Il vecchio Aqualung stringe il suo bastone al petto. I bimbi si avvicinano e lo osservano, si guardano e si chiedono: "Chissà dove andrà?". Forse un giorno lo incontreremo ed anche a lui potremo dire: "È andata così!".

martedì 29 dicembre 2009

LSD


Tanti sono gli aneddoti, le curiosità e le vicende che hanno contribuito a creare  intorno alL'Old game quell'alone di misticismo e leggenda, il frutto di azioni o meglio, prestazioni di atleti-personaggi veramente singolari. Annusando  vecchie riviste mi sono imbattuto in un nome. Dock Ellis, il miglior lanciatore dei Pittsburgh Pirates nella stagione 1971 quando i "Bucs" vinsero le World Series. Dock era un personaggio controverso e divertente, rissoso e attaccabrighe. In minor league una volta si scagliò contro un tifoso che gli aveva urlato "Nigger", aveva la mazza in mano e successivamente disse ad un giornalista che aveva anche una pistola in tasca. Nel Maggio del 1972, ebbe una violenta discussione  con la guardia di sicurezza al Riverfront Stadium di Cincinnati, perchè non lo volevano far entrare. L'atteggiamento minaccioso di Dock costrinse la guardia, David Hatter, a chiamare la polizia ed Ellis fu portato in questura. Nel 1974 all'inizio della partita contro i Reds disse: "I'm gonna hit these motherfuckers down!", detto fatto. ColpÌ nell'ordine: Rose, Morgan, Driessen e con le basi piene cercò di colpire anche Perez il quale riuscì ad evitare i lanci e andò in  base per ball. Dopo aver colpito anche Bench, venne sostituito. Ma la vicenda che rese famoso Dock Ellis, fu la no-hit sotto l'influsso del LSD. La storia è semplicemente incredibile. Giugno 1970, i Pittsburgh Pirates affrontarono la serie di partite a S.Diego. All'aeroporto  Ellis noleggiò una macchina per andare a Los Angeles a trovare la sua ragazza Mitzie e il suo amico d'infanzia Al Rambo. Le successive 12 ore furono una nebbia di conversazioni, marijuana e anfetamine. Ellis si svegliò dopo mezzogiorno e pensando di avere il day-off assunse il "Purple Haze", un tipo di acido allucinogeno. In realtà avrebbe dovuto lanciare a S.Diego la sera stessa alle ore 18.05. Più tardi, arrivò la sua ragazza col giornale e disse: "Dock, sarai tu a lanciare oggi!", Ellis replicò, "No!, lancerò Venerdì, sono sicuro!". "Baby!", lei replicò, "Oggi è Venerdì. Ieri, hai dormito tutto il giorno!". Dock aveva 4 ore di tempo e prese l'aereo da L.A. per S.Diego quindi si infilò in un taxi e bestemmiando all'autista gli disse, "Get to the fucking stadium, i got to play!". Alle ore 17 nello spogliatoio si rese conto che l'effetto dell'acido non sarebbe svanito per la partita, quindi come "MISURA PRECAUZIONALE!", prese dalle 4 alle 8 pastiglie di anfetamina!. Quando entrò in campo, un'abituale conoscienza, da anni ormai, gli diede una manciata di "White Crosses" ovvero Benzedrina, una sorta di eccitante. Dopo questa "supplementazione" Ellis si recò nel "bullpen" per scaldarsi. "Ricordo soltanto dei pezzi di partita", disse Dock, "ero psicotico e avevo una sensazione di euforia. Delle volte non vedevo il catcher, delle volte non vedevo il battitore. Ricordo di averne colpiti un paio e di aver avuto le basi piene. La pallina era talvolta piccola, talvolta molto grande. Ebbi la convinzione che Richard Nixon arbitrava a casa base, e una volta pensai di lanciare a J.Hendrix che faceva lo swing con la chitarra. Mi dissero anche che ebbi 3 o 4 opportunità per giocare la pallina in difesa, ma ricordo solo che dopo un bunt, mi tuffai di lato pensando che fosse un line-drive. Con 8 Basi su Ball e due colpiti il 12 Giugno del 1970 al Jack Murphy Stadium di S.Diego, Dock Ellis fu l'autore della no-hit più grottesca e chiaccherata che nessuna persona si sognerebbe di fare sotto l'influsso dell'LSD. Quando il dottore del centro di riabilitazione chiese la lista delle sostanze che aveva usato si mise le mani nei capelli domandandosi come faceva ad essere ancora vivo. In seguito Ellis venne ricoverato più volte nei centri di riabilitazione. Terminata la carriera sportiva si dedicò al recupero delle persone cadute nel tunnell della droga operando specialmente presso le carceri degli States. Dock Ellis morì il 19 Dicembre 2008 all'età di 63 anni.
Nel Gennaio del 2014, il produttore cinematografico, Jeff Radice, ha presentato al "Sundance Film Festival" di Park City Utah, il documentario
"NO NO: A DOCUMENTARY", che narra la storia di Dock Ellis.


