visto come puro intrattenimento, per Boston la partita è come un certificato di sopravvivenza e di rinascita. È l'eterno e antico paganesimo che avvicina i bostoniani  alla squadra, il tutto rinforzato dalle dominanti teologie dell'area circostante che sintetizzano annualmente la parabola della tentazione e della debolezza nel Giardino dell'Eden. Non c'è dubbio che un qualsiasi credente possa comprare  un biglietto per il Fenway, perchè il Fenway è il paradiso. Ci sono Cattolici, Italiani, Polacchi, Tedeschi, Cinesi, Calvinisti, Protestanti ,Metodisti, Ebrei e Giudei, oltre alla Chiesa Africana Episcopale. Insomma!, Fenway Park è il paradiso di tutti e Dio li accomuna. A nulla importa se si appartiene ad un credo apocalittico e pessimista o angelico e speranzoso, il comandamento e la regola teologica è una soltanto, "Let's go Red Sox!".

Un uomo e i suoi 4 bimbi avevano i posti sopra il dug-out della squadra, all'altezza della prima base. I bambini avevano in testa delle imitazioni in plastica dei caschetti che usano i battitori. Odiano i pop-corn e parlano solo di Jim Rice. Odiano i gelati e vogliono l'autografo di Jim Rice. Sono impazienti perchè aspettano Fenway Franks, gli hot-dog più buoni pubbicizzati da Jim Rice. Uno di questi bimbi critica energicamente Yaz, perchè quando lui gioca, J.Rice stà in panchina.

Il padre tranquillo sorride e pensa che portare il figlio allo stadio è stato il miglior regalo di compleanno che poteva fare. Il bimbo ha 9 anni, e ne sarebbero passati altri 9 prima di mostrare interesse per la birra, pensò il padre, appoggiando teneramente la mano sulla spalla del pargolo. Poi l'uomo stende il braccio alla sua sinistra coprendo un paio di posti vuoti mostrando così agli altri tifosi, di essere il proprietario di quelle due seggiole. Ed ecco arrivare sua moglie in compagnia della graziosa figlioletta la quale tiene in mano un triangolo di pizza mentre il sugo di pomodoro era sparso qua e la sul bianco vestitino e intorno alla bocca. Nell'altra mano la piccola creatura stringe un pupazzo dei Red Sox il quale aveva un occhio fuori dalla sua sede e ciò provocò qualche lacrimuccia alla bambina. Rincuorandola, il papà la solleva e la fa accomodare in una delle due seggiole libere mentre la mamma con un blazer rosso Sox e jeans controlla con un'occhiata i figli per farsi notare. "Hi Mom", salutano i ragazzi. "Questi sono ottimi posti", dice la donna al marito. "Si, Howard ha fatto una buona scelta". "Devono essere costosi", aggiunge la moglie. "E' tutto ok, lo dovevo fare per il compleanno di Joy. Poi Howard mi dirà il prezzo". "Ci puoi scommettere", aggiunge con tono risoluto la moglie. "E' stata una gran bella idea", dice il marito con tono ironico indicando la bambina, "quel vestitino si abbina molto bene con la pizza". "Sono sorpresa che non hai ancora una birra tra le mani", replica la moglie con tono civettuolo. "Non ti preoccupare, presto ne avrò una", aggiunge il marito allontanandosi. Al suo ritorno i Boston Red Sox stavano ultimando il pregame in difesa, e il piccolo Joy dice al padre, "Daddy, quanto pesa George Scott?". "Molto", risponde l'uomo, "È troppo grasso, ci vogliono tre rimorchiatori per spostarlo". "Perchè non gli fanno perdere un pò di peso?", replica il bimbo. L'uomo si siede. "Perchè l'unico modo per farlo sarebbe quello di bollirlo, ma non c'è una pentola così grande". E il padre comincia a bere la sua birra. Nel frattempo lo speaker annuncia l'ordine di battuta, la donna, sempre con tono civettuolo rivolgendosi al marito dice "Non riesci nemmeno a rilassarti alla partita". Il marito, per un pò non risponde e dopo un altro sorso di birra dice, "Certo...mia cara".
Si dice che un giorno il mondo spezzerà i cuori degli uomini. Ma a Boston sono fortunati, perchè il loro cuore è trafitto tutti i giorni al Fenway Park.

giovedì 4 novembre 2010

THE DARK SIDE

Una terribile visione di 50/60 anni fa. La TV commerciale riunì tante famiglie intorno allo schermo con una passione paragonabile a quella dei tifosi allo stadio. In Italia, gli attuali 60enni e 70enni ricorderanno bene quella piacevole trasmissione che si chiamava Carosello. Erano circa 15 minuti di storielline che illustravano il prodotto da pubblicizzare come unico rimedio per il buon finale. "Miguel son mi", oppure, "Riingooo...Riingoooo", e ancora, il baffuto personaggio della caffettiera che al posto della bocca aveva le lettere che in rapida successione visualizzavano ciò che diceva quando parlava. Negli States c'era Margareth Hamilton con i suoi prodotti per la pulizia del corpo, Cameron Swayze per Timex ed altri come Mr. Whipple e il suo ketch up. Ma nessuno di loro era così bravo come Java Joe. Quel vecchietto con i capelli argentati poteva fare proprio tutto, con tanta naturalezza, anche fuori dal campo da baseball. Non pubblicizzò solo il caffè, ma anche una nota filiale di banca. La sua voce era deliziosa, la sua calma era impeccabile e la sua sicurezza invidiabile. Non si sapeva mai da dove fosse venuto ma lui c'era, era sempre puntuale. "Non sto vendendo, ti sto parlando", diceva. "Non ci sarà un altro Di Mag". Tante persone lo hanno associato col Baseball. Anche nel 78' il suo nome era su tutte le prime pagine quando Pete Rose si avvicinò a 12 partite dallo streak record di 56 battute valide in 56 incontri consecutivi. Rose si ricordò di un giovane cacciatore di autografi tanto desideroso di avere quello di J. Di Maggio. Quando vide la pallina firmata disse al ragazzo, "Joe Di Maggio?", "Lo conosci?, è Mr. Coffie", e il ragazzo "Uh?". La stessa cosa successe nella famosa striscia di Shultz, Peanuts, quando Charlie Brown dal monte urla e dice, "Joe Di Maggio non si è mai lamentato quando giocava col caldo". E Lucy dall'esterno, "Chi era Joe Di Maggio?". "Era uno dei più grandi esterni mai visti", "Oh!, pensavo che bevesse caffè", replicò Lucy. Joe Di Maggio, dovrebbe essere associato all'ambrosia. Probabilmente è il più grande giocatore mai visto, ed è stato il più grande esterno centro mai visto. Giocare nel più vasto prato centrale, come lo era il vecchio Yankees Stadium, per Joe era come un piccolo recinto, e tutto quel campo lo teneva nel palmo di una mano. Dopo una presa al volo, col suo rilancio sembrava dettasse le regole su come ci si doveva comportare in diamante. Mai si è visto Di Maggio fare prese incredibili e spettacolari; sono solo azioni da circo e lo Yankees Stadium è un tempio, non un capannone. Mai si è visto Joe fare una presa in tuffo o in piena estensione del braccio; lui semplicemente era sotto la traiettoria della pallina e nessuno sapeva da dove fosse venuto. Di Maggio procedeva, e se n'è andato. Aspettava la pallina, non andava mai a cercarla. Jolting Joe era un nomignolo errato. Non si muoveva così in campo, tanto da suscitare o ricordare un simile jolt, balzello, saltello. Diciamo, ad esempio: nona ripresa, due out e basi piene, Yankees in difesa sopra di un punto, grande legnata lunga e profonda. Quando la pallina scende per toccare l'erba, ecco Joe, tranquillo nella sua progressione divorando metri di terreno. "Out", Yankees vincono, Di Maggio che se ne va. "Where have you gone, Joe Di Maggio", chiesero Simon e Garfunkel negli anni 60', "Jolting Joe has left and gone away." E quando sposò Marilyn Monroe venne celebrato in un'altra canzone negli anni 40'. "Joltin' Joe, ti vogliamo dalla nostra parte, glorificato nel nostro lato oscuro". Ma adesso sta glorificando una tazza di caffè. Mentre il divorzio con Marilyn era ormai cosa fatta, lei fu la prima a testimoniare dell'umore di Joe che sprofondava nell'abisso più scuro e profondo. La dolce Marilyn ricorda quando gli chiedeva "What's up Joe?". "Leave me alone", gli rispondeva Di Maggio, lo stesso Di Maggio che porterà 6 rose sulla tomba della sua amata 3 volte a settimana negli anni a seguire. Joe se n'è andato, ancor prima di arrivare. Tutti lo conscevano in campo, tutti lo conoscevano in TV, ma nessuno sapeva cosa nascondeva e nessuno sapeva chi era senza la divisa del campione. La cosa terribile è che Joe era perfetto nel suo look televisivo. Quando lo incontravano dicevano "Joe, sei grande", allo stadio prima della partita, "Joe, sei grande", e probabilmente anche la Venere di Milo si sarebbe inchinata sussurrando al suo orecchio: "Joe, sei un grande". Lui lo sapeva a tal punto che quando rientrava nel dug out chiedeva ai suoi compagni di squadra, "Come sono andato?". "Bene Joe, molto bene, sei un grande", gli rispondevano i giocatori. E lui continuava, disprezzando il dolore al ginocchio e l'ulcera che lo perseguitava. Lui c'era. Era presente. Il prato centrale era come la notte più buia dove l'unica stella risplendente era la sua. Ma Joe se n'è andato. "My best catch ever", disse Joe quando sposò Dorothy Arnold, 19enne attrice. "E' difficile vivere con me", avrebbe detto Joe in seguito al suo divorzio. Dall'Italiano alla lingua Inglese senza accento, dagli spaghetti al pollo fritto, dalla famiglia ad un'altra famiglia, quella di Frank Sinatra e Al Capone. Joe è cresciuto nel baseball come il campione del divenire e dell'avvicendamento che l'hanno portato ad abbandonare la scuola dopo un anno in high school. Era pigro, ribelle, affettato e gentile senza mai nutrire una particolare inclinazione verso l'altro sesso. Una cosa era dannatamente certa. Quando lo vedevi nell'On deck Circle, mentre aspettava il suo turno di battuta, avevi la sicurezza che quel giorno avresti vinto la partita. Poco importa se ha scioperato per avere un rialzo del suo salario che gli costò l'appellativo di essere avido e senza scrupoli. Tutti tacquero quando Joe giocò con uno stipendio ribassato dopo la stagione del 1941. La storia è frammentata, piena di lati oscuri e indecifrabili come Di Maggio e la sua sofferenza, la sua eleganza e la sua infelicità. Joe è quello che più tardi verrà definito dalla rivista Times come "l'uomo il cui essere trasuda classe pura". Ma il baseball stava salendo forte come il Fascismo in Italia. Parole dure, ma in realtà Joe non è mai stato un free agent, non è mai stato uno spirito libero, non poteva parlare con i suoi pensieri. L'unica libertà per lui è stata quella di abbracciare il suo mistero, racchiuso e nascosto dalla sua tenerezza. L'abbiamo visto correre, l'abbiamo visto battere e l'abbiamo visto tirare. Ma ciò che c'è stato in mezzo non lo sapremo e non lo vedremo mai perchè gli occhi non hanno mai incontrato il suo sguardo.
Where have you gone Joe Di Maggio?.
Miami 1980, con P.Ceccaroli, D.Uberti e J.Di Maggio