domenica 20 dicembre 2009

RICKEY DICE A RICKEY

Rickey Henderson è il più grande lead-off nella storia del baseball. In 25 anni di Major League ha accumulato statistiche e numeri d'attacco da far rabbrividire chiunque, anche i più grandi giocatori della storia  del baseball. Henderson è recordman delle basi rubate, punti segnati, basi su ball e fuoricampi come lead off hitter. In più detiene il record di basi rubate per stagione, 130 nel 1982, ed è l'unico nella storia ad aver rubato 100 e più basi per 3 stagioni. Le sue 1406 basi rubate rappresentano quasi il 50% in più del precedente record di 938 basi, rubate da Lou Brock. La sua lunga carriera gli ha permesso di ottenere records anche per il più alto numero di partite giocate,  di presenze alla battuta e di assistenze dall'esterno. Henderson è conosciuto per la sua infinita passione per il gioco. La sua personalità eccentrica e il suo carattere allegro hanno riempito le pagine dei giornali rendendo Rickey il più popolare atleta dell'epoca in tutti gli sport d'America. Bill James, famoso talent scout, disse che se anche dividiamo in due Henderson, ci sarebbero 2 Hall of Famers. La sua personalità ha stimolato le corde di tutte le emozioni possibili che un essere umano può  provare. Dal profondo odio alla più  alta venerazione. Per cominciare, Rickey Henderson non parlava mai in prima persona. Si riferiva a se stesso usando la terza persona singolare. Esempio, se lo incontri e gli chiedi: "Ciao Rickey come stai?". Lui ti risponde: "Rickey sta bene!...Rickey va a cena e poi va a riposare. Rickey deve giocare domani!". Nel 1987, quando era negli Yankees, giocò solo 95 partite e per la prima ed unica volta in carriera non vinse la classifica delle basi rubate. Harold Reynolds dei Seattle Mariners, guidò la graduatoria con 60 basi rubate in tutto il campionato. A stagione terminata Reynolds ricevette una telefonata da Henderson. "Squilla il telefono, sollevo la cornetta!", racconta Reynolds. Una voce dice: "Henderson è qua!", io gli rispondo, "Ciao Rickey come va?". Pensavo volesse congratularsi con me. Invece disse: "60 basi rubate?, dovresti vergognarti, Rickey le avrebbe rubate a metà stagione!". E riattaccò. La fama di Henderson ha raggiunto l'apice con le sue famose frasi che di seguito elenco, un misto di ironia, sarcasmo, arroganza e superbia.
  1. Anni 80. L'ufficio amministrativo degli Oakland ha notato un disavanzo nei conti. Infatti c'erano $1.000.000 in più. Dopo diversi controlli scoprirono che la ragione di quel fatto era Henderson. Gli telefonarono e chiesero a Rickey cosa ne aveva fatto dell'assegno. Lui rispose: "L'ho attaccato al muro!".
  2. Nel 1996 con S.Diego, Rickey salì sul pullman e cercò un posto a sedere. S.Finley, pitcher, gli disse: "You  have "TENURE" (sei un veterano), puoi sederti dove vuoi!". Rickey rispose: "TEN YEARS?, Rickey ha giocato almeno  per 16-17 anni!".
  3. Quando terminò di giocare con i Boston, Henderson telefonò al GM di S.Diego. Lasciò il seguente messaggio in segreteria. "E' Rickey che parla a favore di Rickey. Rickey vuole giocare a baseball!".
  4. Seattle. Durante una partita Henderson terminò strike-out. Il battitore successivo, mentre andava a battere, sentì Henderson che diceva: "Non ti preoccupare Rickey, sei ancora il migliore!".
  5. Una volta Henderson chiese ad un compagno di squadra quanto tempo ci voleva per andare in Repubblica Dominicana in macchina!.