                                               

lunedì 25 ottobre 2010

DALLE PIRAMIDI A PIRI RE'IS

Mentre le origini del baseball organizzato risalgono circa al 1840, quelle del gioco con mazza e pallina rimangono ancora impenetrabilmente incerte, nonostante vi siano alcuni riferimenti che fanno credere ad una sorta di protobaseball intorno al XIV secolo. Ma la ricerca delle origini di questo gioco ci obbligano ad effettuare un lungo viaggio attraverso le maglie del tempo fino ad arrivare alle sabbie del deserto Egiziano. Beh, nemmeno tanto lontano da noi. C'è solo un particolare. Siamo nel 2000 AC e in una delle meravigliose tombe di quell'epoca antica e misteriosa sono state rinvenute delle raffigurazioni interessanti. Procediamo con ordine. Sappiamo dai reperti archeologici che al tempo i sacerdoti egizi praticavano una sorta di gioco rituale con bastoni e, ehm, oggetti rotondi. Papiro arrotolato?, bende di lino?. Sappiamo anche che ogni gesto nell'Antico Egitto, possedeva una forte carica simbolica, di conseguenza siamo certi nell'affermare che questo gioco aveva una funzione divinatoria, rivolta verso la rinascita e lo splendore di nuovi e rigogliosi raccolti. I sacerdoti si disponevano uno di fronte all'altro secondo l'asse est-ovest, cioè il percorso quotidiano del sole RA, che nasce a est e cala a ovest. L'oggetto rotondo rappresenta il sole ed è associato a Osiride, divinità di spicco nell'intricata Enneade Egizia. Il dio Osiride è il protettore l'agricoltura ed è il massimo artefice della sua rigogliosità. I pezzi del puzzle combaciano perfettamnte. I sacerdoti dovevano trovarsi ad una distanza tale da permettere la riuscita del gioco. Una palla sufficientemente grande da rendere agevole il contatto con il bastone. In pratica la palla-sole veniva lanciata da est e veniva
battuta nel punto ovest nella direzione di est. Ed è così che quotidianamente il sole sorge ogni mattina. Il lungo viaggio nella ricerca delle origini del baseball ci porta a Beni Hassan, un piccolo villaggio sulle rive del Nilo. Qui, fu fatta una grande scoperta. Venne rinvenuta la tomba di un faraone del Medio Regno, ascrivibile alla XI Dinastia. Il suo nome è Khet Neferkara, e come altri faraoni di questo periodo storico, le notizie sul sovrano sono oscure e frammentarie. Sta di fatto che vennero trovati diversi graffiti e pitture riguardanti la vita quotidiana con le sue mansioni e le varie pratiche sportive. Le due immagini seguenti sono  degne di interesse e di attenzione.
Ci sono donne che giocano con una palla e due uomini alle prese con palla e bastone. Certo, parlare di baseball è molto azzardato, istintivamente verrebbe da pensare a qualcosa come il golf o l'hockey, e sarebbe ugualmente azzardato. Rimane il fatto che palla e bastone esercitarono un forte impatto simbolico nell'Antico Egitto. La palla è il sole, le donne, come il bastone erano associate al fiorire della vita, perchè chiaramente, la gravidanza femminile era strettamente connessa alla vita così come il bastone, nelle sue varie forme, come scettro regale oppure come supporto al cammino dell'anziano, rendeva possibile lo scorrere della vita. E quante volte abbiamo sentito la famosa frase: "Il baseball è il gioco della vita". Il viaggio prosegue e dalle sabbie dell'Egitto all'Europa, il salto è breve. La Cristianità dilagante accolse con interesse questa pratica, tanto da introdurla in vari riti cerimoniali, dove si possono trovare alcuni riferimenti nella Cattedrale di Rheims. E dalla Francia arriviamo in Inghilterra, dove il gioco prese il nome di stoolball. Un lanciatore doveva colpire uno stool, sgabello, il quale era protetto da un battitore. Crescendo di notorietà, il gioco, inizialmente praticato nei parchi dei monasteri e delle cattedrali, si sviluppò all'esterno nelle campagne dove i contadini aggiunsero altri stools o basi, e il giocatore le doveva raggiungere dopo aver battuto la palla. Con il nome di rounders, e l'aggiunta di regole al gioco, si può iniziare a parlare di quel baseball vicino a quello praticato tutt'ora.
Nel XIX secolo, mentre l'America cambiava da stato rurale a vera e propria nazione con moderne città e grandi industrie, il baseball si delineò come pratica altamente organizzata e qualificata per atleti professionisti in grado di intrattenere e soddisfare spettatori paganti. Ma torniamo indietro, con un salto di circa 500 anni, quando dall'Europa salpò Cristoforo Colombo con le sue navi e con il suo equipaggio di marinai parecchi dei quali di origine musulmana. Che Colombo fosse un bastardo è una notizia certa e ampiamente valutata dalla comunità scientifica, la quale afferma che il navigatore italiano nacque da  madre di origine Ottomana e il padre invece fu il Papa Innocenzo VIII. Inoltre gli storici stanno affrontando un argomento scottante, perchè il rinvenimento delle mappe di Piri Re'is, ammiraglio turco, illustrano il continente americano ancora prima della scoperta di Colombo. Allora i Musulmani hanno portato il baseball in America?.

                                              BASEBALL SGABELLO

L'immagine sopra, risale al medioevo con datazione che si aggira intorno al 1300. "E' questa la prima immagine di persone che giocano a baseball nella storia dell'Occidente?". Per ora sembrerebbe di si. La raffigurazione si trova in un libro fiammingo del XIV secolo, Ghistelles Hours. Il manoscritto venne frammentato come pagine singole e il suo ritrovamento è ancora incompleto. Varie pagine sono state vendute all'asta Sothesby's e Christies e tutt'ora il libro, ancora incompleto, risiede al Walters Art Museum di Baltimore. Quindi, siamo disposti ad accettare questo dipinto come prima immagine del baseball?. Gli storici sono concordi nell'affermare che questa è una versione di un gioco chiamato palla Sgabello, il baseball giocato con una sola base. Non si conoscono nè le regole nè il conteggio dei punti, ma gli storici sono concordi nell'affermare che il lanciatore doveva colpire un bersaglio, sgabello?, alla cui guardia vi era il battitore. Se il battitore colpiva la palla, doveva correre verso l'unica base e compiere più giri possibili intorno alla stessa, prima che la palla venisse recuperata da altri giocatori. Non c'è nessun fondamento scientifico a riguardo, sono solo intuizioni scaturite da profonde ricerche in merito. Così su due piedi mi sembra un qualcosa tipo il Cricket, quando il battitore corre avanti e indietro più volte possibili prima del recupero della palla, oppure quel gioco tradizionale che una volta si svolgeva a Pasqua, dove si colpiva un oggetto e poi si girava intorno ad una specie di base, o sacco che conteneva vivande varie. Ma questo è solo un preludio alla successiva immagine (qui sotto),


sempre di quel periodo storico, ma più giovane di 20 anni e appartenente ad un altro scritto conservato al Bodleian Library di Oxford. La più antica immagine di scimmie che giocano a baseball. Il fatto è molto credibile perchè se l'uomo deriva dalle scimmie, e l'uomo gioca a baseball, di sicuro le scimmie giocavano a baseball ancora prima di noi. Del resto non ci possiamo stupire se gli Anaheim Angels hanno introdotto allo stadio il Rally monkey.


mercoledì 20 ottobre 2010

BASEBALL CON OPZIONI

Si è spesso parlato di velocizzare i tempi morti nel baseball con l'introduzione di nuove regole che in certi casi graffiano e contaminano l'anima e l'essenza del gioco. Ad esempio c'è il numero limitato di visite da parte del coach per l'eventuale sostituzione del lanciatore, oppure l'impossibilità da parte del battitore di uscire dal box tra un lancio e l'altro e che dire della formula del Tie-Break, che ha un pò diviso gli appassionati e i tifosi in merito alla sua applicazione. La storia dell'Old Game è ricca di modifiche e trasformazioni come ad esempio la distanza dal monte a casa base, oppure la stessa altezza del monte di lancio o ancora le dimensioni dei campi da gioco. Nell'ultimo decennio dell'800 il conteggio degli strikes per eliminare il battitore era di 4. Nel 1886 Matt Kilroy fece registrare un record di 513 strikeout quando da appena un anno i lanciatori iniziarono a tirare da sopra la testa e la distanza del monte da casa base era appena di 15 mt!. Inoltre quando un battitore veniva colpito il lancio era considerato un ball. Immaginatevi quei poveri battitori, a fine partita, rischiavano di essere colpiti 5, 6, 7 volte!, a fine campionato erano da ricoverare se ci arrivavi!. Nel 1945 ci fu una reale volontà di creare un baseball con opzioni. Allo Yankees Stadium durante un doppio incontro Walter Haight seguiva attentamente la partita quando sentì battere sulla sua spalla. Si girò di scatto quasi impaurito. "Haight del Washington Post?", chiese educatamente Dan Parker, un esile e minuto reporter con la genuina abitudine di guardare dritto negli occhi. Colpito da quello sguardo Haight non fece in tempo a rispondere e osservò Parker che, frettolosamente srotolava dei fogli di carta e aggiunse, "Conosci le mie nuove regole del baseball?. Riguardano le basi su balls, i battitori colpiti e le basi intenzionali!. Ho altro da dire, ma sei occupato?". Haight rispose, "Si, quando guardo una partita, non voglio perdermi nemmeno un lancio". "Allora ci vediamo più tardi!", Parker sorrise e se ne andò. Ci fu una discussione durante la partita tra un giocatore e l'arbitro, Haight si rilassò un attimo appoggiandosi allo schienale della sedia. "Cosa ne pensi del mio sistema di conteggio nel tennis?", sussurrò una voce alle spalle di Haight. Si voltò, e lo stesso Parker dileguandosi disse, "Allora ci  vediamo più tardi". In serata, Haight venne a conoscienza che vi era un football con opzioni, golf con opzioni più regole per altri sport con opzioni compreso il badmington, lo squash, la pallamano, il ping pong. Il giornalista si innervosì e si mise a cercare qualcosa da bere, con o senza opzioni. Julian Rice è una persona seria e meticolosa soprattutto se si tratta di riscrivere le regole di uno sport. E' stato in guerra e ha lavorato per i sistemi di difesa ed è un maestro di Bridge. Ha rielaborato le regole di gioco per il basket, il football e il golf ed ora Haight sta osservando quel foglio con le regole del baseball con opzioni. La prima  dice che un battitore ha la facoltà di rifiutare di andare  in base nel caso fosse colpito oppure, dopo 4 balls, di rifiutare la base, nel tal caso rimarrebbe a battere ancora. Se il battitore riceve una base per la seconda volta, ha il diritto di andare direttamente in seconda base con conseguente avanzamento dei corridori, se la prima e la seconda sono libere il corridore di terza rimane dov'è. Questo, eliminerebbe tutte le basi per ball intenzionali, con corridore in seconda o in seconda e terza. Se con 2 out e corridore in seconda il battitore riceve una base per ball e il prossimo battitore è debole, sarebbe una bella situazione specialmente se ci troviamo verso la fine della partita sotto di un punto quindi si può scegliere se andare in base su balls, oppure provare a battere il punto a casa base. Una cosa è certa, verrebbero eliminate tutte le basi per ball intenzionali che sono l'oggetto principale della noia da parte dei tifosi. Nelle regole di Rice, ci sono anche tre zone di foul, dietro il catcher, lungo le linee e sulle tribune. Con 2 strikes, il foul dietro al catcher o sulle tribune, sempre dietro al catcher, viene conteggiato come uno strike-out. Mentre le regole del foul lungo le linee rimangono invariate. La zona di campo che sta dietro al ricevitore è delimitata dalle linee di fouls di prima base e di terza base le quali continuano fino al muro che sta dietro al catcher. Ma a quel punto Haight ha già scolato 3 bicchieri con opzioni, e pensa che al terzo strike il battitore è out!.

Per un lungo periodo di tempo nessuno seppe il motivo dell'espulsione di un rookie, proprio al primo turno di battuta quando mosse i suoi primissimi passi verso casa base in qualità di pinch hitter. Finalmente, un giorno, l'enigma venne risolto. Appena il rookie entrò nel box di battuta l'arbitro gli chiese il nome per poterlo comunicare all'annunciatore della partita, al tempo non c'erano gli speaker odierni e questa era la prassi. Il rookie rispose all'arbitro "Shut up!", sta zitto. L'arbitro sbuffò ma fece finta di niente e formulò di nuovo la stessa domanda al battitore, ricevendo la stessa risposta. "Shut up!". A quel punto l'arbitro si rivolse al giocatore con tono deciso e seccato ottenendo la stessa risposta da parte del rookie il quale si sentì infastidito dalla stessa domanda. La pazienza dell'arbitro giunse alla fine e con il classico gesto puntò l'indice al giocatore e successivamente, sempre con l'indice, indicò al giocatore la direzione da seguire, cioè quella degli spogliatoi. Poco tempo dopo, il mistero di questa decisione venne svelato. Il giocatore si chiamava Shaddup. Questo nome detto in un dialetto Brooklinese, o in un linguaggio da montanaro del Tennessee assume il significato di "shut up!", che vuol dire "cuciti la bocca!".