  6. Dopo aver battuto il record storico di basi rubate, nel discorso commemorativo a fine partita, Henderson parlò al microfono davanti alla folla. Con Lou Brock al suo fianco, precedente detentore del record, disse: "Lou Brock è stato un grande ladro di basi, ma oggi, Io sono il più grande di tutta la storia!".
  7.  Una volta Henderson si è addormentò con la borsa del ghiaccio sulla guancia. Il congelamento gli ha fatto saltare 3 partite!.
  8. Un giornalista chiese a Henderson un parere riguardo la dichiarazione di K.Caminiti, il quale affermò che il 50% dei giocatori di Major League prendevano steroidi. Così rispose: "Bene, Rickey non è uno di loro!, quindi la percentuale è del 49%!".
  9. Henderson fece il record dei punti segnati con un fuoricampo. Dopo i consueti 45sec. per fare il giro delle basi, arrivò a casa base in scivolata!.
  10.  Henderson è stato lo strike out N°5000 da parte di Nolan Ryan e così disse: "E' un onore per me, avrò un altro paragrafo nel libro del baseball. Ne ho già 3 o 4!.
  11. Il GM di S.Diego Kevin Towers, un giorno cercò di contattare Henderson all'hotel. Sapeva che Rickey usava spesso nomi falsi per evitare la stampa e i tifosi. Dopo vari tentativi il GM pensò nello stesso modo di Henderson. Riuscì ad ottenere la lista dei clienti dell'albergo e successivamente fu in grado di parlare con Henderson. Rickey si era registrato all'hotel col nome di Richard Pryor!.
  12. Il giorno dopo che i Boston vinsero le WS contro ST.Louis, Henderson telefonò agli organizzatori per l'acquisto del biglietto per il game 6!.
  13. I Mets alloggiarono in un albergo a poche decine di metri dal Cinergy Field in Cincinnati. Tutti i giocatori si avviarono al campo a piedi quando videro una Limousine fiammante....Era Rickey Henderson!.
  14. Un giornalista chiese a Henderson se parlava con se stesso. "Parlo a me stesso?", replicò Henderson, "No, ricordo a me stesso cosa sto cercando di fare. Non rispondo a me stesso quindi come posso parlare a me stesso?".
  15. Prima di una partita Henderson si diresse verso il batting cage. Vide John Olerud e gli chiese perchè indossasse il caschetto anche in difesa. John gli rispose che lo usava come protezione avendo avuto un aneurisma da piccolo. Rickey disse che in passato aveva giocato insieme ad un altro con lo  stesso problema. Olerud rispose: "Certo,ero io!".
  16. "Hey Rickey!, ce l'hai l'ultimo album di Garth Brooks?. "Rickey non ha albums, Rickey ha solo i CD!".
  17. Nel 1990 con Oakland, Henderson disse: "Se mi pagano come Mike Gallego, giocherò come Mike Gallego!".
  18. 1980. Gli Yankees diedero a Henderson un assegno di 6 cifre come bonus. Notarono che non fu incassato e gli chiesero se aveva avuto problemi. Rickey disse che stava aspettando che i tassi del mercato monetario salissero!.
  19. A S.Diego, Rickey venne fermato dalla polizia per eccesso di velocità. Lui abbassò il finestrino di pochi cm. mostrando un biglietto da $100 arrotolato. Il poliziotto lo lasciò andare!.
  20.  A New York Henderson disse ai suoi compagni di squadra che dal suo appartamento si vede l'ENTIRE STATE BUILDING!.
  21. Prima di ogni partita Henderson si metteva nudo davanti allo specchio e diceva: "Rickey è il migliore!!".
A fine carriera Henderson andò a giocare in Messico e nelle leghe minori sempre pronto a rispondere ad una chiamata in Major League ....anche gratuitamente. George Brett disse: "Avrei potuto giocare ancora un paio d'anni e l'avrei fatto per soldi, ma il baseball non merita questo!". Forse certe dichiarazioni non hanno valore da altre parti del pianeta, forse i nostri atleti in mutande avrebbero molto da imparare.