Dave Altizer, di Pearl Illinois, di ritorno dalla II Guerra Mondiale fece una buona carriera come interbase. Lo chiamavano "DDD" (Dare Devil Dave) in quel di Chicago e fu vittima di uno tra i più divertenti show che si sono visti sui campi da gioco. Altizer venne ceduto dai Cleveland e quel giorno al Comesky Park di Chicago si disputò la partita che vedeva di fronte i Sox contro la ex squadra di Altizer, appunto, i Cleveland. Desideroso di riscatto per essere stato ceduto, alla settima ripresa, col risultato di 2 a 1 per Cleveland, Altizer con zero out ottiene una valida e con estrema soddisfazione trotterella verso la prima base compiaciuto della battuta e consapevole che rappresentava il punto del pareggio. Segnale di batti e corri. Altizer vola verso la seconda, il battitore spara una linea in bocca al prima base il quale tocca il sacchetto di prima base per la doppia eliminazione. Altizer non si accorse di nulla perchè stava procedendo verso la seconda base, lasciandosi il prima base alle spalle. Nick Altrock, coach di terza base, prese spunto dell'occasione e urlò ad Altizer di scivolare in seconda. Nel frattempo George Stovall, il prima base, avendo completato la doppia eliminazione fece quello che di norma fanno tutti e cioè tirò la pallina verso la seconda base per il classico "giro della palla" tra gli interni. Però la pallina finì all'esterno centro. Allora Altrock ordinò ad Altizer di rialzarsi e procedere velocemente verso la terza base. L'esterno centro raccolse la pallina e tirò prontamente verso la terza base. La pallina colpì Altizer in scivolata e finì verso le tribune. Altizer si rialzò e, sempre su consiglio del coach Altrock, si diresse verso casa base incitato dal suggeritore che urlava "scivola Dave!...Scivola!". Il terza base di Cleveland dopo aver rincorso la pallina, la lanciò al ricevitore Clark il quale, intenzionalmente, non toccò Altizer, perchè era stato eliminato per regola dal prima base. L'arbitro, che aveva seguito tutto il percorso di Altizer, si mise a ridere e formalmente dichiarò Altizer "out!", mentre sulle tribune i tifosi rumoreggiavano vivacemente. Un inning più tardi, Dave Altizer mentre si dirigeva verso la sua posizione difensiva, si fermò a casa base e abbaiando si rivolse verso l'arbitro dicendo: "Continuo a sostenere che hai fatto la chiamata più vergognosa che abbia mai visto!...NON SONO STATO TOCCATO!!!!"

                        ALL'OMBRA DI MORFEO

Joe Cantillon, vecchio e attempato manager di Minneapolis, nell'ultima
partita di stagione  dell'American Association a Milwakee, si addormentò nel
dugout durante la partita. Dopo poche riprese di gioco Carl Fisher, interno
della squadra, versò un secchio d'acqua sulla testa del manager. Cantillon si svegliò spaventato e borbogliando con voce roca disse, "Andiamo ragazzi!, arriviamo al 5°inning così la paga è assicurata!".
Ci fu anche la storia di George Binks, un rookie che proveniva da Milwakee
e che giocò esterno destro per Washington, Philadelphia e St.Louis. Alto e dinoccolato George era un  mancino e vinse la classifica come miglior battitore nelle Leghe Minori affrontando solo lanciatori destri. Un giorno, e la storia continua, Binks si addormentò nel dugout. Il manager Casey Stengel lo svegliò con un calcio dicendogli di andare a battere per sostituire un altro battitore. C'erano le basi piene. Svegliatosi di soprassalto, ancora incoscente nel
torpore del sonno George disse, "chi?...Io?". Ebbene, dopo un paio di sbadigli
e una stirata ai muscoli con qualche swing a vuoto, George Binks entrò nel box di battuta e ottenne un Grande Slam!. Binks nacque l'11 Luglio del 1914 ed è tutt'ora, il quinto giocatore più vecchio ancora vivente. Ecco nell'ordine gli altri "veterani", aggiornato al 22 Settembre 2010 e, visto l'argomento trattato, direi che questa classifica è suscettibile di modifiche!.
Tony Malinosky  101 anni e   7 giorni   Brooklyn Dodgers
Connie Marrero   99 anni e  62 giorni   Washington Senators
Ace Parker       98 anni e 148 giorni   Philadelphia Athletics
Art Mahan        97 anni e 126 giorni   Philadelphia Phillies
George Binks     96 anni e  93 giorni   Washington, Philadelphia, St.Louis
qui si trova la lista completa...http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_oldest_living_Major_League_Baseball_players
Bene!..se qualcuno ha ancora dei dubbi riguardo al fatto che il baseball è il gioco della vita, qui si deve ricredere perchè
...GIOCARE A BASEBALL...ALLUNGA IL...CORSO DELLA VITA!
George Binks

domenica 17 ottobre 2010

THE BENCHWARMERS

Molti di loro imparano ad adattarsi al ruolo secondario di essere delle riserve. Ma, se sono pronti in quel momento, diventano la gioia del manager e in un attimo si trasformano negli eroi dei sogni di tutti i tifosi. Stanno seduti nel dugout, osservano e studiano i lanciatori e la posizione della difesa. Forse un giorno chissà, saranno l'asso nella manica del coach perchè sanno che non potranno mai vestire i panni di una superstar ben pagata e tantomeno di un titolare della squadra. Vengono spesso descritti come dei tappabuchi ed ogni squadra ne possiede almeno uno che raramente ottiene stima e riconoscimento dalla stampa e dai tifosi. Ma le persone che contano, come il manager, i dirigenti e i compagni di squadra capiscono la sua importanza. Casey Stengel disse: " Non vinci la stagione senza quei ragazzi", e certamente non parlava di Mantle, Musial, Mays, si riferiva piuttosto a giocatori come Al Weis che fece l'homer vincente per i Mets oppure a Gary Waslewski che vinse una partita delle World Series. Chiamateli come volete, vacanzieri, sostituti, utility players o macchie o forse nullità. Qualcuno lo deve fare e parecchi che vengono scelti lo sanno fare. Paul Popovich, ad esempio, è stato in Major League per 9 anni e veniva utilizzato per circa la metà della stagione. Nonostante fosse stato titolare nel 1968 con i Dodgers è finito per essere una riserva con i Pittsburgh Pirates. "Quando sei in una squadra piena di talenti", disse Paul, "ti puoi aspettare che starai seduto in panchina per parecchio tempo". Popovich iniziò la sua carriera nei Cubs come seconda base quando decisero di impiegarlo anche in altri ruoli come terza base e interbase. "Ho giocato in seconda per tutti i miei anni a partire dal college", continua Popovich, "ma non hai molte scelte se vuoi stare in Major League. Se non sei un titolare e se vuoi aiutare la squadra, devi adattarti a giocare anche in ruoli differenti. Durante l'inverno ho dovuto allenarmi a battere anche di mancino per poter offrire ancora più possibilità di essere utilizzato". Cambiare posizione in difesa, abituarsi a tirare da tutte le posizioni o modificare l'assetto in battuta possono danneggiare i titolari, ma per Popovich essere diventato un battitore ambidestro è stato un aggiustamento essenziale al punto che preferiva battere di mancino perchè un giocatore di riserva ha molte più possibilità di entrare in partita e affrontare un lanciatore destro. Come molti benchwarmers, la più grande emozione per Paul era quella di poter osservare il talento degli altri. "Ho giocato una volta quando Don Drysdale stava realizzando il record delle riprese consecutive senza subire un punto", dice Popovich. "Lui era incredibile, un gran controllo e potenza nei suoi lanci. Un ricordo ancora fresco nella mente e che non dimenticherò mai". Quando sei una riserva cerchi qualcuno o qualcosa da ricordare, o da dimenticare. Prendete Walt Williams, che è qualcosa che il manager degli Yankees Bill Virdon, ha visto di rado sui campi da baseball. Williams non era un candidato per restare in panchina, anzi per lui si aprirono le porte del successo considerando che nel 1973 terminò la stagione con una media battuta di .305. Ma nel 1974, l'uomo chiamato Senza-collo si ritrovò ad essere l'uomo senza-corpo in seguito ad un 6 su 54 slump che lo trascinò in una vertiginosa discesa.

Da titolare al ruolo di nessuna entità pur percependo il doppio assegno da Aprile fino a Ottobre. "Walter è un ragazzo terribile", disse Virdon, "Non si abbatte mai, continua a lavorare duramente e incita con energia tutti i compagni di squadra. E' il primo a stuzzicare i lanciatori avversari. Deve essere stato l'inferno per lui ma so che è tenace e continuerà a provarci". "Amo il baseball, questo è tutto", dice Williams sorridendo, "certo, quando non giochi è dura da sopportare. Però credo che ci siano tanti modi per contribuire al successo della squadra. Ho sempre voluto giocare e anche adesso che sono un panchinaro, amo il baseball". Ancora più triste è la storia di Bill Plummer catcher di Cincinnati, costretto a stare in panchina da Johnny Bench. "La situazione di Plummer non è unica", disse Alex Grammas, "sicuramente Bill sarebbe il ricevitore titolare in tante squadre, ma non qui perchè J. Bench è il più grande ricevitore del pianeta. "E' frustrante", risponde Plummer, "però c'è molto da imparare anche stando seduti in panchina ad osservare  Johnny". Qualche volta lui gioca in prima base oppure in esterno", continua Plummer, "e allora ecco il mio momento e devo essere pronto perchè gioco in una grande squadra costruita per affrontare il post season". Nel baseball, una carriera può svanire in un attimo e all'età di 28 anni è difficile cambiare e ricominciare da capo in un nuovo ambiente. I Reds rappresentano un team ricco di talenti e farne parte, anche stando seduti in panchina, è una grossa sfida, una prova durissima ed è un motivo di orgoglio perchè quando il manager pronuncia il tuo nome hai la possibilità di cambiare il risultato, l'acqua in vino, di diventare l'eroe di un piccolo sogno condiviso. E' il coronamento di tanto lavoro sotto gli occhi di tecnici e compagni di squadra, tanti sacrifici dietro le quinte perchè mass-media e tifosi hanno microfoni e sorrisi per i titolari. Sono i benchwarmers, gli scaldapanchina, i personaggi in cerca d'autore ma anche il fiore all'occhiello di tanti managers. Rappresentano l'ultima chance, l'ultimo sperone di roccia che separa lo scalatore dalla cima della montagna. Sono le riserve, ancore di salvezza, oasi di verde speranza nell'arido deserto della sconfitta.
                

domenica 3 ottobre 2010

CHECAGOU

Chicago racchiude una scheggia all'interno di una delle sue ampie spalle. La scheggia si trovava lì ancor prima che un elegante reporter, A.J.Liebling, con fermezza chiamò la città col nome di "Second City". Ma quella scheggia venne carbonizzata perchè la città visse la sua prima esperienza di vita col fuoco. Se Phoenix è la "Wrong City", Chicago di certo "is the right one" poichè risorge dalle sue proprie ceneri. Ma il fatto è che Chicago aveva già un nome, un nome che i nativi Seminoles gli avevano dato: "Checagou", cipolla selvatica. Ogni città con un nome del genere dovrebbe essere amarognola più che delicata o dolce. E Chicago lo è, come lo è la Chicago del baseball. In America si sa, una organizzazione di Major League all'interno di una città è come un fiore, robusto in eterno che cresce alimentato dalla diversità sociale, dai suoi attriti e dalla sua solidarietà. E' modellato e modella la sua città. Chicago ne possiede due e sono proprio così, ma con una differenza. Ognuno di essi è cresciuto per sviluppare una diversa Chicago pur appartenendo alla stessa radice. Ma sto correndo troppo. La storia della "Second City" iniziò con una calamità. Era l'8 Ottobre del 1871, Mr O'Leary, ubriaco o negligente, questo non lo sapremo mai, lasciò la lanterna accesa nel fienile mentre stava mungendo una mucca. Ad un tratto l'animale diede un calcio alla lanterna e tutto il fieno prese fuoco. L'incendio si propagò per 36 ore e tutta Chicago che al tempo era costruita in legno crollò sotto le fiamme. Da quel momento la città divenne l'emblema di una energica rinascita che coinvolse tutti i cittadini. Dal grano al bestiame, dal bestiame al grezzo ferro e dal fuoco al senso di euforia di una popolazione desiderosa di ricostruzione. E con tale desiderio si stava materializzando l'idea di un passatempo nazionale, un gioco, un carosello di vita che meglio poteva identificare e dare un senso alla rinascita. Pioniere e interprete di questo progetto fu un giovane lanciatore il cui nome si diffonderà come polline al vento diventando il marchio di una delle più prestigiose linee sportive: A. G. Spalding. Spalding arrivò a Chicago al tempo in cui la città non disponeva di confini, anzi non c'erano confini, soltanto una frenesia di costruzione che contaminava le iniziali 500 anime che poi, verso gli inizi del 900, sarebbero diventate 1.000.000. Alacremente erano in costante movimento in mezzo a 1.300 miglia di binari che si intersecavano con le strade per collegare la North Side con la South Side. Il risultato fu una costante carneficina. Chicago incorpora il moderno dilemma americano. La tensione tra lo stoico individualismo e l'inveterata e tranquilla comunità. Ma la grande frattura della città era tra Nord e Sud, dove le numerose etnie, sempre in crescita, erano in costante ostilità e, appartenere ad una razza, significava essere dei vicini di casa molto scomodi e lontani. Si è detto che il baseball è Greco, perchè si basa sulla rivalità fra città-stato. Chicago è diversa perchè rispecchia la rivalità tra Nord e Sud. L'astio che corre fra i Cubs e i White Sox è duraturo e talvolta feroce. Ma il luogo e la posizione delle due squadre ha garantito la lealtà e la correttezza tra i tifosi in quanto appartenenti allo stesso suolo sociale, alla stessa radice. Oh, Chicago!, con Michigan Avenue, il Miglio Magnifico, e i suoi appartamenti sulla "Gold Coast" che rappresentano una visione folgorante da togliere il fiato. Oh, Chicago!, dove il giorno più bello per gli innamorati è stato festeggiato con mitra e pallottole. Oh, Chicago!, c'è tanto  baseball, un'alternanza continua di gioie e dolori, una mescolanza tra il dramma di una sconfitta e l'estasi di una WORLD SERIES. Fu proprio nel 1932 a Chicago al Wrigley field che Babe Ruth "dichiarò" il suo fuoricampo. Fu proprio al Comiskey Park che si materializzò la più grande infamia mai successa nel baseball, quando nel 1919 i Sox barattarono le Series e 9 giocatori vennero espulsi a vita dal commissioner Landis. Anche la gloria del baseball di Chicago possiede un aspetto mortificante. I White Sox del 1906 vinsero la regular season con la media battuta più bassa di tutti (.230) meritando l'appellativo di "hitless wonder" diventando in seguito, poderosi nelle finali; contro quale squadra?: I Chicago Cubs. Giocatori dalla lunga carriera senza partecipare alle World Series dove si trovano?: a Chicago. Luke Appling 19 anni, Ernie Banks 20 anni, Ted Lyons un record di 21 anni di carriera sportiva senza mai giocare una World Series. Solo a Chicago i Cubs segnarono 5 punti all'11esimo e persero la partita. I Mets ne segnarono 6 nella parte alta della ripresa. Il 18 Giugno 1911 i Sox conducevano per 7 a 0 contro i Tigers. A metà partita per 13 a 1 per poi perdere 16 a 15. Quale squadra concesse 13 punti con 2 out?: i Sox del 1956. Chi perse la partita dopo aver segnato un record di 22 punti?: i Cubs!. "Vincere è una vergogna!", era lo slogan per le strade di Chicago. Baseball è una dolce emozione ed è una bella esperienza in particolare se lo si osserva da uno stadio ben fatto. E Chicago li ha sempre avuti, ma anche qui, con una differenza. L'ex Comesky Park è idoneo per i lanciatori con il suo ampio prato esterno in grado di assorbire le volate più profonde. Mentre il Wrigley Field con la sua edera crescente al limite del fuoricampo, è più congeniale ai battitori nonostante l'alito del vento sia diretto verso casa base. Sono meravigliosi nell'architettura, come antichi templi in contrasto con i grattacieli ad un passo dalle stelle, dove il jazz, il blues e la pizza, da sempre, sono gli stili del baseball, a Chicago.