venerdì 4 dicembre 2009

FORSE

Pete Gray
Fu una di quelle serate che nessuno ricorderà perchè forse, troppo unica. Infatti, ci sono eroi nell'Old Game che vengono dimenticati. Forse, sono  inadeguati agli standards promozionali e commerciali, forse sono scomodi e possono oscurare le immagini pubblicizzate dai promoters e dai giornalisti. Forse non sono quei modelli di riferimento che il sistema mediatico propone per ottenere il controllo sulle popolazioni. Ai giorni nostri, questi biechi e servili personaggi vengono erroneamente chiamati creativi, con i loro sciocchi spots, forse tendenti a sottolineare il fatto che siamo utenti, clienti, acquirenti, consumatori, dimenticando che, forse, prima di questi appellativi, noi siamo persone che hanno reso necessario, forse, lo sviluppo della percezione, della reazione cognitiva e della consapevolezza. Forse l'eroe di quella sera ha un nome. Si chiama Gene Rye e viene descritto come un giocatore che era alto poco più della mazza che usava, e il suo peso corporeo oscillava tra i 70 e 72Kg. Era soprannominato Mezza Pinta Rye. Nella calda serata del 6 Agosto del 1930, nello stato del Texas, forse, si stava svolgendo una partita di baseball tra la squadra dei Waco Cubs e quella dei Beaumont Exporters. Siamo all'ottava ripresa e Rye, della squadra di Waco Cubs, si presenta nel box di battuta e a basi vuote, forse, ottiene un fuoricampo. Poco più tardi, stessa serata e stessa ripresa, Gene Rye si presentò nel box di battuta con un corridore in base e forse, ottenne un altro fuoricampo. Ancora più tardi, sempre nella stessa ripresa, Gene Rye si presentò nel box e con le basi piene, forse, fece un altro fuoricampo. La partita terminò col punteggio di 20 a 7 e in quella ripresa il team di Waco segnò 18 punti. Rye non ebbe più l'opportunità di andare in battuta e dovette accontentarsi di quello che è, ancora ai giorni nostri, un record imbattuto per un giocatore professionista. Forse, sarà impossibile batterlo, ma anche eguagliarlo. Un altro eroe fu Peter Gray. Tutti si misero a ridere quando il manager di Memphis nel 1943 fece giocare all'esterno Gray il quale aveva un solo braccio. All'età di 6 anni, mentre guidava un trattore, scivolò e il braccio destro si spappolò sotto le ruote. Portato in ospedale gli venne amputato l'arto fin sopra il gomito. Ciò non fu abbastanza per allontanare la  passione di Gray per il baseball. Nel 1944, con 63 basi rubate e una media battuta di .333 Peter Gray forse, vinse il most valuable player nella Southern Association. Un altro fu Henry Oana, un hawahiano dal fisico scultoreo che arrivò in Major come battitore di potenza e ritornò nelle Minors per affermarsi come grande lanciatore diventando anche una sorta di leggenda nella tenue e fioca luce delle Leghe Minori. Forse, per molti, Oana venne adorato come un oggetto di culto.  Joe Bauman fu il primo, ed è l'unico tutt'ora, ad aver battuto 70HR quando giocava prima base per Roswell nel 1954. Bill Bell lanciò 2 no-hit consecutive per Bristol nel 1952. Ron Necciai, anche lui con la squadra di Bristol sarà ricordato per sempre quando il 13 Maggio 1952 lanciò l'unica partita in tutta la storia lasciando al piatto 27 battitori.  Joe Wilhoit di Wichita, ha battuto valido per 69 partite consecutive nel 1919. Da allora nessuno si è mai nemmeno avvicinato ad un simile hitting streak. Myril Hoag, all'età di 39 anni ha battuto .358, vincendo 17 partite come lanciatore con 1.83 di media punti guadagnati. La lista di questi recordman è lunga, ed è tanto lunga quanto dimenticata.
Essi sono gli eroi sconosciuti, perchè Rye era troppo basso di statura, Bauman aveva le mani troppo piccole, Oana aveva i piedi enormi ed era circondato dalle carezze femminili. Hoag lanciava la spit ball e la sua sete di whiskey era insaziabile. Wilhoit non era mai in albergo la notte. No, per loro non c'è mai stato il benchè minimo ritaglio nelle prime pagine dei giornali, nemmeno una riga e neanche il nome. Sono solo lettere che risiedono nei cuori di chi li ha visti giocare. Questi atleti sono condannati all'oblio, ancorati agli abissi come antichi relitti. Per loro, forse, non ci sarà mai un posto a Cooperstown. Ma i veri tesori non si nascondono nelle profondità oceaniche?. Allora Mr. Selig allarghiamo questo museo per ospitare questi tesori?. Forse. Lasciatemi cantare gli sconfitti che giacciono in strada mentre l’ultimo bus se ne va. I marciapiedi sono deserti, i canali di scarico si tingono di rosso mentre si brinda al Dio delle feste convenzionali. Tutti hanno un nome per i vincitori, il mio è il nome di chi ha perso. Descrivono l'Alabama come la Crimson Tide, descrivetemi come il Diacono della Malinconia.

domenica 15 novembre 2009

TROUBLE AND GLORY FROM THE HILL

L'intera carriera in Major League di Alva Bobo Holloman si può racchiudere in una sola stagione, quella del 1953, o meglio, in una sola serata. Holloman lanciò in 22 partite, 10 come partente e 12 in rilievo. Solo in una occasione terminò ciò che aveva iniziato. Soltanto una volta riuscì a lanciare tutte e nove le riprese. Accadde al Busch Stadium, il 6 Maggio 1953. Quella sera lanciò una no-hit contro i Philadelphia Athletics. Ma c'è dell'altro. In tutta la sua carriera Holloman si presentò alla battuta soltanto 19 volte ottenendo 2 battute valide e tre RBI. Quelle valide e quei punti battuti a casa vennero realizzati nella stessa partita in cui lanciò la no-hit. Le circostanze sono davvero bizzarre, ma c'è ancora dell'altro. Una no-hit è sempre imprevedibile e i Browns al tempo erano una squadra debole e scarsa, e a metà stagione erano fuori dal contesto per vincere il titolo di lega. I tifosi risposero a questa situazione nel modo più evidente, cioè si allontanarono dallo stadio e quel Mercoledì del 6 Maggio fu anche una brutta giornata per il baseball. Piovve tutto il giorno e l'umidità era quasi soffocante tanto da creare quel senso di affanno durante la respirazione. Quella sera contro i Philadelphia erano presenti circa 2.473 spettatori. Il GM Bill Veeck, vedendo così poca gente e temendo di essere riconosciuto e insultato dai tifosi per l'andamento della squadra, decise di sedersi in un posto sicuro come la sala stampa. Nel tentativo di affievolire quella situazione Veeck fece circolare un avviso nel quale affermava che i presenti alla partita avrebbero potuto entrare gratuitamente per il resto della stagione. Poche persone approfittarono del privilegio, anzi quasi tutti conservarono quel biglietto come souvenir per aver assistito alla no-hit. Holloman era un lanciatore destro di 29 anni che aveva passato una decina di primavere nelle Minors. Possedeva una buona palla veloce, ma non riusciva a controllarla. Era stato designato a lanciare due partite precedentemente, ma erano state sospese per pioggia quindi quella sera fu la sua prima gara ufficiale come lanciatore partente. Iniziò subito concedendo 2 basi su ball in aggiunta ad un errore. Ma Holloman se la cavò con un doppio gioco, casa-prima, ed un out al volo. Mano a mano che la partita procedeva, ci si accorse che c'era in serbo qualcosa di inaspettato. In sala stampa e sulle tribune l'attenzione era salita allorchè iniziava la sesta ripresa e Holloman aveva bisogno dell'aiuto della difesa. Fu così che l'esterno sinistro Jim Dyck indietreggiò su una volata e saltò contro la recinzione per effettuare una spettacolare presa al volo. Bill Hunter il seconda base fermò una radente dietro il sacchetto e rapidamente tirò in prima base eliminando il corridore proprio mentre stava toccando la base col piede, quello che si definisce un bang-bang play. Si arrivò così alla nona ripresa con Holloman stanco in quella umida serata. I Browns stavano conducendo per 6 a 0. Il primo battitore ottenne una base su ball con 4 lanci. Stessa sorte per il secondo battitore, ancora con 4 ball consecutivi. Il Pitching coach Harry Breechan, andò sul monte per parlare con Holloman permettendogli così di riprendere un pò di fiato. In battuta per i Philadelphia si presentò Elmer Valo che ottenne una secca radente che la difesa trasformò in una doppia eliminazione. Al battitore successivo Holloman concesse un'altra base su ball permettendo allo slugger Eddie Robinson di presentarsi alla battuta. Sul conteggio di 1 ball e 1 strike Robinson colpì la pallina spedendola all'esterno destro. Il difensore Vic Wertz indietreggiò, poi corse in avanti con un leggero inciampo, attimi di tensione, e alla fine l'esterno seppur in modo goffo riuscì ad effettuare la presa al volo consegnando la no-hit a Holloman. Fu l'unico momento di gloria per il pitcher che terminerà la stagione con 3 vittorie e 7 sconfitte, nessuna partita completa, solo questa. In seguito ebbe problemi al braccio che lo costrinsero a ritirarsi dai campi da gioco. Una settimana più tardi i St. Louis Browns giocarono a Philadelphia. Holloman venne designato come lanciatore partente. Effettuò una ripresa e 1/3, concedendo 3 battute valide e 6 basi su ball. Ma non perse la partita e questo è come un tocco di finale ironia. Entrò un rilievo un lanciatore che non concesse più nulla ai battitori di Philadelphia, permettendo ai Browns di vincere la partita per 6 a 3. Il nome del lanciatore?. Don Larsen, lo stesso Larsen che tre anni più tardi realizzerà l'impresa unica nella storia del baseball ancora adesso di ottenere un perfect-game in una World Series!
Steve Gromek
Era come un brutto sogno per Steve Gromek. Stordito e avvolto in un profondo silenzio osservava i Red Sox che segnavano punti sopra punti, un vero assalto e i suoi Tigers vennero demoliti per 17 a 1. Era il 17 Giugno del 1953. Era il primo giorno per Gromek con la divisa dei Detroit. Sapeva che i Tigers non erano una squadra titolata, erano saldamente all'ultimo posto in classifica e non avevano nessuna possibilità di risalire.I Boston segnarono tanti punti e realizzarono un alto numero di battute valide, che a fine partita risulteranno essere di 20. Generalmente in queste situazioni di estrema drammaticità i giocatori cominciano a sorridere e scherzare in quanto non c'è altro da fare per attenuare la disperazione. Ma Gromek, al suo primo giorno con la squadra avvolse se stesso in un religioso silenzio e nulla uscì dalla sua bocca nemmeno una sillaba. Il pensiero di essere paragonato ad una sorta di bluff permise alle sue labbra di rimanere saldamente incollate. I Tigers avrebbero dovuto affrontare i Red Sox al Fenway anche il giorno dopo e sarebbe stata una buona occasione per Gromek, essendo stato designato come lanciatore partente, poter far dimenticare la brutta sconfitta subita il giorno prima. Ma i Boston ancora segnarono 17 punti, ma questa volta fu diverso perchè tutti vennero realizzati in una sola ripresa, un record nella storia dell'American League. Il record di tutte e due le leghe appartiene ai Chicago con 18 in data 6 Settembre 1883 I Brooklyn ne segnarono 15 il 21 Maggio del 1952. Per Gromek tutto ciò era impossibile e illogico. I Boston presentarono ben 23 battitori in una ripresa-carneficina che durò quasi un'ora, 48 min. per l'esattezza, detronizzando i Tigers per 23 a 3. Gromek non lo dimenticherà mai. Era lui sul monte di lancio ed ogni valida, ogni rimbalzante fuori dalla portata dei suoi difensori, ogni rubata e ogni punto segnato furono immagini vivissime nella sua mente. "Questa è la fine!", penso Gromek. Nello spogliatoio era sotto shock e già immaginava un prossimo futuro nelle Minor Leagues. Di sicuro il manager Hutchinson non gli avrebbe dato un'altra possibilità. Quattro giorni dopo i Tigers affrontarono Philadelphia e Hutchinson  si avvicinò a Gromek dicendogli: "Steve!, oggi lancerai tu!". Gromek rimase letteralmente sbalordito di fronte a quelle parole inaspettate. Non solo lanciò tutta la partita, ma Philadelphia non segnò nemmeno un punto!.