lunedì 20 settembre 2010

SUPERSTARS


Cosa si nasconde dietro un ball-player?. Sotto quella bella immagine da superstar adeguatamente affettata e disponibile ai flash?. Un nuovo mondo?. Un universo parallelo?. Proviamo ad umanizzare questi atleti, a trattarli come persone fuori dal campo. Seguirli dalla culla alla tomba, rincorrere le loro vite, i loro amori, i loro sorrisi e le loro lacrime. Superstar del baseball è il vecchio Pete Alexander quando barcollava nelle strade di una piccola Nebraska per dirigersi all'ufficio postale e spedire l'ultima lettera alla moglie Aimee prima di morire ubriaco, nell'oscurità dell'oblio. Superstar del baseball è Yogi Berra che ha scioperato a Norfolk nel desiderio di ottenere un dollaro in più per hamburger e Coca cola. Placata la fame, con la mazza in mano batte a casa 13 punti. Superstar del baseball è Roy Campanella che ha giocato nel ruolo di catcher 2 partite in un giorno. Ancorato alla sedia a rotelle, in seguito ad un incidente d'auto, dice: "C'è un pò del bimbo in ogni grande giocatore di baseball". È Ty Cobb che all'età di 19 anni riflettendo sulle parole del padre assassinato e sulla sua forza di conquista, disse ad un suo compagno di squadra: "Voglio essere primo tutte le volte, voglio essere primo in ogni cosa". Superstar del baseball è Mickey Cochrane, che suona il sax in una piccola band e pulisce la cucina in un hotel frequentato da persone ben vestite e tutte impomaciate. "Un giorno sarò io seduto a guardare che lavano i piatti", disse Cochrane agli amici Cobb e Ruth. È Dizzy Dean, un rude coltivatore di cotone che spiega ad Eisenhower perchè è ingrassato. "Perchè, Sr.Presidente, sono stato a dieta per i miei primi 25 anni di vita. Ora che guadagno i soldi per mangiare, mi assicuro di farlo bene per il futuro quando mi stenderò". Superstar del baseball è Frank Frisch, luce e guida della Gas House Gang di St.Louis, quando si lamenta che i suoi giocatori non sono bravi come lo era stato lui e dice: "Se l'intolleranza alla mediocrità è un crimine, allora mi dichiaro colpevole". È Lou Gehrig che va allo Spring Training nel 1923 con $12, veramente poco. Vuole trovare lavoro come lavapiatti quando gli Yankees gli danno i soldi per il pranzo durante i suoi viaggi al nord. Superstar del baseball è Occhio Triste Charley Gehringer quando diceva: "Hallo", all'inizio stagione, e "Bye" alla fine, e nel mezzo batteva .350. È Hank Greenberg che copriva il prato ben curato del padre con segatura per allenarsi a fare le scivolate, e che poi frettolosamente la toglieva ogni pomeriggio prima dell'arrivo del genitore. Superstars del baseball è Lefty Grove, faccia sottile, strabico e scorbutico che descriveva gli altri con l'amaro del fiele. "Guarda quello lì, cammina come un tacchino", oppure, "che brutta faccia, meglio che stia nel dog-out o i tifosi scappano". È lo schietto Roger Hornsby che stava consumando la cena sul treno con il rookie Eddie Farrell. Gli chiesero. "Vinceranno i Giants quest'anno?", e Hornsby disse, "No, con Farrell all'interbase". Superstar del baseball è Carl Hubbell, i cui pantaloni arrivavano alla caviglia in un periodo dove tutti i giocatori li indossavano fino alle ginocchia. "Non riesco a tenerli su", disse, "mi serve una cerniera più stretta come a quelli che stanno dietro di me in campo". È Bill Terry che per due anni non parlò al manager John Mc Graw, ma per il quale giocò senza risparmiarsi. Quando, dopo 30 anni il vecchio John decise di smettere, indicò il suo successore dando una pacca sulla spalla di Terry. Superstar del baseball è Jimmy Foxx che si vantava di poter bere 15 mignon di Scotch whiskey sul treno dicendo, "Sono nato per essere distrutto". È Nap Lajoiè, il killer, che uccise un uomo in una rissa con un colpo di pistola e che spaccò la sedia in testa al managere perchè non voleva in squadra l'amico e prima base George Stovall. Superstar del baseball è il Dio Greco Christy Mathewson che si rifiutava di giocare la Domenica ma beveva, fumava e giocava a carte perchè sua moglie diceva: "È un brav'uomo, ma non tanto". È il Mendicante di Baghdad, Joe Pepitone, che saluta i tifosi e i compagni di squadra mandando baci dicendo: "Pace e Amore, Allah è con noi". Superstar del baseball è Sandy Koufax che mangiava pop corn col ketchup e pillole multicolori per la sua artrite. È Babe Ruth, che nei doppi incontri si mangiava mezza anguilla marinata e mezzo chilo di gelato al cioccolato, mentre la colazione era composta da mezzo litro di bourbon con ginger, bistecca, 4 uova fritte, patate ed un tazza di caffè. Superstar del baseball è Ted Williams sotto-nutrito e sotto-amato fino a quando un coach gentile gli offrì prima di una partita il seguente menù-score: 1 tazza di frollini, mezzo litro di latte maltato, tre gelati e 11 bottiglie di soda. Superstar del baseball, ovvero la dieta dissociata. Superstar del baseball sono gli eroi controcorrente. È Tug Mc Graw che disse: "Giocare sull'erba sintetica?, non lo so, non ho mai fumato l'erba sintetica". E' Bill Spaceman Lee che imbottito di psicofarmaci sperimentali saliva sul monte pensando di essere sul tetto del mondo. Superstar del baseball è Dock Ellis quando nel 71' lanciò una no hit sotto l'effetto dell'LSD e vide Jimi Hendrix nel box pronto a battere con la chitarra. È Dick Allen che, al posto di allenarsi, andava all'ippodromo. Quando andava a battere ubriaco i ricevitori avversari avvisavano i propri lanciatori di non tirare interno, perchè Allen avrebbe spedito la pallina a 500 piedi. Superstar del baseball è la storia leggendaria di Josh Gibson, che un giorno colpisce la pallina e la spedisce a 668ft. di distanza. Dopo pochi rimbalzi la pallina venne raccolta a 911ft. da casa base (277,67mt). Superstar del baseball è Ernie Lombardi. Lui si, che ha battuto il fuoricampo più lungo nella storia del baseball. La pallina cadde sul rimorchio di un autocarro che era parcheggiato dietro l'esterno centro. L'autista guidò per 30km. fino al deposito, e lì prese la pallina. Superstar del baseball siamo noi che cerchiamo tra le pieghe della quotidianità il vero significato delle parole per liberarci da questa trincea che, come una tenaglia, ci opprime e ci soffoca e che come sangue infetto, coagula intorno a sè ogni sorta di ostilità e repulsione. Superstar del baseball è un sorriso. Superstar del baseball è il dolore.