martedì 10 novembre 2009

IL TEAM DI PINO TRIDENTI


Era il 1973 e un gruppo di amici, appassionati di baseball e frequentatori della Taverna degli Artisti (o era la Caverna degli Autisti...non ricordo), sfidò i frequentatori dello Chez Vous, locale contiguo, ad una partitella. Che accozzaglia di elementi si fece avanti!. Un tale Geppe Anelli, detto Yeti, professore di Inglese, e bi-laureato, oggi stimato architetto si offrì come catcher..mancino, tale Nestore Crocesi, purtrppo mancato qualche anno fa, massiccio gestore di bar e ristoranti, si offrì come mazza di primordine ed esterno sinistro, Piero Spina, avvocato,avrebbe giocato in qualunque ruolo se solo il braccio gli avesse permesso di assistere dalla secona alla prima senza tagli, Daniele Ciotti, detto Corvo, albergatore, si propose come shortstop, a patto che nel guanto ci fosse una taschina per la spazzola con cui sistemarsi i capelli dopo ogni assistenza, Pino Tridenti, (il sottoscritto) avrebbe fatto carte false per giocare in diamante, ma spedito all'esterno centro perché dotato di buon braccio e aveva l'agilita di un rinoceronte caduto in una pozza di fango, Torquato Tristani, detto Tasso, oggi avvocato, era un pitcher con una discreta varietà di lanci ma una statura che lo faceva sembrare in una buca anziché sul monte di lancio, Claudio Tonelli, detto Mago, oggi ingegnere, era uno dei pochi che aveva già giocato in una squadra giovanile, Paolo Anelli detto la Vecchia, già allora avvocato, prima di lanciare faceva un movimento con la testa, quasi girandola per guardare indietro con il risultato che già durante il riscaldamento faceva presagire il peggio e poi c'era Aurelio Girelli, Penzi, Alfredo Lisi, detto Porno (chissà poi perché!) e Chopper, nato come portiere e tramutato in terza base. Non avevamo una divisa e ognuno si era arrangiato a trovare qualcosa in prestito o in qualche negozio di articoli sportivi.