domenica 12 settembre 2010

RUSS LAREBEE

Gli appassionati, tifosi di Nettuno e di tutta Italia, ricordano certamente l'imponente 1° base di nome Russ Laribee, ex Boston Red Sox, che nell'82 realizzò un record di 24 homer su 40 partite. Fu una performance di assoluto spessore tecnico che portò Russ a diventare un vero idolo presso i tifosi di Nettuno. Il suo swing, letteralmente letale, faceva volare la pallina alta e lunga oltre la recinzione del vecchio campo Comunale. Pochi sanno però che Russ è stato protagonista della partita più lunga di tutta la storia del baseball professionistico Americano. Ecco il resoconto. Ai confini della realtà.
R.Laribee alla battuta.Il catcher è C.Stimac
Sabato, 18 Aprile 1981, McCoy stadium in Pawtucket. Si affrontarono due squadre di AAA, i Pawsox, della franchigia dei Boston Red Sox, contro i Red Wings, squadra affiliata ai Baltimore Orioles. Cal Ripken Jr. giocava 3°base. Alla nona ripresa Russ Laribee ottenne un RBI con una lunga volata di sacrificio che portò i Pawsox al pareggio, 1 a 1. Da quel momento iniziò la più lunga maratona che il baseball professionistico abbia mai conosciuto. Per statistiche e aneddoti, questa partita è stata immortalata a COOPERSTOWN, dove si trova il Museo del baseball. La gara venne interrotta nella parte alta della 33esima ripresa, dopo circa 8 ore e un quarto di gioco. Iniziò alle ore 20, con mezz'ora di ritardo per un problema alle luci e alle 4 e 09 del mattino seguente, l'arbitro sospese la partita. La data, per continuare l'incontro, fu fissata per il giorno 23 di Giugno, due mesi dopo. Le due squadre entrarono in campo pronte per iniziare la parte bassa della 33esima ripresa sul punteggio di 2 a 2. Dopo tutta quella maratona ci vollero circa 18 minuti per decretare la vittoria di Pawtucket. Punteggio finale: 3 a 2. Ci fu un momentaneo vantaggio dei Red Wings alla 21° ripresa, ma Pawtucket pareggiò nella parte bassa della stessa ripresa con una valida di Wade Boggs. Alla 32° ripresa con 2 eliminati e corridore in seconda, i Red Wings ottennero una battuta valida verso la parte destra del campo. Il corridore, diretto a casa base, diede l'impressione a  tutti di essere in grado di segnare il punto. Ma l'esterno destro di Pawtucket "sparò" uno strike verso casa base riuscendo ad eliminare l'accorrente avversario di appena mezzo metro. Il giorno 23 di Giugno, M.Barrett, futuro MLB con Boston, ottenne di diritto la prima base dopo essere stato colpito dal lanciatore. In seguito, raggiunse la 3° base grazie ad un singolo di C.Walker. Inspiegabilmente venne data la base intenzionale a Russ Laribee, e con le basi piene, Dave Koza ottenne il singolo della vittoria. Di seguito vi mostro il tabellino della partita con tutti gli aneddoti, le curiosità e le stranezze. È un qualcosa da non perdere per originalità.
Tempo totale dell'incontro: 8 ore e 25 minuti.
Totale eliminazioni 195. I Pawsox ne effettuarono 99.
Totale at-bats 219, di cui 114 da parte dei Pawsox.
Totale strikeouts 60. Rochester ne ottenne 34.
Più strikeouts subiti da un giocatore in una partita: 8. R.Laribee, record.
Più at-bats 14: D.Koza e C.Walker, (Pawsox).
Più apparizioni in battuta: 15: T.Eaton, C.Ripken, D.Williams, (Rochester).
D.Williams, (Rochester), terminò a 0 SU 13, mentre D.Koza (Pawsox) ottenne più valide di tutti: 5.
53 corridori rimasti in base: 30 da parte della squadra di Rochester.
I pitchers fecero un totale di 1882 lanci.
Steve Grilli, padre di Jason, non faceva parte della squadra, ma venne acquistato proprio il giorno prima della ripresa della partita. In seguito fu il lanciatore perdente. Jim Umbarger, (Rochester), lanciò 10 riprese senza subire punti.
I lanciatori affrontarono un totale di 246 battitori.
Durante la partita vennero usate 156 palline. Alle 4 di mattina c'erano 17 tifosi, dei 1740 iniziali. Alla ripresa dell'incontro, il giorno 23 giugno, c'erano circa 6.000 tifosi compreso vari broadcasters dal Giappone e dall'Inghilterra. La notizia aveva fatto il giro del mondo e Pawtucket in seguito entrò nella Hall of Fame. Durante la gara, i giocatori accesero un fuoco nel dog-out a causa del freddo, usando mazze rotte e lattine vuote di varie bevande. Il manager di Pawtucket, Joe Morgan, venne espulso alla 22° ripresa. Più tardi, la moglie gli telefonò chiedendogli dove si  trovava. Joe le disse che stavano giocando ancora. Irritata, la moglie replicò: "Come cacchio fate a giocare ancora se mi stai rispondendo al telefono?". Sorte peggiore capitò al lanciatore Louis Aponte di Pawtucket. Quando arrivò a casa, ebbe una discussione animata con la moglie, che non lo fece entrare e gli chiuse la porta in faccia perchè convinta che il marito fosse stato in giro tutta notte ad ubriacarsi. Il povero Louis ritornò al campo e dormì negli spogliatoi. Poi ci fu l'arbitro capo Jack Lietz. INCREDIBILE!. In quel periodo c'era la regola che impediva di iniziare un inning dopo le 12,50 AM. Alle continue insistenze, da parte dei tecnici, di sospendere la partita, l'arbitro disse: "Non sapevo che nel baseball c'è la sospensione per la merenda". I dirigenti cercarono allora di contattare il pres. della lega, Harold Cooper. Dopo le continue telefonate finalmente, poco prima delle 4 AM, Cooper rispose e disse di interrompere la gara. L'arbitro,  precedentemente, aveva consultato il manuale e per problemi tecnici e di stampa, il capitolo riguardante le sospensioni degli incontri era stato omesso. (quando si dice "il destino!"). Bill George, lo scorer, si trovò senza carta e per continuare usò penne con diverso inchiostro per delineare e separare gli innings. Chi ha visto lo scorer della partita giura che non si capisce niente, sembra una sorta di disegno psichedelico. Anche questo foglio è conservato nella Hall of Fame. Dave Huppert, il catcher di Rochester ricevette per ben 31 inning. Il giorno dopo i quotidiani titolarono: "Ecco come acquistare uno "squat" permanente". "Si poteva sospendere la partita con 2 parole. Buon  senso!", disse in seguito il manager J. Morgan di Pawtucket, ma non c'è buon senso quando si scende in campo. C'è soltanto la meraviglia e la follia di essere parte di un pazzo, pazzo universo, infinito come quello del baseball.
Lo score card della partita

sabato 11 settembre 2010

ONCE WERE BALLPARKS


L'esterno destro era pattugliato dalle capre di montagna, così erano chiamati i giocatori, non certo per la barbetta al mento ma perchè il prato dell'esterno destro si innalzava di circa 8 mt rispetto casa base, iniziando questa salita appena dopo la prima base. La collina venne spianata per una larghezza di 3 mt dopodichè continuava a salire. I giocatori si posizionavano  su questo piano. Alle loro spalle, proprio al limite del terreno pianificato, era stata tirata una corda che rappresentava il limite del fuoricampo. Dietro la corda vi era ancora la salita dove i tifosi si accalcavano quando le tribune erano completamente esaurite nei loro 7.000 posti a sedere. Da casa base alla corda la distanza era di poco inferiore agli 80 mt.(235 feet). Al centro esterno vi era un enorme tabellone distante 130 mt. da casa base e all'esterno sinistro la distanza era di quasi 100mt. Questo è il campo denominato La Cava di Zolfo, il più curioso, originale e affascinante ballpark degli Stati Uniti, tanto unico da essere riconosciuto col nome di The Dump, La Palude. Costruito a Nashville nel 1870 col nome di Athletic Park, in seguito venne chiamato Sulphur Dell perchè si trovava nei pressi  di una sorgente di zolfo e sale trafficata da bisonti, cacciatori e pellerossa. Ogni tanto il campo era soggetto agli straripamenti del vicino fiume Cumberland River e per questo, venne soprannominato La Palude. Diverse sono le squadre professionistiche che vi hanno giocato tra cui i Brooklyn e i Giants. Per giocare a Sulphur Dell occorrevano lanciatori mancini ed un line-up con più battitori mancini possibile. I battitori destri, per sfruttare l'esigua distanza da casa base all'esterno destro, erano soliti eseguire uno swing col tentativo di battere la palla in quella direzione con la tecnica denominata in and out swing. Ciò portava delle anomalie nella meccanica della battuta. Ad esempio ci fu un giocatore, Bob Lemon, che vinse la classifica dei fuoricampi con 64. Gli venne offerto un contratto per andare in Major League con i Cubs e in due anni ottenne una media battuta di .178 con 0 homer. Il campo di Sulphur Dell è anche testimone della morte del primo giocatore professionista della storia. Si chiamava Louis Henke. Dopo aver battuto una palla a terra si scontrò violentemente col prima base. Fu portato all'ospedale dove morì a causa del fegato spappolato. Sulfur Dell rimane ancora oggi uno dei campi più affascinanti e ricchi di storia per la sua unicità e originalità. Su quella spianata di terra si giocava già prima del 1860. La zona fu teatro di aspri conflitti durante la Guerra Civile. In aggiunta le scorribande delle tribù indiane dei Chickasaw, Cherokee e Shawnee erano frequenti tanto da obbligare i giocatori a premunirsi di carabine e pistole. Inoltre sulla salita si posizionavano delle persone armate col compito di sorvegliare la zona ed eventualmente dare l'allarme nel caso fosse stato necessario.
                                     Wahconah Park Pittsfield
Costruito nell'Agosto 1892.
Questo stadio è qualcosa di speciale. Possiede un suo fascino perchè costruito tutto in legno. I posti a sedere erano così vicini alla linea di foul che era possibile ascoltare e sentire ogni parola senza l'esigenza di alzare la voce. La caratteristica principale dello stadio erano i gufi finti, che erano appesi alla tettoia per prevenire che altri uccelli nidificassero sotto la tribuna. Questo stadio fu l'unico in America ad affacciarsi in direzione Ovest a differenza di tutti gli altri campi che vennero costruiti in direzione Est. Questo era dovuto al fatto che, quando il sole tramontava, non avrebbe dato fastidio al battitore. Al tempo non si giocava in notturna per cui molte partite disputate al Wahconah Park vennero sospese a causa del tramonto del sole.
                                     Cordines field Newport
Costruito nel 1893.
E' lo stadio dove giocano i Newport Baseball Gulls. Venne costruito in una zona chiamata The Basin. Questo luogo serviva per rifornire di acqua le locomotive a vapore. In seguito alle continue lamentele dei cittadini per l'acqua stagnante e l'aria puzzolente, questa attività venne interrotta. L'area venne risanata permettendo lo svolgimento del campionato di minor league, che venne interrotto a causa delle continue rotture delle finestre delle case vicine.
                                     Fuller Field Clinton
Costruito nel 1878.
E' il piu' vecchio stadio ed è ancora in uso. E' l'unico posto dove si possono correre le basi come fecero i giocatori dal primo giorno di nascita della Lega Professionale. Il campo è stato anche certificato dal libro dei Guinness's Records. La certificazione avvenne in seguito alle ricerche dello storico A.J. Bastarache che rimediò una antica mappa della città dove individuò l'esatta locazione del campo che è ancora quella attuale. Ci fu un'animata diatriba con la città di London, nell'Ontario, sede del Labatt Park, costruito nel 1877, e ancora in uso. Ma fu scoperto che casa base venne in seguito spostata e il Labatt Park perse così la legittima originalità di campo più antico ancora in uso.
                                            Nantasket Bay
Il 2 Settembre del 1880 nella cittadina di Hull, vicino a Boston, si giocò la prima partita con le luci. Edison aveva inventato il bulbo incandescente l'anno prima e la Electric Company decise a scopo pubblicitario di equipaggiare il campo con le luci. Vennero costruiti 3 paloni che contenevano ognuno 12 luci, per un totale di 30.000 bulbi incandescenti. La partita venne interrotta sul 16 a 16 per poter prendere l'ultimo traghetto per Boston. Da quel momento passarono 3 anni prima di vedere ancora le luci su un campo da baseball. Ciò avvenne nello stato dell'Indiana a Fort Wayne. Il campo si chiamava The Grand Dutchess.
                                         Ponce De Leon Park
Venne costruito ad Atlanta e fu teatro di tante partite della Negro League e delle Minor League. L'attrattiva, se così si può dire, di questo campo sta nel fatto che vi era un grosso albero di magnolia nella zona del centro esterno che faceva parte del gioco. Lo stadio non c'è più, ma l'albero è ancora lì!.
                                      Stadio "Carlini" di Genova
Questo stadio è senza ombra di dubbio il più originale in Italia. La pista ciclabile in cemento che circonda il campo da calcio è stata fonte di tante risate e drammi da parte degli esterni. Casa base si trovava nella posizione di "calcio d'angolo" e la prima base si trovava sul lato più corto del rettangolo del campo da calcio. Alle spalle dell'esterno destro c'era appunto questa pista ciclabile che veniva usata per le gare di velocità. È risaputo che tali piste hanno una forte inclinazione per permettere ai ciclisti la massima velocità anche in curva. Quando una pallina battuta finiva su questa pista, l'esterno doveva aspettare che scendesse perchè rincorrerla sul cemento con gli spikes non era una buona idea (non vi dico le cadute!). Discorso diverso era invece per chi giocava esterno sinistro. Qui vi lascio ad una divertente testimonianza di Claudio Acquafresca, esterno dell'Europhon Milano a cavallo tra gli anni 60' e 70'. "Lo stadio Carlini", racconta Claudio, "era famoso proprio per la pista. Infatti chi giocava esterno arrivava a Genova anche con scarpe da tennis. Oltre alla pista c'erano le porte da calcio e dietro all'esterno sinistro c'erano le pedane di atletica per il salto in alto, salto in lungo, e salto con l'asta. Ricordo che durante una  partita mentre giocavo all'esterno sinistro, mi infilai tra la porta da calcio e la pedana per l'asta, che si trovavano a pochi metri l'una dall'altra. Vic Luciani fece una lunga e profonda volata che mi costrinse ad una corsa fra gli ostacoli per poter effettuare la presa al volo.                                                                                   

Pista ciclabile del Carlini GE
                                   Campo delle "Baste" Lodi
Un altro stadio molto particolare e suggestivo fu quello chiamato Le Baste, nella città di Lodi alla fine del Villaggio Oliva. Ora non c'è più e su quel terreno sorgono case e palazzi. La nascita di questo spazio da adibire a campo di gioco si ricollega alla nascita dell'Ebbets Field di Brooklyn. Infatti l'origine del nome Baste deriva dal fatto che in tempi precedenti vi erano degli allevamenti di maiali e quel terreno veniva usato per il loro sostentamento. Negli anni 50' i primi appassionati di baseball della cittadina lombarda recintarono questo terreno che si trovava ad un livello superiore rispetto alle strade che lo delimitavano. Il risultato fu che nella zona dell'esterno destro la distanza da casa base era di circa 65/70mt. e chi batteva la pallina oltre quella distanza veniva accreditato di un homer da due basi. Giocai diverse partite in quel campo, non c'era un rubinetto per l'acqua e nemmeno gli spogliatoi. L'unica immagine che ho è la foto seguente del 1976 in occasione del Trofeo Oliva, torneo di precampionato tra varie squadre lodigiane. Le case sullo sfondo sono proprio quelle dietro l'esterno destro, con le tapparelle rigorosamente abbassate!. Sulla destra della foto si nota il muretto che sosteneva una recinzione di fortuna, anche pericolosa perchè correndo all'indietro, l'esterno rischiava di cadere oltre il fuoricampo e, come si intuisce dalla foto, la strada passava a circa 10/15mt. al di sotto del campo. In pratica in quella zona si giocava con 2 giocatori nella posizione di seconda base e il terreno duro e dissestato non garantiva rimbalzi perfetti della pallina per cui si può immaginare che, come nella vita, "Tutto poteva succedere alle Baste!".
Lodi-1976-Stadio le Baste