Oddio non è che fosse un gran vedere ma ci sembrava di avere, tutto sommato un aspetto da ball players consumati anche se un pò originali. E a propostito di originalita citerei come autentico campione l'esterno destro: sfoggiava un berretto autentico dell'Afrika Korps. La partita, con il senno di poi non fu bellissima per la pochezza degli avversari ma la gente si divertì lo stesso, soprattutto con gli sfottò e per alcune perle in campo. Mi ricordo di una volata presa dall'esterno destro (sempre lui il compianto Nestore). Era tanta la soddisfazione di aver fatto l'eliminazione che si guardava intorno sorridendo beato e tenendo il guanto alzato come un trofeo...senza rilanciare la palla beninteso. E intanto i corridori sulle basi fecero il loro dovere ed entrarono i pochi punti dei nostri avversari. La sfida si giocò nell'odierno stadio dei Pirati con addirittuta una colonna sonora che con la voce di Khalil (fornitore abituale di colonne sonore per artiste di night club, si insomma... spogliarelliste!), che annuciava in francese con sottofonde musicale in stile grande evento sportivo americano: "Bienvenù a tous les amateurs de ce sport formidable!", del resto Khalil era Libanese e quindi o faceva l'annuncio in francese, (lingua prediletta delle vedette internazionali che frequentavano il suo studio), oppure lo faceva in arabo e ancora in meno lo avrebbero capito. Il pubblico, (saranno stati quasi venti), tutti avventori dell'uno o dell'altro bar, partecipava con sberleffi e incitamenti ed alla fine la sfida si concluse con la nostra vittoria per 16 a 3. Sulle ali dell'entusiasmo, di lì a poco fondammo il Malatesta Baseball e ci iscrivemmo al campionato di serie C.

                                                            Pino Tridenti

domenica 1 novembre 2009

NON SOLO BASEBALL...ANCHE POESIA



È molto carina l'iniziativa della società Nettunese di far giungere ai propri tifosi attraverso le edicole, l'album delle figurine con tutti i giocatori, i dirigenti e i vari personaggi che nel corso della storia di questa società sportiva, hanno contribuito con le loro gesta ad affermare Nettuno come indiscussa culla del baseball italiano. Certamente in altre zone d'Italia si è giocato a baseball ancor prima che a Nettuno, come viene confermato dal ricercatore storico della FIBS, il Sig. Roberto Buganè, ma in questa cittadina sulla costa tirrenica lo sviluppo e la notorietà del baseball sono cresciuti in modo esponenziale coinvolgendo gli abitanti e le istituzioni locali. Questo progetto ha portato la squadra di Nettuno al vertice non solo in campo Nazionale ma anche in Europa, dove per anni ha dominato sugli altri clubs del Vecchio Continente. Questo libro-raccolta di figurine rappresenta una sorta di battuta vincente, un altro game winning RBI. La pubblicazione rappresenta un tuffo nel passato con tanti bei ricordi di atleti che si sono distinti per le loro prestazioni sportive. I ricordi si mescolano con i miei di quando ero ragazzino in quel di Codogno. Ai tempi i miei genitori gestivano un bar-tabaccheria, e l'arrivo, ogni 15 giorni, del rappresentante della "Panini Modena", era un appuntamento immancabile. Il periodo riguarda gli anni 60'. Codogno era un paese allora di circa 15.000 anime, dove passava il carrettino dell'uomo del ghiaccio e quello dell'ortolano che gridava, "Insalatinaaa!!!". La sua voce, si mescolava insieme a quelle dei gruppetti di bambini sul marciapiede oppure agli angoli delle strade intenti al "mitico scambio di figurine!!"... "Ce lho!..ce l'ho!..si!..si!.."...Parole che si alternavano in continuazione per interi minuti, e ogni tanto interrotte dal secco urlo di stupore "Nooo!..Non ce l'ho!...Finisco la pagina!." E la risposta era, "Questa è difficile!,.. vale doppio!." (ricordo il tennista Majoli, quasi introvabile). Da quel momento, iniziava una articolata trattativa che coinvolgeva anche le leggendarie "biglie di vetro, e di ceramica (che valevano di più) e che noi chiamavamo "cinesine!". È stato un momento cerimoniale poter incollare le figurine dell'album del Nettuno baseball.

Un'altra straordinaria iniziativa, che oltre a Nettuno coinvolge la vicina cittadina di Anzio, è rappresentato da un volumetto dal titolo "Femminile Anziatino". Si tratta di una raccolta di poesie scritte da sole donne, poetesse, che appartengono ad un'area dove la pratica del batti e corri è vissuta come un evento importante, di forte tradizione e con sanguigna emotività. Non solo baseball, quindi a Nettuno e Anzio, ma anche Arte, con la A maiuscola perchè dare voce e sottolineare il femminile, rappresenta un passo importante nella nostra cultura ancora aggrappata ad un indottrinamento inquietante e forzato, dove le religioni a carattere fondamentalistico hanno, da sempre, assegnato un ruolo di sudditanza alla donna. Questa raccolta di poesie rappresenta un inno al sublime, dove la musicalità delle parole acquista il fascino profondo della ricerca simbolica e del loro vero significato. È una goccia di saggezza in un oceano di pregiudizi, che ci permette di assaporare l'affascinante universo femmininle, che da sempre ci è stato negato. Colgo l'occasione per annunciare la scomparsa di Alda Merini,  la voce poetica più significativa del 900'.

sabato 17 ottobre 2009

100 LIRE DI ROBERTO BUGANÈ



Dalla fine della guerra ho abitato, fino al 1954, a Bologna in via Galliera, una  delle più belle strade della città. Luogo dei miei giochi di bambino era la  Piazza S. Giuseppe, la “piazzetta” per  tutti noi. Allo stesso numero civico  dove abitavo, giunse un giorno del 1949, una famiglia un pò particolare: un papà, anzi un figlio di un’anziana  signora che ivi risiedeva da anni, con  la  moglie cinese ed un figlio più  o  meno della  mia età, dieci-undici anni.  Arrivarono  dalla Cina comunista, esattamente dalla città di Tien Tsin. Facemmo ben presto amicizia. Ci insegnò  un  gioco, sconosciuto, il Mahjong usando delle tessere di avorio con su incisi i  semi della tradizione cinese. In quei giorni nei giochi all’aperto nella “piazzetta”  furoreggiava il baseball. Eravamo rimasti colpiti dai film americani che  presentavano il gioco. Ricordo ancora “Quando torna primavera”, e noi, sulla base di quanto credevamo di aver capito dallo schermo, giocavamo il “nostro”  baseball. Ricordo ancora che con il gesso avevamo tracciato sul selciato un  grande rombo, per noi quello era il diamante. Sulla piazzetta, si affacciava un  grande magazzino di legna da riscaldamento gestito da una mia zia. Un ramo  d’albero di legna da ardere, da me opportunamente sagomato, divenne la  nostra mazza. Un giorno, mentre stavamo disputando una “partita”, ebbe a  passare l’amico cinese che si fermò a guardare. Stupito, ci chiese cosa  stessimo facendo: “Giochiamo a baseball”, fu la risposta. L’amico scoppiò a ridere e con  pazienza ci dette i primi rudimenti sul baseball. Un cinese, il baseball?. Ci  spiegò che a Tien Tsin era il gioco praticato dal personale delle ambasciate dei paesi  occidentali. L’Italia aveva allora in quella città una “Legazione”. Io gli raccontai del ramo d’albero usato come mazza, ma ancora più singolare fu uno spiazzo  che cercammo di adattare al gioco. Su un lato di Piazza VIII Agosto, sul luogo  ove ora sorge il palazzo delle Telecomunicazioni, vi era un grande cumulo di  macerie raccolte sui luoghi delle distruzioni dei bombardamenti aerei. La zona  infatti è poco lontana dalla Stazione Centrale delle FFSS e fu pesantemente  bombardata. Il cumulo era sommariamente spianato alla sua sommità e noi  tracciammo col gesso le corsie del diamante, cosa assurda, non vi era infatti un metro quadrato in piano, ma per la nostra passione era solo un dettaglio  trascurabile. Nel 1952, abitavo a Bologna, frequentavo la prima classe  dell'Istituto Tecnico Industriale Aldini Valeriani. Il mio insegnante di educazione  fisica era il professor Franco Bucchi, primo grande personaggio del baseball  italiano che ho incrociato nella mia vita. Il professore propose agli studenti  l'acquisto di una tessera di abbonamento al campionato italiano di baseball  serie A del 1952, costo dell'abbonamento: 100 Lire, (5 centesimi di €). Aderii e  comperai quello che fu uno dei miei tanti abbonamenti ai campionati. Per la cronaca, le mie ultime ricerche hanno confermato che, di quegli  abbonamenti, ne vennero venduti ben 700. Era l'anno 1952.
                                                          Roberto Buganè